
Lo ammetto. Mi sono letteralmente innamorato di questa ragazza. La sua voce mi trasmette qualcosa di unico, difficile da descrivere, solenne. Negli ultimi tempi Yves Rothman ha prodotto artisti come Cherry Glazerr, The Horrors e Stella Rose Gahan ma soprattutto ha saputo tirare fuori il meglio da Sabrina Teitelbaum, i cui esordi alternative pop si sono ben presto tradotti in un approccio compositivo più intimista e organico. I suoni sono molto anni novanta e qualcuno ha voluto tracciare a tutti i costi paragoni con lo spirito ribelle di Courtney Love, ma questo secondo album sfoggia comunque una spiccata varietà stilistica. La verità è che quella di Blondshell è una delle voci più interessanti dell’ultima generazione in costante trasformazione e il successo non l’ha cambiata. Il suo approccio compositivo è cresciuto, prendendo spunto tanto dall’alternative rock e dal grunge quanto dall’indie rock di oggi (‘Two Times’ e ‘Model Rockets’). Le sue canzoni sono piccole diapositive di una persona o di una relazione e dimostrano che dare uno scorcio può essere importante come cercare di dipingere un quadro generale. Un gesto di amore e fedeltà, che si traduce in un album, il cui titolo è preso da un verso di Mary Oliver, destinato a stupire. Il tipico album che può essere stato scritto solo dopo un certo periodo della vita (‘23’s A Baby’), le cui canzoni richiedono una maturità che arriva col tempo. Mette in luce il legame con i genitori, illuminando i difetti e gli errori di chi ci ha cresciuto, ma si rifiuta di lasciare nell'ombra le sfumature e la tensione naturale di quel rapporto. A togliere il respiro è la capacità della Teitelbaum di rapire l’attenzione e rendere la musica urgente come quando i negozi di dischi erano pieni di gente, non c’erano i talent in televisione e soprattutto i cellulari a demolire qualunque forma d’arte. Le melodie si fissano subito in testa, la voce sa essere tanto delicata quanto tagliente e le chitarre marcano un acceso contrasto tra una base strumentale trascinante e liriche introspettive. ‘T&A’ – ispirata a ‘Little T&A’ dei Rolling Stones’ - e ‘What’s Fair’ sono il simbolo della maturità raggiunta da un impressionante talento che non ha finito di stupire. ‘Change’ si accende improvvisamente, col cantato che si fa sempre più epico, mentre la tensione elettrica domina in ‘He Wants Me’. Inutile aggiungere che vi consiglio di fare vostro il vinile di ‘If I Asked For A Picture’ e se non fosse sufficiente andate a vedere in rete la sua performance elettrica, accompagnata da Jeff Franton alla chitarra, nei mitici studi di KEXP. Certe emozioni sanno regalarle in pochi.


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