André Matos
Brasile
Pubblicato il 11/03/2008 da Tiffany Vecchietti

Dopo anni passati a suonare in gruppi, il tuo primo album solista si chiama "TimeTo Be Free". Il titolo sembra suggerire un messaggio preciso..
Ovviamente la prima impressione che uno può avere leggendo il titolo è che io volessi semplicemente dire: "ora sono solo, sono libero finalmente". In parte lo è e in parte no. Ho preso sempre direzioni diverse tra loro ma il mio nome è stato sempre legato all"aspetto musicale a cui mi sono dedicato di più.  Ora sono libero nel senso che rivisito e scelgo solo quello che nella mia esperienza ho considerato più valido e che le mie influenze suggeriscono. Posso usare gli elementi migliori senza alcun pregiudizio con lo scopo di creare qualcosa di nuovo. Il titolo è legato ad un concetto di libertà che ritengo possa essere trovata dentro di sè, senza affannarsi a cercarla al di fuori di noi. Al giorno d"oggi le persone sono più egoiste e  tutto sta diventando più materiale e consumistico, credo che sia giusto ridare importanza ai valori umani invece che vivere una vita superficiale come stiamo facendo. Ci possiamo provare, la libertà non è ovviamente facile. Basta vedere cosa accade nel mondo ogni giorno, assistiamo a fatti talmente orribili che fanno perdere la speranza. Chiamando l"album "Time To Be Free" volevo a mio modo ricordare che invece la libertà non è scomparsa.
Si può parlare quindi di un concept album?
Direi proprio che lo è, considero un concept o una linea guida come dei tratti da seguire e che aiuta a creare un"opera d"arte. Fin dall"inizio avevo idee chiare sull"approccio che avrei dato al disco e così è stato.
Hai voluto con te per questo album ex membri di Angra e Shaman, questo significa che non c"è stato un taglio netto col passato...
E" così, per varie ragioni e per me è stato fondamentale. Mettiamo il caso che avessi potuto chiamare per l"album un "dream team" di musicisti d"eccezione, cosa sarebbe successo al primo concerto? Mi sarei ritrovato senza nessuno di loro, impegnati nei loro progetti e non avrei neanche potuto pensare all"opportunità di un tour. Volevo invece persone che vi si dedicassero e collaborassero, con cui ho lavorato e che mi sono vicine, sia musicalmente che umanamente. Non ho mai rotto col passato, ho lasciato qualcosa alle spalle ma molte invece mi sono state di grande aiuto e continuo a considerare preziose.
Come è nata l"idea del progetto solista e di farne un album proprio ora?
Appena le strade con gli Shaman si sono separate dovevo pensare a cosa fare e dopo troppo tempo che veniva rimandato, pensai che fosse giunto finalmente il momento per un progetto personale. Non è propriamente un progetto solista, la considero una band personale, nel senso che si", c"è il mio nome, ma il progetto è fonte di una collaborazione. Tra me, i musicisti e i produttori c"è stato un lavoro di gruppo intenso e questo è il risultato.
Com"è nata la collaborazione con Sascha Paeth e Roy Z che hanno prodotto l"album?
Direi anche per coincidenza. All"inizio doveva essere prodotto unicamente da Sascha ma lui era già occupato con altre produzioni e spesso era impegnato con queste. Allora bisognava cercare qualcun altro che se ne occupasse e ad un festival dopo aver parlato con Roy Z, l"ho chiamato e gli ho chiesto di lavorare sopra alcuni pezzi, allora ancora solo abbozzati. Mi considero molto fortunato, Sascha e Roy sono i migliori, non solo hanno prodotto ma mi hanno dato indicazioni, hanno aiutato nella composizione  dei pezzi e addirittura Roy ha curato l"aspetto vocale. Organizzando il loro lavoro, quello che è venuto fuori è davvero qualcosa di molto forte.
Tu che hai un"esperienza così lunga in studio, sei riuscito a notare differenze a livello di approccio compositivo e produzione?
La cosa più sorprendente sono i tempi di registrazione. Di solito duravano quattro mesi mentre per "Time To Be Free" abbiamo registrato in una sola settimana. Sascha e Roy hanno fatto in modo che si creasse una nuova attitudine e che la mentalità fosse diversa. Ci hanno chiesto di lavorare sulle sensazioni immediate, senza pensare troppo alla tecnica e a come doveva essere il risultato finale, in modo che il suono fluisse e ci sentissimo liberi di esprimere le nostre sensazioni al momento e su questo hanno lavorato in seguito. Non mi era mai capitato prima e ne sono davvero entusiasta.
