Samsara
Venom Prison
Prosthetic Records
Pubblicato il 30/03/2019 da Lorenzo Becciani
Songs
1. Matriphagy
2. Megillus & Leana
3. Uterine Industrialisation
4. Self Inflicted Violence
5. Deva's Enemy
6. Asura's Realm
7. Sadistic Rituals
8. Implementing The Metaphysics Of Morals
9. Dukkha
10. Naraka
Songs
1. Matriphagy
2. Megillus & Leana
3. Uterine Industrialisation
4. Self Inflicted Violence
5. Deva's Enemy
6. Asura's Realm
7. Sadistic Rituals
8. Implementing The Metaphysics Of Morals
9. Dukkha
10. Naraka

Il rapporto con il metal inglese è sempre stato particolare per il sottoscritto. Prima la comune infatuazione con gli Iron Maiden, poi sono arrivati i Paradise Lost e, trascurando qualche sparuta apparizione, per anni qualsiasi scena sul territorio britannico non ha fatto a tempo a nascere che poteva già considerarsi morta. Vedere con che forza i Venom Prison si ritagliano spazio su Kerrang! e Metal Hammer è incoraggiante, ancor più che sorprendente, e non venitemi a dire che è tutto merito della presenza femminile di Larissa Stupar, ex Wolf Down, perché la sua voce è roba da far impallidire la Karyn Crisis di ‘Deathshead Extermination’ e ‘The Hollowing’. La verità è che i Venom Prison sono sbucati fuori dal nulla e per chissà quale bizzarro motivo del mercato sono diventati più interessanti per le riviste specializzate ed i media di tanti artisti pop-punk o metalcore. Prosthetic Records è da sempre garanzia di qualità ma credo veramente che ‘Samsara’ sarà uno dei due-tre capolavori in catalogo di cui si parlerà ancora tra quindici anni, quando le declinazioni col suffisso “core” saranno diminuite e gli standard con i quali valutare la materia estrema saranno totalmente mutati. I progressi rispetto a ‘Animus’ sono sostanzialmente due ovvero un suono di batteria devastante e un approccio lirico più adulto. Quanto basta per staccare la concorrenza ed imporsi in un movimento che di recente ha visto brillare Outer Heaven, Tomb Mold, Rivers Of Nihil e Horrendous. Da brividi pure ‘Uterine Industrialisation’, tra Dying Fetus e Cannibal Corpse, e l’accoppiata formata da ‘Sadistic Rituals’ e ‘Implementing The Metaphysics Of Morals’, che mette a dura prova la resistenza del nuovo drummer Joe Bills (ex Fallen Apollo e Human Herror), citando Code Orange e marciume scandinavo.

 

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