Paradise Lost
Hunter As A Horse
Metropolis Records
Pubblicato il 25/07/2026 da Lorenzo Becciani
Songs
1 Here's To All The Ones 
2 Kiss Of Death 
3 Object 
4 Obey 
5 Masochist 
6 The Fortress 
7 Paradise Lost 
8 Go To Bed Now 
9 Leviathan 
10 Lighthouse 
11 Dark Sky 
12 Dead Things

Fino a questo il momento l’unica memoria legata alla scena elettronica del Sud Africa era legata ai contagiosi Die Antwoord, ma quando il promo di ‘Paradise Lost’, titolo quanto mai ambizioso, è arrivato in redazione sono rimasto subito colpito dalla pesantezza dei beat in aperto contrasto con il cantato etereo di Mia van Wyk. Dopo una serie di EP e singoli autoprodotti, l’artista dark-pop di Western Cape ha siglato un accordo discografico con Metropolis Records e immesso nei negozi questo debut album contenente pezzi clamorosi in grado di attrarre fasce di pubblico anche molto lontane tra loro. L'apertura affidata a 'Here's To All The Ones' non lascia scampo: synth industriali che si accavallano su una cassa dritta e martellante, mentre la voce fluttua sopra come un fantasma che osserva la propria distruzione dall'alto. È un incipit che dichiara le intenzioni del disco: nessuna concessione al pop facile, ma nemmeno un rifugio nell'ambient più contemplativo. Il risultato sta a metà, in quello spazio scomodo dove industrial, nu-goth e trip-hop si fondono senza soluzione di continuità. 'Obey' è forse il singolo migliore. Un giro di basso ipnotico regge l'intera struttura mentre la produzione si fa via via più claustrofobica, quasi soffocante, fino a un ritornello che esplode in un muro sonoro degno del più incisivo ibrido tra industrial e pop. In questo caso la van Wyk preferisce usare un timbro più aggressivo, quasi minaccioso, dimostrando una versatilità vocale che non ti aspetteresti. 'Leviathan' invece rallenta i tempi e recupera un'atmosfera più cinematica: archi sintetici, percussioni tribali distorte e un crescendo che ricorda certe sperimentazioni darkwave scandinave. È il momento più cinematografico del disco, quello in cui l'ambizione del titolo trova la sua giustificazione più concreta. In altri frangenti ho addirittura percepito un tocco di EBM vecchio stile, che nel catalogo dell’etichetta di Philadelphia è apparsa a più riprese. Hunter As A Horse si dimostra un progetto con una visione precisa e soprattutto la capacità di tradurla in suoni concreti, muovendosi con disinvoltura tra più stili senza mai sembrare dilettantesca. Se questo è solo il punto di partenza, la scena sudafricana ha trovato una nuova voce da tenere sotto stretta attenzione.

Songs
1 Here's To All The Ones 
2 Kiss Of Death 
3 Object 
4 Obey 
5 Masochist 
6 The Fortress 
7 Paradise Lost 
8 Go To Bed Now 
9 Leviathan 
10 Lighthouse 
11 Dark Sky 
12 Dead Things

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