
Marco Mendoza è uno di quei musicisti a cui Madre Natura ha donato tutto. Ottima presenza scenica, grande modo di suonare il basso e, visto che non ci si è voluti far mancare nulla, pure una voce di tutto rispetto che in pochi possono vantare. La sua storia, del resto, parla da sola, visto che ha suonato con chiunque ed ha realizzato, soprattutto con i The Dead Deasies e i Soul Sirkus, dischi semplicemente clamorosi. “New Direction” è solamente il quarto capitolo della sua carriera solista che arriva dopo il discreto “Viva La Rock” ed è un album che non si discosta da quelli che abbiamo sentito da lui quando si è messo in proprio. Sotto certi punti di vista qui dentro, per dare delle coordinate più chiare, ci sono dei contatti con il periodo in cui era il bassista dei The Dead Deasies, quando alla voce c’era John Corabi. Le atmosfere sono rilassate e festaiole (“Take It To The Limit” e Light It Up”) e i pezzi, chi più chi meno, hanno tutti un bel tiro rock. I brani sono perfetti per le radio (“Free Ride”) e hanno anche un certo appeal commerciale (“Scream And Shout”), sebbene non siano dei veri e propri capolavori. Diciamo, in modo molto obiettivo, che questo nuovo capitolo non aggiunge nulla di nuovo a quanto ascoltato sino ad ora da Mendoza. Probabilmente, da uno come lui, ci saremmo aspettati qualche novità in più rispetto alle sue classiche sonorità rock che conosciamo. L’ex bassista dei Whitesnake, invece, ha provato a giocare sul sicuro mettendo insieme un pugno di pezzi che avremmo potuto trovare nei suoi precedenti dischi solisti. Consigliato per chi di Mendoza ha tutto e non si vuole perdere proprio nulla. Per coloro che, invece, si vogliono approcciare per la prima volta alla carriera di questo straordinario musicista consigliamo “Live For Tomorrow”, scritto a quattro mani con Richie Kotzen. Ad oggi, quel disco del 2007 rimane, senza ombra di dubbio, la sua migliore opera.

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