Orakle
Francia
Pubblicato il 29/07/2008 da Lorenzo Becciani

Prima di tutto introduciamo la band con una breve biografia..
Gli Orakle sono un gruppo estremo che ama suonare black metal progressivo e sofisticato anche se è sempre difficile essere precisi in tal senso. Siamo nati con questo nome nel 1994 quindi molti anni fa da un"idea mia e di Clevdh il batterista. Avevamo entrambi quattordici anni e fino al 2002 abbiamo alternato momenti di attività ad altri di pausa. A partire da quell"anno siamo divenuti veramente produttivi e abbiamo pubblicato il mini "L’ineffable Émoi… De Ce Qui Existe". Dopo tre anni è uscito il nostro debutto "Uni Aux Cimes" seguito poi dal recente "Tourments & Perdition" di cui andiamo davvero orgogliosi. Completano la formazione i chitarristi Amar Ru e Eithenn. Dal vivo abbiamo anche un tastierista di nome Emmanuel.
Da cosa deriva il vostro nome ?
Abbiamo scelto il nome Oracle fin dall"inizio. Non mi ricordo di preciso com"è venuto fuori ma suonava bene e fondamentalmente volevamo un termine francese che potesse essere subito comprensibile anche negli altri paesi. Siamo stati quindi sedotti da questa arcaica figura sovrannaturale che etimologicamente non presentava differenze all"estero. A quei tempi però eravamo ragazzi e non sapevamo come funzionavano certe cose. Quando abbiamo scoperto che esisteva già un gruppo americano con quel nome siamo dovuti intervenire cambiando la c con la k irrobustendone il significato. Mentre molti artisti passano di band in band durante la loro carriera io e Clevdh abbiamo sempre condiviso questa unica entità e per questo c"è un"aura speciale per noi attorno al nome Orakle..
Musicalmente parlando quali sono i vostri punti di riferimento maggiori ?
Non è semplice rispondere. Personalmente mi interesso di diversi stili di musica, dal metal al rock, dall"alternative al progressive e ascolto anche molta musica classica. Quando ero piccolo i miei gruppi preferiti erano Metallica, Slayer e Sepultura e anche se adesso faccio fatica ad ascoltare quei dischi rappresentano delle pietre miliari nella mia educazione musicale. Il passaggio più importante è stato a metà degli anni novanta quando ho scoperto la scena black metal. Come tutti gli adolescenti cercavo qualcosa di forte in cui identificarmi. Gruppi come Burzum, Emperor, Arcturus e Enslaved hanno significato molto per me anche oltre il mero messaggio musicale. Nel corso degli anni mi sono poi avvicinato ad ascolti diversi come Pink Floyd, Devil Doll, The Mars Volta e Radiohead che in un modo o nell"altro sono riusciti a impressionarmi oppure artisti quali Bach, Dvorjak, Mahler e il fantastico compositore contemporaneo Arvo Pärt.
Ci sono degli album che vi hanno ispirato in modo decisivo al momento di iniziare a scrivere le vostre prime songs ?
Per quanto concerne il sognwriting direi "Master Of Puppets" dei Metallica, "Arise" dei Sepultura, "In The Nightside Eclipse" degli Emperor, la prima trilogia dei Darkthrone e "De Mysteriis.. " dei Mayhem su tutti. Ho sempre sentito il desiderio di scrivere qualcosa che fossero canzoni o racconti. Il metal mi ha dato la possabilità di concentrarmi su un obiettivo reale senza disperdere le mie idee. Per quello che riguarda invece la produzione ho costruito il mio studio personale in casa appena dopo l"uscita di "Uni Aux Cimes" e ho cominciato ad analizzare meglio i dischi degli Emperor o "La Masquerade Infernale" degli Arcturus che mi hanno aperto molte porte. Produrre un disco è veramente uno strumento infernale attraverso il quale esplorare e creare.
Quali sono le principali differenze tra questo disco e il debutto ?
