
Quando è uscito ‘Good Lies’ e i nomi di Ed e Tom Russell hanno cominciato a circolare pesantemente nel circuito electro-dance mondiale, il paragone con i Chemical Brothers è saltato subito fuori, a mio parere penalizzando il duo che invece possiede tratti distintivi marcati. Quei tratti emergono ancora più prepotenti con questo secondo album destinato a consacrarli in maniera definitiva a livello internazionale. ‘Pure Devotion’ è, prima di tutto, la dimostrazione che gli Overmono non hanno alcuna intenzione di vivere di rendita sulle aspettative create dal disco precedente e, soprattutto, che non hanno bisogno di rincorrere nessuno. Il rischio, quando una formazione elettronica comincia a diventare davvero grande, è quello di smussare gli angoli, rendere tutto più accessibile e trasformare la propria identità in un prodotto facilmente vendibile. Gli Overmono hanno fatto esattamente il contrario. Prima di tutto hanno operato in modo da avere tante strutture differenti per processare, registrare e reamplificare i suoni in maniera da catturare lo spazio fisico degli studi registrazione. Poi hanno preso breakbeat, UK garage, jungle, techno, house e una quantità impressionante di dettagli microscopici facendoli collidere dentro brani che hanno una vocazione da dancefloor, ma anche qualcosa di stranamente inquieto. Non è musica costruita per compiacere: è musica che pretende attenzione, anche quando sembra voler soltanto far ballare. Dietro la fisicità dei beat c'è una componente emotiva che impedisce alle tracce di ridursi a semplici esercizi di stile. Le voci spezzate, i campionamenti, le melodie che arrivano quasi di nascosto e soprattutto quell'alternanza continua fra euforia e malinconia costruiscono una tensione che il duo sa gestire con una sicurezza impressionante. Puoi ascoltarlo in un club con il volume a livelli criminali oppure da solo, in cuffia, e in entrambi i casi qualcosa rimane. Qualche passaggio avrebbe beneficiato di una maggiore capacità di sintesi ma meglio una band che rischia di eccedere piuttosto che una che passa cinquanta minuti a ripetersi. ‘Pure Devotion’ sembra vivo. Non dà l'impressione di essere stato progettato a tavolino per occupare una determinata casella del mercato elettronico, ma di nascere da musicisti che continuano a sperimentare perché evidentemente non sono ancora soddisfatti di quello che hanno fatto. E allora lasciamo perdere una volta per tutte i Chemical Brothers. Il problema di certi paragoni è che finiscono per raccontare più le nostre necessità di catalogare che la musica stessa. Gli Overmono hanno preso un patrimonio enorme di suoni britannici e lo hanno trasformato in qualcosa di contemporaneo, nervoso e riconoscibile. ‘Pure Devotion’ non è soltanto la conferma di ‘Good Lies’. E’ il momento in cui Ed e Tom Russell smettono definitivamente di essere una promessa e diventano due cani sciolti con cui fare i conti.

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