
Un ottimo mini album di debutto per i marchigiani, che scelgono la strada dell’autoproduzione per sei tracce ispirate ai vecchi valori del blues, del soul e soprattutto del rock n’ roll. Fin dai primi minuti si evince il potenziale di quattro musicisti che alla trap preferiscono fuzz e psichedelia ed alla tecnologia imperante mettono davanti l’organicità, che ha reso imperdibili decenni come gli anni ‘70 e ‘80. La voce di Enrico Palazzesi è calda e distorta e sulle note di ‘The Woman I Love’ e ‘Dirty Ceiling’ è praticamente impossibile stare fermi. Notevole anche la chiusura, che spetta all’emozionante ‘Another Night’. Al di là della vittoria all’Homeless Fest 15, non sembra di trovarsi al cospetto di un gruppo alle prime armi, ma al contrario ad una formazione con diverse uscite alle spalle. Un peccato che il suono di chitarra, così importante per una release di questo tipo, non sia il massimo sulla piazza. La speranza è che un’etichetta di spessore possa credere in loro e mettere a disposizione un budget superiore, per potere sfidare la concorrenza italiana e, perché no, estera.

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