Ritengo che siano molte. Con il passare degli anni siamo divenuti sempre più black metal pur includendo nella nostra musica elementi folk e progressive. "Uni Aux Cimes" ci ha dato esposizione nella scena metal e ha chiarito certi aspetti sulla nostra band a partire dalle nostre influenze.  "Tourments & Perdition" è un disco prodotto meglio, molto più personale e maturo. Le canzoni non sono nate per suonare in un certo modo oppure in un altro ma per soddisfare i nostri sentimenti più intimi. Per questo non credo sia così facile definire "solo" black metal quest"album. Ci sono più passaggi avangarde, più parti sperimentali, un tocco progressive che permette ai vari pezzi di distinguersi e l"atmosfera generale è molto più cupa. Il nostro debutto era influenzato liricamente da un autore come Nietzsche e dalla sua teoria di dipingere l"umano in costante sorpasso su se stesso, impaziente di raggiungere vette sempre più alte e unirsi col cosmo in una classica visione Dionisiaca. Al contrario "Tourments & Perdition" ha un approccio davvero pessimista e la maggior parte delle canzoni toccano argomenti come la morte e l"ansietà che ne deriva. La perdizione è l"unica strada rimasta da percorrere..
Dove avete registrato l"album ?
E" stata una grande esperienza sia mentale che fisica. Avevamo quasi tutte le canzoni pronte e molti degli arrangiamenti già ben chiari nelle nostre menti prima di entrare in studio ma qualcosa è nato spontaneamente una volta che ci siamo trovati a registrare i pezzi anche grazie all"eccitante atmosfera che si era creata. Abbiamo registrato batteria e basso al Davout Studio uno dei più grandi di Parigi con un equipaggiamento analogico davvero fantastico e un ingegnere del suono talentuoso come Fernando Pereira Lopes. A fianco a noi registravano i Gorillaz, era così strano essere lì in quel momento. Le chitarre e gran parte delle voci le abbiamo registrate invece in un altro studio appena fuori Parigi e infine l"album è stato completato con synth, ritocchi vari e mixaggio nel mio studio personale. Ho cominciato a tornare un essere umano dopo circa un mese eh eh..
Lasciami dire che "Les Mots  De La Perte" e "Vengeance Esthétique" sono due pezzi fantastici..
Grazie mille. " Vengeance Esthétique" è il primo pezzo che ho scritto per questo disco durante l"estate del 2006. Il testo è di Clevdh e parla di una ribellione interiore contro i reali fondamenti della vita. All"inizio si descrive la vita come ingannevole a causa della ripetività dei suoi eventi che genera superstizioni. Ribellarsi ad essa non segue un filo logico particolare – negare la vita è come accettare la morte – ma ha qualcosa di estremamente bello in sè; la tragedia della vita va vissuta in profondità per esprimere intimamente il suo massimo livello estetico. "Let Mots De La Perte"  è in un certo senso ispirata ai racconti di Samuel Beckett che cercavano di presentare la reale "verità" delle cose. Attraverso il suo descrivere gli indigenti, le figure di disadattati, maledetti e vagabondi paralitici il suo intento era quello di trasmettere un messaggio importante sulla vanità della vita di tutti i giorni. Tutti noi abbiamo pensato almeno una volta al vero significato della nostra esistenza o forse dovrei dire alla drammatica assenza di significato.. Il più delle volte vogliamo dimostrare che una mente pacifica è possibile solamente in un altro mondo, al riparo da logiche sociali, morali e materialistiche. Al contrario "rompere" con le protezioni del mondo attuale porta a conseguenze terribili, morte e distruzione. Entrambi i testi quindi hanno a che vedere con quell"istante metafisico in cui tutte le connessioni con l"effervescenza della nostra vita, tutti i progetti che abbiamo realizzato e i nostri ricordi cadono nell"oblio lasciando l"uomo dinnanzi al suo tragico destino. Per Beckett le parole non erano solo strumenti di comunicazione ma prova della sua presenza sulla Terra. Questo perchè l"autore irlandese spesso descriveva figure oscure e illogiche lasciando loro lo strumento della parola come ultima apparenza di umanità.
Si può quindi parlare di un concept generale che guida l"album ?
