
Il trio jazz metal italiano torna nei negozi quasi in contemporanea con gli Ulver che hanno da poco pubblicato un altro bellissimo lavoro in studio dal titolo ‘Neverland’, di cui vi abbiamo già parlato su queste pagine. Questo doppio album strumentale racchiude un po’ tutta l’essenza degli Zu, dalle sperimentazioni in ambito industrial e progressive, alle influenze punk e jazz. Il risultato è un viaggio sonoro incredibile, come suggerito in fase di presentazione quanto mai cerebrale e viscerale, che necessita di un ascolto approfondito e apertura mentale notevole. Potere però vantare un gruppo del genere nella nostra scena è fonte di orgoglio e mi auguro che ‘Ferrum Sidereum’, immesso sul mercato con l’artwork di pregio a cura di Sunshine Posho, non venga promosso solo con ottime recensioni, ma anche col supporto massimo dai pochi locali e dagli eventi live di un certo spessore rimasti sul territorio. Questo perché ogni traccia in scaletta sembra scritta appositamente per essere dilatata in sede live, per sorprendere, fare riflettere e trascinare alla scoperta di significati spirituali profondi e radicati nella nostra cultura da secoli. Massimo Pupillo e Paolo Mongardi si sono mossi alla ricerca di un linguaggio espressivo originale, Luca T. Mai ha offerto il suo consueto contributo con sax e synth e Marc Urselli (Lou Reed, Mike Patton), prima a Bologna e poi a New York, ha fatto in modo che la produzione possedesse un profilo internazionale e potesse risultare attraente sia agli appassionati di musica adulta sia a chi segue con interesse le uscite di etichette come la Ipecac o la Relapse e non disdegna immersioni nel dark ambient. Impossibili da catalogare e da imitare, gli Zu si confermano ancora una volta avanti di dieci anni rispetto a tutti. La loro personalità tecnica e disarmante e riuscire a trasmettere così tante emozioni senza appoggiarsi a liriche o melodie vocali è davvero stupefacente.


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