
Limitare i Novembre alla scena metal sarebbe un peccato. Sono semplicemente una delle migliori band di sempre uscite dalla precarietà italiana ed il fatto che centellino le uscite con cadenza così lunga è la dimostrazione che per raggiungere la perfezione o almeno provarci serve tempo. In questi nove anni trascorsi dalla pubblicazione di ‘URSA’, sono accadute tante cose che hanno inevitabilmente influito sulla realizzazione di ‘Words Of Indigo’, album che fin dai primi minuti mette a proprio agio l’ascoltatore, tra melodie malinconiche e retaggi doom e gotici di prima classe. Il rapporto con la Peaceville prosegue con l’artwork pregevole di Travis Smith e undici tracce che mostrano un’estetica elaborata e raffinata. Un’estetica sonora a cui ha contribuito ancora una volta quel genio di Dan Swanö (Edge Of Sanity, Nigthingale). In scaletta troverete passaggi puramente heavy metal, altri intinti nella psichedelia o nella darkwave, riferimenti addirittura al black norvegese (‘Ipernotte’ e il suo divagare in territori cari agli Enslaved). Carmelo Orlando si supera in ‘House Of Rain’ e ‘Your Holocene’, ma ogni singola traccia ha una sua peculiarità. Ed è proprio questo il punto! Magari i Novembre non sorprendono più per stile o affidabilità. Sorprendono perché pubblicano dischi da ascoltare, come succedeva una volta e non accade più. Con tutto il rispetto per i servizi streaming che vanno di moda oggi, ‘Words Of Indigo’ è un disco da piazzare sul piatto del vinile o da godere in cuffia con il vecchio cd portatile. Tutto è curato nei minimi dettagli, ogni arrangiamento, ogni sfumatura. ‘Statua’ e ‘Chiesa dell’Alba’ evocano le melodie malinconiche e perdute nel tempo che hanno fatto la fortuna dei Paradise Lost e tracciano una linea di continuità con capolavori come ‘Arte Novecento’ o ‘Novembrine Waltz’ e poco cambia se la line-up ha subito delle fratture. Carmelo Orlando la guida ancora con lucidità e solenne maestria, Alessio Erriu è un chitarrista sopraffino e gli ultimi arrivati, il batterista Yuri Croscenko (Garden Of Delights) e il secondo chitarrista Federico Albanese (Infinite Rising, ex-Sudden Death) non fanno rimpiangere chi li ha preceduti. Sempre di altissimo livello.


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