La lucidità dell"uomo e le conseguenze dei suoi comportamenti, il confrontarsi con le sue tragedie. Ogni canzone ha comunque il suo significato e va ascoltata separatamente dalle altre. Si parla di solitudine e sacrificio in "Celui Qui Erre", sofferenza e difficoltà nel recuperare facoltà d"immaginazione in "Dépossédés", incapacità di andare oltre i propri sforzi ("La Splendeur De Nos Pas") e intuizioni di morte ("L"Imminence Du Terrible")
Quanto vicini al black metal norvegese vi sentite ?
Direi che siamo cugini. Inutile dire che abbiamo scoperto il black metal com Mayhem, Burzum, Emperor, Darkthrone, Enslaved e Ulver tutte band norvegesi. Da adolescenti ci identificavamo molto in quella scena per la sua forte omogeneità. Anche se in alcuni dischi sentivi più tastiere o strumenti tradizionali percepivi un"essenza comune e unità di intenti. Adesso quelle band sono molto cambiate e il black metal è un genere molto "eterogeneo" che viene arricchito da nuovi elementi e influenze. Non c"è più alcun tipo di monopolio e l"unica connessione che vedo con la Norvegia è di tipo storico. La struttura di base su cui abbiamo costruito la nostra casa.
Invece della scena francese cosa pensi ?
Non sono un grande esperto. Nel senso che molte band sono rimaste legate alla tradizione e al movimento underground pensando che la scena "true" esista ancora ma ho paura che di essere già da tempo fuori da quello schema. Abbiamo molti amici tra loro ma troppe differenze a livello musicale. In ogni caso sento un fervore crescente per il metal estremo in generale in Francia anche grazie a produzioni sempre migliori. In passato ho apprezzato molto i Seth e due anni fa ho mixato il debutto degli Obscurus Advocam un progetto parallelo di Infernvvs dei Glorior Belli; gran bella proposta con molti arpeggi e passaggi dark. Poi ho ascoltato parecchio il nuovo album degli Artefact. Il loro chitarrista Olwe ha suonato un bellissimo assolo su "Celui Qui Erre". Infine Deathspell Omega e Blut Aus Nord sono davvero bravi ma non sono molto aggiornato sulle loro ultime uscite.
Qual è il ruolo della religione nella tua arte ?
Dipende da come definiamo "religione". Da una parte non sono certamente quello che puoi definire persona religiosa. Non credo in morali istituzionalizzate e leggi comuni riferite ai culti più noti. Sono molto invidivualista, sospettoso riguardo ai propositi di certi predicatori. Allo stesso tempo però come individuo sono profondamente legato al lato spirituale delle cose. Non direi che la religione svolge un ruolo particolare nella mia esistenza, così come in ogni mia espressione artistica, ma in qualche modo condivido la mia spiritualità in riferimento alle domande che mi posso porre, alla morte o ai nostri valori. Dietro alle persone "chiuse di mente", a chi viene definito "credente" o "non credente" trovo che ci sia una serie di verità metaforiche legate all"idea di divinità e ai componenti essenziali della nostra vita. Che tu ci creda o meno. Tutto dipende da come ti relazioni con queste verità e se le vedi come costruttive o meno. E" questo il motivo per cui certe volte provo più rispetto per certi insiemi di persone cosidette religiose invece che per i loro "opposti" anche se giocano sullo stesso piano. I passivi noiosi materialisti non fanno per me.
Credi nella reincarnazione ?
Non in particolar modo. Ma e" un soggetto molto interessante per degli studi psicologici. L"inclinazione umana a inserire se stessi in un ciclo cosmico è affascinante. La deriva morale dietro le idee induiste o buddiste è importante perché vista per lo più come una maledizione. Qualcosa che devi imparare e che comporta una sofferenza per farlo. Fino alla liberazione..
Come vanno le cose con Holy Records ?
Sono in contatto con Philippe e Séverine dai tempi del nostro primo album. E" una delle più importanti etichette francesi con quindici anni di esperienza e ottima distribuzione in tutto il mondo. In passato hanno lavorato con band del calibro di Septic Flesh e fanno il massimo per promuoverci quindi non possiamo che essere contenti.

(parole di Achernar)

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