L"album è ricco di elementi progressive e power metal, sono residui della lezione imparata negli Shaman o semplicemente il sound con cui ti trovi meglio?
Sicuramente è il risultato della mia esperienza, è inutile dire quanto sono stati importanti gli Angra e gli Shaman. Non è solo questo però, è una combinazione del mio sound originario, delle mie influenze e di ciò che mi interessa musicalmente ora. Averli bilanciati in questo modo mi ha reso felice, nella mia carriera devo dire che questo è stato uno dei punti che più mi ha dato soddisfazione.
Direi che non hai però mai perso totalmente riferimenti alla musica tradizionale brasiliana e al folk, tanto che una delle tracce dell"album si chiama "Rio"...
E" vero, è una cosa che non ho mai voluto abolire nella mia carriera. La musica brasiliana dista totalmente dal genere che faccio ma mi piace comunque inserire riferimenti o echi del mio paese. Questo incide nell"album, è inaspettato ma fa si che le tracce formino una sorta di connessione tra di loro e che tutte ritrovino una propria appartenenza.
Ancora riguardo al Brasile, quali pensi che siano le prospettive di un musicista di oggi rispetto al passato? Come sono cambiate le cose?
Una scena rock e metal tradizionale c"è, ci sono anche molti gruppi in giro ma non cantando in inglese è sempre stato difficile per loro raggiungere un pubblico internazionale. Ora però vedo crescere una sorta di professionalità, molto più che prima e credo che dipenda soprattutto dall"avvento di internet, che rende estremamente  più facile diffondere la propria musica. Internet è riuscito a dare un codice linguistico, di immagine e stile che sta cambiando drasticamente anche il pubblico.
Quali sono le band che più ti hanno ispirato nella tua vita e cosa stai ascoltando ora?
Ora devo ammettere che non ascolto praticamente nulla, se non gruppi come Paradise Lost e Rammstein per farti degli esempi.  Nella mia vita direi Judas Priest, Iron Maiden, Ozzy Osbourne, Black Sabbath, Deep Purple ma ho sempre cercato di ascoltare cose molto variegate come Sting, Tori Amos e Morrissey.
Nei tuoi progetti c"è un tour? Gli Avantasia saranno in giro quest"estate, sarai con loro?
Per me ora è tutto come nuovo quindi per il tour devo ancora sistemare molte cose. Sicuramente sono confermate le date europee con gli Avantasia, sono miei carissimi amici ed è una buona occasione per me di tastare il terreno europeo. Ora però è troppo tardi per prendere parte agli eventi estivi, come ai festival, quindi quelli saranno rimandati all"anno prossimo. Dopo l"estate però sarò sicuramente in tour e farò tappa in Italia sicuramente, ci sono sempre venuto e questa volta invece che un"unica data a Milano come sempre, vorrei fare più tappe, magari un po" al sud e un po" al nord per avere la possibilità di conoscere pubblici diversi.
Il progetto Shaman era concettualmente basato sulla tradizionale religione Indiana. Quale ruolo svolge la religione nella tua arte? Cosa ne pensi dei conflitti dovuti alla religione?
Io sono nato e stato battezzato con rito cattolico, ma non sono assolutamente coinvolto in materia religiosa. Sono affascinato però dagli avvenimenti, dall"etica e dalle connessioni dei vari credo , pur non essendo assolutamente una persona religiosa mi considero molto spirituale. Riguardo ai conflitti li trovo una cosa primitiva e ridicola, come se giocassero una partita di calcio,  Non ha senso e non è nemmeno verità, le religioni raccontano le loro storie e se questo genera conflitto bisognerebbe mettere in discussione ogni loro sistema.
Nella tua carriera c"è qualcosa che rimpiangi, per quanto riguarda decisioni o possibilità?
Non è una cosa che rimpiango, perchè poi ho avuto molta fortuna nella scelta che ho intrapreso, però quando mi diplomai mi trovai di fronte alla decisioni di diventare un musicista classico o rock. Scelsi il rock e poi ho fatto quel che ho fatto però mi chiedo ancora come sarebbe stato se avessi fatto cose diverse. Forse appena avrò un po" di tempo e un po" di pace, ricomincerò a studiare musica classica. Chissà..

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