
Scorrendo in rete qualche recensione del secondo lavoro in studio della nativa di Chicago, mi sono imbattuto in termini come metamorfosi, cambiamento radicale o svolta stilistica e sinceramente mi viene da sorridere. Se è sufficiente un po' di elettronica o qualche base più ballabile per sconvolgere il pensiero che abbiamo su una musicista, allora è proprio vero che la crisi della forma d'arte che più amiamo è irreversibile e le persone non si soffermano più ad ascoltare i dischi. La realtà è che la visione di Sarah Walk non è affatto mutata ed in 'Little Black Book' c'erano già elementi che avrebbero fatto pensare a derive di questo tipo e 'Another Me' è solo un titolo che introduce uno spaccato ulteriore di un disegno artistico che merita di essere approfondito. Nello specifico la produzione è sicuramente più potente e dark e la ragazza mostra meno timidezza nel suo approccio vocale. Il resto è una logica conseguenza del debutto, già in grado di stupirci, ed è destinato a lasciare il segno nella scena indie pop internazionale. Leo Abrahams, in passato al fianco di Regina Spektor e Belle And Sebastian, ha fatto il suo dovere egregiamente ma quando partono 'Unravel', 'Same Road' o 'On The Outside' è sempre la voce a fare la differenza. Sarah ha affermato di aver scritto buona parte del materiale in una fase di crescita interiore nella quale cercava di stabilire dei confini alle relazione tossiche della sua vita e con questo disco è riuscita a spingersi talmente in alto da impedire qualsiasi classificazione di basso profilo e di venire così catalogata e limitata. In futuro potrà ancora fare quello che vuole e lo farà con la consapevolezza che il suo pubblico ha compreso che tipo di artista è diventata.


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