Prima di tutto vuoi introdurre a chi ci legge il concept che si cela dietro a 'Cast The Demons Out'?So solamente quando una canzone merita indipendentemente dal suo significato e da quello che scatena nella mia mente. Ho raggiunto un livello tecnico che mi consente di compensare l'assenza di un concept ed essere giudicata per la bellezza delle melodie, della struttura compositiva, degli arrangiamenti, del ritmo e delle atmosfere ma raggruppare ottodieci canzoni secondo un filo consequenziale è troppo per la mia testa. E' possibile che Johnny Badway, il mio produttore esecutivo, avesse un'idea precisa ma non penso di averla seguita. 'Cast The Demons Out' è il risultato di ore passate a discutere su come registrare e mixare le canzoni che avevo pronte da una parte.
La tua musica è profonda, ruvida e melodica. Quali sono le tue influenze principali?Mi connetto solamente con le emozioni che servono a creare una melodia. Mi pongo delle domande e rispondo con la musica. Non puoi limitarti alla sensazione di tristezza. Devi chiederti perché sei triste? A causa di qualche guaio? Perché ti ha tradito un amico? Perchè sei un perdente? Tutti questi riflessi congeniti derivano da una sorgente specifica e indimenticabile. Ad essi corrisponde un tono o un verso particolare. In questo modo dopo avere soddisfatto una certa vena vendicativa, tirando fuori la verità dalle cose, la musica viene spontanea. In modo più o meno rapido. Le mie influenze principali quindi sono la mia anatomia, la mia storia, i miei punti di vista, le mie risposte agli altri e le estensioni dei miei ragionamenti in caso di dolore, gioia e così via. Scendendo nell'esoterico diciamo che è come se fossi dietro ad un porta di vetro e potessi solo ascoltare quello che accade. Immagina che il primo suono corrispondesse ad una mazza da baseball che colpisce il tuo ginocchio e il secondo ad una lama che entra nella pelle. Potrei trovare una corrispondenza fisica per ogni nota dell'album. Il dolore non è solo dolore, ma una serie di circostanze che mi sento obbligata ad esprimere nel modo più accurato possibile. Lo stesso accade con la gioia.
Questo è il tuo primo progetto musicale?Avevo portato avanti altre situazioni in passato ma 'Cast The Demons Out' è il mio primo disco.
Stai ancora cercando una label?Mi interessa scrivere musica e non venderla. E' sufficiente essere al corrente dello stato attuale dell'industria musicale americana per capire da dove provengo. In ogni caso Laughing Outlaw Records ha pubblicato l'album e questo inverno curereograve; la promozione in Australia.
Cosa puoi dirci del processo di registrazione? Com'è stato lavorare con Jeff Mendel?E' stato piuttosto lungo e complicato. Se avessi fatto tutto da sola avrei perso più tempo su certi particolari ma gli ostacoli non sono comunque mancati. Jeff è la persona giusta per lavorare in coppia. Ha un talento unico per farlo.
Che genere di atmosfere volevi ottenere prima di entrare in studio?Credo che le parti vocali e la canzone stessa fossero già presenti dentro di me con un'atmosfere precisa. Devi stare attenta a non rovinarla col passare del tempo. Confesso che non avevo idea di come potesse cambiare un suono di batteria o essere un cantato asciutto. In parte mi ha aiutato Johnny e il resto è stato tutto istinto.
Qual è il posto che preferisci per comporre una canzone?A casa mia, in pace, senza nessuno che mi rompe. Dove posso controllare lo spazio attorno, emettere suoni in libertà. Voglio che sia tutto perfetto prima di presentare qualche brano agli altri. Vanno bene anche la macchina o il bagno. Non sono certo il tipo che ha bisogno di deserto, montagne isolate o stanze color porpora piene di candele..
Da dove proviene la statua di Gesù che vediamo sul retro dell'album? E' il Gesù che si trova davanti alla tomba di Sandra Dee nel Forest Lawn Cemetery di Hollywood Hills. Stavo guardando delle foto di Steve Diet Goedde (
www.stevedietgoedde.com) e mi è subito rimasto impresso. Si relaziona alla perfezione con i demoni e l'artwork del disco.
