
Di solito nelle recensione si parte da un’introduzione della band e da un’analisi generale dell’album, per poi descrivere alcune dei pezzi migliori e trarre le conclusioni finali. Stavolta parto invece dal fondo. I momenti memorabili di ‘Year Of The Snake’ sono quelli che riescono a combinare al meglio riff classici, ritornelli immediati e la voce di Guernica Mancini. In scaletta emergono chiaramente ‘Gravity’, impreziosito dalla presenza di Tommy Johansson, ‘Live And Let Go’, forse il pezzo più immediato con un ritmo contagioso e un ritornello perfetto per le radio, e ‘Diamond In The Rough’, che lascia emergere il lato più blues rock della band con un groove bollente e accenti spigolosi. Da segnalare anche ‘Year Of The Snake’, uno dei passaggi fondamentali dell’album, tra riff pesanti, ritmo serrato e refrain potente, e l’aggressiva ‘Math Ain’t Mathing’. Sono partito dai pezzi perché è sufficiente parlarne per trasmettere la sensazione più forte che si percepisce ascoltando il lavoro ovvero che The Gems adesso è una realtà compiuta, una formazione in grado di fare il culo a tutti là fuori. Quello che mancava dopo il debutto era un’identità forte, facilmente distinguibile ai primi ascolti, e questa seconda fatica in studio lascia il segno per l’equilibrio tra sonorità vintage (‘Firebird’) e approccio heavy e moderno. Non ci sono troppe strategie d’immagine dietro a questa release, che Napalm Records ha cadenzato quasi insieme al live delle Thundermother, ma solo attitudine, energia, spontaneità e talento. In tale contesto, Guernica Mancini emerge come una frontwoman straordinaria. La sua ugola è potente, graffiante ma anche estremamente espressiva, capace di passare con naturalezza da ritornelli esplosivi a frangenti più emotivi. È proprio questa combinazione di tecnica, carisma e presenza scenica a renderla una delle stelle più luminose della nuova scena hard rock.


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