Ephel Duath
Italia
Pubblicato il 06/03/2006 da Lorenzo Becciani
Credo che il concetto di ‘evoluzione’ in musica sia qualcosa di molto allargato per una band come la vostra. Vuoi provare a darci la tua definizione e quali cambiamenti ha apportato al vostro suono su ‘Pain Necessary To Know’
Evoluzione può talvolta significare gettarsi letteralmente verso un’intuizione. Durante la composizione di uno dei riff di “Pleonasm”, brano dell’ultimo PNTK, ho capito che avrei pututo utilizzare alcuni accorgimenti “pratici” nel suonare la chitarra che permettono di giocare molto di più sulle dissonanze. Dopo un infinito lavoro di arrangiamento e bilanciamento con il basso abbiamo creato delle vere e proprie architetture sonore che rappresentano l’impronta principale che ho donato al nuovo album, e che approfondirò nelle future composizioni.

Volendo tentare di descrivere a un profano gli Ephel Duath che termini useresti?
Musica estrema sperimentale con accenni di spine, ironia e qualche lacrima. Ansia che mira dopo reiterati ascolti a divenire conforto.

Nelle recensioni piu’ o meno tutti hanno elogiato la vostra carriera e l’ultimo disco parlandone pero’ sempre in termini underground. Non comincia ad infastidirvi oppure amate riservarvi una nicchia tutta vostra rinunciando volutamente a esposizioni di altro tipo ?
E’ indubbio che siamo una band underground, è altrettanto chiaro che resteremo tali. Ciò nonostante il nostro approccio è estremamente professionale e l’ambizione che ci ha sempre caratterizzato si mantiene su livelli a dir poco trascinanti: un aiuto fondamentale per essere sempre pronti a qualsiasi occasione ci si presenti davanti. Non abbiamo paura di divenire una band a tempo pieno.

Come ‘trasporterete’ stavolta i pezzi sul palco?
Il nuovo disco si esalta dal vivo. E’ stato composto per una voce, un basso, una chitarra, una batteria in seguito sono stati aggiunti qualche sinth e rumori acustici creati in studio lavorando con oggetti di uso comune: esattamente ciò che il pubblico troverà sul palco. Abbiamo cercato di arricchire il nostro sound “togliendo” e il risultato è davvero appagante.

State gia’ provando canzoni nuove? In che direzione pensate si muovera’ il prossimo disco?
Sto già componendo del nuovo materiale. Ne sono sinceramente entusiasta. I nuovi brani sembrano avere più respiro essendo molto liquidi e con scosse molte armoniose. C’è una pesantezza e una malinconia di fondo che si sta facendo sempre più marcata, inoltre, sto liberando il mio lato più blues: la cosa mi inebria per la sua così funzionale essenzialità. Sto cercando dissonanze che accarezzano e melodie che esplodono tali a schiaffi. Continua ad esserci la volontà di creare un ibrido sonoro a se stante e non un crossover di più influenze contrastanti.

Dai colori di ‘The Painter’s Palette’ al profondo strato di catrame che ricopre quello che si potrebbe definire come il vostro disco più oscuro. Quali sono le differenze maggiori secondo te tra i vostri due ultimi album?
The Painter’s Palette è un disco con brani ben confezionati che mantengono ancora un abbozzo di struttura ed in cui confluivano le diverse influenze donate dalla bizzarra line up del tempo. L’idea del colore mi è venuta anche ascoltando, giorno dopo giorno, le pennellate che venivano offerte dai diversi background di ognuno. E’ un disco ironico, vario, godibile sebbene mantenga dei testi molto negativi. Pain Necessary to Know è invece più viscerale e intimista. Scompare l’ironia e si gioca con il malessere che diventa anche vera e propria pesantezza sonora. Si gioca a colpire lo stomaco con brani che inizialmente sfuggono. Dona ansia e straniamento. Inoltre è un disco dalle scelte tecniche e di struttura ben diverse, volevo comporre una sorta di monolite sonoro che fosse solido e roccioso ma allo stesso tempo anche slanciato e leggero. Ho cercato di offrire all’album la libertà della musica contemporanea, distruggendo la forma canzone e puntando a suite in cui si rendesse obsoleta la ciclica ripetizione dei riff.

Quale dolore e’ necessario provare sulla propria pelle ?
Qualsiasi dolore ci faccia intuire qualcosa di più su noi stessi e sugli obiettivi che davvero valgono. Talvolta l’unico modo per capire qualcosa è sbatterci contro, così come è successo alla band in questi due anni e mezzo, dove a una crescita musicale e umana e si sono affiancate porte sbattute in faccia, momenti di sconforto e traballamenti di line up che hanno finito solo per rafforzare e a motivare ancora di più il nostro lavoro e farmi capire che l’unica cosa realmente sana per me è tenere in vita Ephel Duath, qualsiasi sacrificio ciò comporti.

