
L’importanza della musicista bolognese, non a caso nominata direttrice artistica della Biennale di Venezia, è ormai acclarata e le sue release si configurano come passaggi fondamentali per comprendere a fondo in quale direzione si sta muovendo l’elettronica sperimentale ed in generale l’avanguardia moderna. C’è un istante preciso nella terza traccia di ‘At Source’, ‘Impatience, Magma’, nel quale il sassofono del norvegese Bendik Giske svanisce e lascia campo libero ai synth e le sequenze arpeggiate si espandono, si stratificano, diventano un vortice luminoso, senza freni. È un istante di pura estasi, il classico orgasmo per intenderci, poi il sassofono rientra, e qualcosa di ancora più grande prende forma. Una fusione leggiadra che James Ginzburg, ingegnere del suono che di recente ha prestato servizio anche per Lyra Pramuk e Katarina Gryvul, ha esaltato col suo mixaggio capillare. ‘At Source’ però è molto di più. Si apre con la plumbea ‘Intuition, Nimbus’ e parte per lo spazio più oscuro e misterioso con ‘Alignment, Orbits’, otto minuti scarsi nei quali non cambierei mezza nota. Le vibrazioni sono assurde, l’atmosfera gelida ma allo stesso tempo sensuale e, rispetto a capolavori come ‘Patterns Of Conosciusness’ e ‘Ecstatic Computation’, la sintesi analogica non è più l’unico fattore dominante. Rimane quel sequencing ipnotico e irresistibile ma si assiste anche ad un confronto fisico tra macchina e corpo. I confini e le possibilità della performance attraverso queste due entità, almeno in apparenza distanti, sono i minuscoli pixel che col passare dei minuti vanno a completare un quadro visivo, non solo sonoro, illuminante. Trattandosi di una collaborazione sarebbe stato lecito attendersi una scaletta meno omogenea o comunque parzialmente discostata da quanto pubblicato negli anni recenti. Al contrario ‘At Source’ colpisce per la sua capacità di inserirsi in un contesto concettuale consolidato e proseguire un discorso espressivo con radici profonde. Come precisato nella presentazione, non si tratta di un esercizio di assimilazione, piuttosto di uno scambio produttivo e di un confronto creativo. Un album che non attinge a energie o influenze esterne, ma si confronta con ciò che è possibile trovare nel loro modo di suonare. Un’esperienza travolgente.


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