
Uno dei musicisti più sottovalutati, nonché iper produttivi, del pianeta è sicuramente il sig. dUg Pinnick, ai più noto per la sua storica militanza nei mitici King’s X. In quest’ultimo periodo, dopo un silenzio musicale incredibilmente lungo per i suoi standard che è durato oltre un anno, è ritornato nuovamente alla ribalta. Prima un album con i Grinder Blues e ora un lavoro a suo nome che è “solo” il quinto della propria sterminata discografia. Ed è proprio il caso di soffermarsi su questo ultimo aspetto. Quando Pinnick non è in una band e si mette in proprio, i suoi dischi suonano sempre allo stesso modo, ovvero sono cupi, tristi e poco inclini ad una melodia facile, a differenza di quando si trova a suonare insieme ai sodali Ty Tabor e Jerry Gaskill. “Joy Bomb” è un’opera ambivalente se la si analizza nel suo complesso. Da una parte ci sono canzoni abbastanza facili da apprendere come la trainante “Kay Changer” o la decadente “A Long Way From Home” che mettono in evidenza lo smisurato talento compositivo del bassista mancino texano. Dall’altra, però, ci sono momenti decisamente anonimi che riguardano particolarmente la seconda parte del disco, in quanto non risultano esserci picchi pari alla bravura del nostro. Soprattutto verso la fine la musica si trascina stanca e stantia, senza che ci sia qualcosa che si possa decisamente salvare. In questo modo si offusca quanto di buono messo in mostra in precedenza con perle come la quasi r & b “I Can’t Fight This Feeling” e la funky “Social Distancing”. Peccato davvero, perché sarebbe bastato un lavoro meno lungo e più conciso per rendere il tutto di prim’ordine. Ad ogni modo ritrovare Pinnick nuovamente in campo è sempre un piacere per chiunque. Nel 2022 sarà immesso sul mercato il nuovo album dei King’s X e lì non dovrebbero esserci problemi di sorta. Quando il trio si riunisce, il risultato è sempre di una qualità eccelsa. Lo dice la storia, lo sanno i fan e ne è consapevole chiunque si avvicini a una delle band più sottovalutate del pianeta terra.

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