Tales Between Reality And Madness
Void Of Sleep
Aural Music
Pubblicato il 14/12/2012 da Lorenzo Becciani
Songs
1. Blood on my Hands
2. Wisdom of Doom
3. The Great Escape of the Giant Stone Man
4. Lost in the Void
5. Ghost of me
6. Mirror Soul Sickness
7. Sons of Nothing
Songs
1. Blood on my Hands
2. Wisdom of Doom
3. The Great Escape of the Giant Stone Man
4. Lost in the Void
5. Ghost of me
6. Mirror Soul Sickness
7. Sons of Nothing
Un esordio allucinante per il gruppo del ravennate che vede tra le sue fila un protagonista assoluto della nostra scena underground. Il basso rovente di 'Blood On My Hands' e 'Lost In The Void' è infatti quello di Riccardo Pasini stimato produttore che ha legato la sua fama al Fear Studio ed allo Studio 73. Tra le band con cui ha lavorato citiamo Extrema, Ephel Duath, Slowmotion Apocalypse e At The Soundawn oltre ai Buattitime con i quali ha esordito come chitarrista. Al suo fianco troviamo due ex Conspiracy A.D. eppure 'Tales Between Reality And Madness' non è affatto orientato verso territori swedish death o thrashcore come 'Humanity=Destruction: The End Is Near'. L'impianto chitarristico di Marco Galeotti è connesso alla lungimiranza con cui Down e Mastodon hanno saputo rileggere la lezione dei Black Sabbath senza cadere nel banale. Il lavoro dietro le pelli di Andrea Allodoli riporta alla mente alcune soluzioni di Jason Roeder e Danny Carey permettendo di allargare ulteriormente lo spettro di riferimento. Al microfono troviamo infine Burdo che si dimostra abile sia quando le parti sono più tirate ed aggressive ? la splendida openere ma anche 'The Great Escape Of The Giant Stone Man' e 'Mirror Soul Sickness' ? sia quando la ricerca atmosferica ottiene i risultati sperati. In questo senso 'Wisdom Of Doom' e 'Ghost Of Me' emergono come i passaggi più emozionanti di un disco che cresce di ascolto in ascolto e riesce ad avvolgerti e trascinarti a seconda del momento. Non solo 'Tales Between Reality And Madness' vi costringerà a rispolverare i vinili di 'Black Sabbath' e 'Master Of Reality' ma saprà tracciare anche un solido legame con realtà come Kyuss e Orange Goblin che in passato hanno mantenuto fresche quelle idee immortali. L'adrenalina scorre a fiumi, i suoni sono perfetti, le parti doom sono estremamente curate e addirittura è possibile imbattersi in frammenti progressive di elevata caratura sebbene l'evoluzione rispetto a 'Giant & Killers' sia da riscontrarsi soprattutto a livello di convinzione nei propri mezzi. Siamo figli del niente viene sottolineato in chiusura e la sensazione è che dal vivo un progetto tanto poliedrico possa davvero sorprendere.
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