Distant Satellites
Anathema
Kscope
Pubblicato il 03/06/2014 da Lorenzo Becciani
Songs
01. The Lost Song part 1
02. The Lost Song part 2
03. Dusk (Dark Is Descending)
04. Ariel
05. The Lost Song part 3
06. Anathema
07. You're Not Alone
08. Firelight
09. Distant Satellites
10.Take Shelter
Songs
01. The Lost Song part 1
02. The Lost Song part 2
03. Dusk (Dark Is Descending)
04. Ariel
05. The Lost Song part 3
06. Anathema
07. You're Not Alone
08. Firelight
09. Distant Satellites
10.Take Shelter
Per anni inseguiamo sogni. Poi ci fermiamo di fronte all'ennesima solitudine e di fatto la nostra esile vita finisce. Per il resto dell'esistenza navighiamo come satelliti distanti. Senza mai incontrarci. La chiusura di questo album rispetto al passato è implacabile e curiosamente sembra di trovarsi davanti al successore di 'Falling Deeper' invece che di 'Weather Systems'. Sebbene non abbia potuto completare il mixaggio per problemi di salute il contributo di Christer-André Cederberg risulta determinante. E' grazie a lui se gli inglesi hanno saputo mettersi alle spalle diversi album di transizione e completare quel processo di mutazione che adesso li vede lontani dal movimento metal da cui sono stati generati. Il tutto con una classe infinita che da sempre ne contraddistingue l'ascesi. 'The Lost Song', suddivisa in tre parti delle quali la seconda mette i brividi, non può non ricordare 'Untouchable', ed il resto dei brani che costituiscono la prima parte di 'Distant Satellites' entrano di diritto nella storia della band. 'Dusk (Dark Is Descending)' è forse l'apice assoluto con quei continui rimandi alla solarità post rock di 'We're Here Because We're Here' ed un testo intriso di romanticismo decadente. 'Ariel' rappresenta l'incrocio ideale tra le sublimi voci di Vincent Cavanagh e Lee Douglas con un arrangiamento spaventoso e colori che da tenui diventano improvvisamente sgargianti. 'Anathema' il simbolo del cambiamento. Un pezzo che avrebbe potuto essere inserito in qualunque capitolo discografico senza sfigurare ma che allo stesso tempo coniuga un songwriting maturo con la passione per i Radiohead e certo espressionismo pop anglosassone. La seconda parte di album è invece decisamente più sperimentale con elettronica e lunghe progressioni strumentali che tentano di spingere l'ascoltatore su territori sonori diversi. Questo avverrà soprattutto per chi ha compreso il grado di trasporto emozionale a cui puntano questi musicisti straordinari. In tutto questo emergono 'You're Not Alone', una sorta di risposta a '
The Gathering Of The Clouds', e la conclusiva 'Take Shelter'. E non è un caso visto che a renderle imperdibili, in maniera allettante post prog, ci ha pensato un maestro come Steven Wilson. Sorprendente soprattutto il lavoro cinematico sulle percussioni di John Douglas che mai aveva raggiunto tali livelli in precedenza. In definitiva gli Anathema hanno saputo superarsi ancora una volta. Abbattere i loro stessi limiti senza stupide forzature ma lasciando che fosse l'istinto a tracciare la strada sulla sabbia. A piedi nudi, con retaggi poetici e memoria storica fuori dal comune, proseguono verso il gelido mare di Liverpool ed un orizzonte il cui blu è sfumato verso il grigio dalla cultura industriale. Ad attenderli il mito.
AnathemaAnathema
Anathema
From UK

Discography
1993 - Serenades
1995 - The Silent Enigma
1996 - Eternity
1998 - Alternative 4
2001 - A Fine Day To Exit
2003 - A Natural Disaster
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