
Prima o poi faremo uno speciale sul J-rock o comunque sulle nuove eccitanti realtà di una scena in cui spesso ci imbattiamo solo quando vediamo sugli scaffali dei centri commerciali una sfilata di dischi o mediabook con scritte in kanji. Nel frattempo godetevi, senza alcun limite mentale, questo full lenght devastante con cui il gruppo originario di Fukuoka, sulla costa settentrionale dell’isola di Kyushu, rompe qualsiasi barriera. Fate un po’ come vi pare. Considerateli nu metal o metalcore, post-harcore oppure semplicemente progressive metal, pop-punk o sperimentali. Non importa. Io mi sono innamorato di loro con ‘RUMBLE’, singolo pazzesco che vede la collaborazione con Masato dei Coldrain, e da quel preciso momento ho atteso con ansia l’uscita di ‘Paledusk’. Prima è arrivato l’EP ‘PALEHELL’ e non ho letto una sola recensione uguale. Impossibile descrivere un assalto sonico del genere, con tanta elettronica disturbante, parti vocali sempre diverse, chitarre micidiali e una sezione ritmica che richiama i Dir En Grey almeno quanto i Bring Me The Horizon. Soshina impreziosisce ‘NO WAY!!’, Tubakiii appare in ‘SUPER NATURAL HIGH’ mentre AB si esalta in ‘AFTER DUSK’. Un approccio compositivo decisamente condiviso quindi con dichiarazioni di intenti quali ‘PALEHELL’ e ‘GOOD DEATH’, un minuto e quarantaquattro secondi non decifrabili che ho subito intravisto come un subliminale omaggio agli Slipknot che li hanno ospitati al Knotfest Japan. La capacità di passare in un attimo dall’hip hop al metal, da frangenti live-oriented ad altri in cui si evince una ricerca in termini di produzione superiore alla media. Quanto dureranno non è dato saperlo. I ragazzi sembrano alquanto fuori di testa quindi non è prevedibile. Di sicuro non ascoltavamo niente del genere da molti anni ed il fatto che è una band così assurda provenga dal Giappone e non da mercati “consoni” in ambito metalcore come quello americano o quello australiano sorprende. Sorprende non poco.

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