Vi sentite un gruppo italiano che guarda all’Europa o un gruppo europeo che si trova per destino a confrontarsi con la triste scena italiana ?
Siamo un gruppo italiano che ce la sta mettendo davvero tutta per portare musica di qualità ovunque sia possibile spingersi. E’ purtroppo un dato di fatto che oggigiorno l’Italia non rappresenta un mercato particolarmente ricettivo per il nostro genere né un paese molto considerato.

Come va con la Earache ? Pensi che sia l’etichetta giusta per promuovere il vostro genere di musica?
Penso che attualmente siano davvero poche le etichette realmente interessate a rischiare sul nostro tipo di musica. Direi Ipecac su tutte. Earache ci considera, a ragione, una sorta di mosca bianca nel suo rooster, ciò nonostante ci da il sufficiente supporto economico e promozionale per poter fare il nostro lavoro e, nonostante sia focalizzata su tutt’altri generi, direi che al momento possa essere considerata un buon compromesso per gli Ephel Duath.

Il disco a cui sei piu’ legato e perchè.
“Time of Grace” dei Neurosis, mi ha letteralmente aperto la mente. Grazie a questo disco ho capito quanto potessi aggiungere abrasività alla mia musica.

Kerrang! ha parlato molto bene del disco precisando ‘for fans of Pantera and Mr. Bungle’. Un paragone un po’ azzardato forse… Più che azzardato direi fuori fuoco.
Kerrang! cita due gruppi strepitosi ma che non danno granchè l’idea di quello che propongono gli Ephel Duath. Ho letto recensioni molto confuse riguardo a PNTK. Quasi nessuno ha fatto analisi dei singoli brani, spendendo più righe a mettere in allerta l’ascoltatore circa la difficoltà del materiale. E’ un disco che cresce con gli ascolti, avrei preferito dover pazientare di più per leggere i commenti degli addetti ai lavori piuttosto che trovarmi di fronte a questa leggerezza più o meno generale.

Quali sono invece i gruppi che hanno influenzato maggiormente la vostra crescita musicale ?
Essendo la band formata da membri provenienti da diversi background mi è più comodo parlare a titolo personale. Le influenze che ho canalizzato nella mia musica sono sempre state qualcosa di inconscio, qualcosa che mai ho inseguito lucidamente. Oggi, la mia curiosità nei confronti delle piccole cose della vita e dei grandi contrasti di questa società ispira i miei brani più di quanto possano fare altre band, è per questo che la musica di Ephel Duath è così ricca di pieni e vuoti, di veri e propri sbalzi di umore e volume. Comunque, tornando alla tua domanda, mi sono formato inizialmente ascoltando band come Metallica, Megadeth, Pantera, Sepultura poi mi sono spostato su lidi più estremi, verso Emperor, Satyricon, Thy Serpent, e parallelamente su Pink Floyd, Sonic Youth, Marlene Kuntz, Placebo, con il tempo ho aggiunto ascolti a più ampio raggio inglobando jazz, musica sperimentale, ambient, stoner. Ultimamente sto ascoltando Rammstein, Ulver, Isis, Zu, Converge, Fantomas, Earth.

Credo sia evidente che siete grandi appassionati di jazz. Ci sono degli artisti che apprezzi in particolar modo ?
David S.Ware, sassofonista di New York. La sua band propone un meraviglioso free jazz sperimentale spesso contaminato da elettronica. Consiglio in particolar modo l’album “Corridors and Parallels” uscito qualche tempo fa per la sua etichetta Aum Fidelity.

Il disco che hai ascoltato più quest’anno ?
Rammstein, “Mutter”, appena posso mi ci rifugio dentro.
| Related

Le immagini presenti su questo sito, incluse copertine di album e fotografie degli artisti/band, sono utilizzate esclusivamente a fini informativi, didattici e/o di recensione, nel rispetto delle eccezioni previste dalla normativa sul diritto d’autore (art. 70 L. 633/1941 e s.m.i.). Tutti i diritti restano di proprietà dei rispettivi titolari (autori/fotografi, etichette, editori, agenzie). Le fotografie di persone possono essere soggette a ulteriori diritti di immagine e di personalità. Le immagini sono mostrate in risoluzione ridotta, con attribuzione quando disponibile, e non sono destinate a uso commerciale né a sfruttamento pubblicitario. L’uso delle immagini non implica approvazione o affiliazione da parte degli artisti, delle etichette o dei titolari dei diritti. Se ritieni che un contenuto violi diritti di terzi, contattaci: provvederemo alla verifica e, se del caso, alla rimozione tempestiva.