
Il movimento tedesco continua a sfornare buone band in ambito metalcore ed il quartetto guidato da Phil Donay dimostra fin dal debutto di possedere padronanza nel mitigare breakdown forsennati e spunti heavy moderni con retaggi commerciali e tanta elettronica. Poco dopo l’inizio della sua avventura nell’industria musicale, Arising Empire, nata per volontà di alcuni vecchi dirigenti di Nuclear Blast, si è distinta per scelte sonore ben precise ed un’attitudine alla sperimentazione rare da trovare in circolazione. Nel suo catalogo, i Mavis non sfigurano affatto anzi, nel giro di qualche anno, potrebbe arrivare ad essere una delle formazioni di punta. ‘Grief Is No Ally’ propone atmosfere apocalittiche e cinematiche, synth selvaggi ed i tipici breakdown della scena. Phil Donay non ha paura di usare l’autotune e passa in un attimo da grida alla Chester Bennington a passaggi in cui growl e scream rendono ancora più cupo e caotico lo scenario in sottofondo. Anche i Bring Me The Horizon sono un’influenza palese e pure per il guitar work vale un po’ lo stesso discorso. In scaletta si passa infatti da frangenti furiosi prossimi al djent ad altri nei quali la melodia prende il sopravvento. Tobias Edison suona il pianoforte nell’evocativa ‘Calypso’, che Danny Jakov ha saputo esaltare in tutta la sua epicità con un video davvero azzeccato. In giro c’è di meglio, ma da pezzi come ‘Tortured Land’ e ‘Furry Tongue’ si può capire bene in quale direzione si sta muovendo una comunità che deve ancora molto a Caliban e Heaven Shall Burn.

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