Saa Raa Og Kald
Djevel
Aftermath
Pubblicato il 06/05/2015 da Lorenzo Becciani
Songs
1. Skritt for Skritt Mot Mareritt
2. Vaar Forbannede Jord
3. De Som Hadde Onde Oeyne
4. I En Iskald Grav
5. Om Prest og Pest
6. Hode og Hals I Doedsvals
7. Salmesang og Knokkelklang
8. Norges Land og Rike
9. Saa Raa og Kald
Songs
1. Skritt for Skritt Mot Mareritt
2. Vaar Forbannede Jord
3. De Som Hadde Onde Oeyne
4. I En Iskald Grav
5. Om Prest og Pest
6. Hode og Hals I Doedsvals
7. Salmesang og Knokkelklang
8. Norges Land og Rike
9. Saa Raa og Kald

Pochi gruppi come i norvegesi sono in grado di riflettere in musica l'angoscia dei nostri incubi. La loro nascita non ha provocato troppi sussulti in un movimento dai tratti ambigui che ancora cerca risposte e nella quale le vicende del famigerato Inner Circle vengono narrate quasi fossero leggende norrene di chissà quanti secoli fa. Forse perché i Djevel nell'immaginario degli addetti ai lavori sono stati considerati fin dall'inizio un supergruppo oppure un progetto parallelo a cui attribuire scarsa durata e limitata lungimiranza. Un grave errore perché a rigorosa distanza di due anni l'uno dall'altro, prima 'Besatt Av Maane Og Natt' e adesso 'Saa Raa Og Kald', hanno confermato l'urgenza di 'Dødssanger' aumentando ancora di più lo spessore delle litanie oscure della band. La formazione è sempre la medesima con Mannevond (attivo anche con Koldbrann e Nettlecarrier) al basso, Trond Ciekals (pure lui nei Nettlecarrier ma anche nei cupi Ljå), l'ex Enslaved e Aura Noir Dirge Rep alla batteria e soprattutto Erlend Hjelvik dei Kvelertak a sputare sangue nel microfono. Anche l'ispirazione per questo terzo full length nasce dai primordi del black metal, da quella musica lancinante che seppe rappresentare un'alternativa al death ed al thrash nonché descrivere nel migliore dei modi l'atmosfera spettrale di estese lande quasi sempre caratterizzate da temperature glaciali e poche ore di luce. A 'Skritt For Skritt Mot Mareritt' spetta il compito di introdurre di nuovo l'ascoltatore nell'universo malato dei Djevel e quando scocca l'ora di 'Vaar Forbannede Jord' è già il momento di considerare seriamente una visita dallo psichiatra. Con il passare del tempo le visioni della band si sono fatte sempre più cupe, le melodie ancestrali che si sviluppano tra riff ossessivi e stacchi ritmici ferali pesano come macigni sullo stomaco e la sensazione è che il grado di cinismo raggiunto con la presente release sia addirittura superiore a quanto prodotto in passato. 'De Som Haddle Onde Oeyne', 'I En Iskald Gray' e la title track omaggiano le fondamenta esibendo un desiderio di spostarsi verso orizzonti differenti. Magari celato o comunque solo accennato. 'Om Prest Og Pest' e 'Norges Land Og Rike' sono invece passaggi che solo chi conosce a memoria la discografia di Darkthrone e Mayhem potrà comprendere a fondo. In tale intransigenza risiede il premio maggiore per chi si avvicinerà all'album sebbene l'apice assoluto coincida con la magnifica 'Hode Og Hals I Doedsvals' con la quale è possibile riassumere una progressione sonora che ci auguriamo non si arresti proprio adesso.  

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