Che ruolo ha la religione nella tua arte?Dipende dal periodo. C'è stato un momento in cui percepivo sensazioni semireligiose. Era come se pregassi o mi confessassi cantando. Mi sentito morire e vedevo Dio in lontananza. Non sono certo una persona profondamente religiosa ma qualcosa è rimasto. Esattamente come diceva Edgar Allan Poe: eldquo;Lord, help my poor soul..erdquo;
Adoro 'Good Looking' e 'No Big Deal'. Di cosa parlano? La prima racconta di una serie di eventi avvenuti una sera. Posso ancora visualizzare nella mia mente lo scenario e quello che è successo verso dopo verso. Posso sentire la voce di chi mi parlava, la freschezza dell'aria nelle stanza. Ricordo il gatto e il colore delle mie labbra. La seconda parla di una volta che all'alba mi sono rinchiusa in casa di una mia amica a Elysian Valley. Ho trovato rifugio nella stanza dei bambini e ho cominciato a comporre. Entrambe non hanno un significato particolare ma sono state scritte in condizioni estreme.
Quali sono i cowboy di cui parli? Premetto che nella mia opera evito di affrontare temi politici concentrandomi solamente sui rapporti intrapersonali e le difficoltà di questi tormentati territori. Ammiro chi lo fa ma non fa parte della mia essenza. 'Cowboy' è la canzone su cui ho ricevuto più domande e anche la più complicata da spiegare. I fans di 'Full Metal Jacket' capiranno meglio a cosa mi riferisco. Mio fratello Earl è un veterano del Vietnam e durante la guerra il popolo asiatico chiamava cowboy gli appartenenti alle gang di motociclisti e ribelli senza causa che circolavano per le loro città. Non erano Hells Angels ma vietnamiti su piccole motociclette scassate che terrorizzavano la zona di Saigon rubando, stuprando e organizzando mercati neri. Erano disertori o giovani delinquenti (
www.thefirearmsforum.com/showthread.php?t=2163). Ci sono cowboy che vestono di nero e altri che vestono di bianco e in pratica si tratta di una canzone contro la guerra, contro i politici che provocano gli attuali conflitti e i civili che vengono messi nel mezzo.
Nessun messaggio specifico quindi.. Non sono qui per questo. Cerco di fare mente locale raccontando storie e non c'è molto da leggere tra le righe. Mi piace parlare diretta al punto e seguire l'istinto.
Cosa si prova a vivere a Los Angeles? Quanto c'è della tua città nelle canzoni che scrivi?E' un posto come gli altri. Una vera metropoli a metà tra spazzatura e grandezza. Sfortunatamente i tabloid di Hollywood amano tenere alto il nome della città con personaggi attuali ma io preferisco pensare che sia la meta preferita di Tom Waits e Charles Bukowski. 'Le Iene' e 'Magnolia' sono stati girati nel mio quartiere. Los Angeles è senza dubbio il carburante della mia musica.
Come sei entrata in contatto con i Soulsavers? Sono stata raccomandata come opener da amici che abbiamo in comune. Abbiamo girato per undicimila miglia in tutto il paese e suonato quasi tutte le sere insieme. E' stato un grande piacere e ho incontrato un sacco di belle persone con cui ho mantenuto i contatti.
Come alleni la tua voce?Più che altro è una scoperta continua. Una volta che mi rendo conto di potere fare una cosa cerco di combinare le parole in modo da ripetere l'esercizio. Certe volte funziona e altre no. Spero che Dio mi aiuti a mantenerla..
Quali sono i tuoi obiettivi? In relazione alla musica vorrei diventare una migliore compositrice e cantante...
Sei mai stata in Italia?Sono stata a Roma, Firenze e Venezia. Ho lasciato il cuore in quest'ultima per varie ragioni. I miei nonni materni sono emigrati a New York dalla Calabria e non vedo l'ora di tornare.