
Nella vita le sorprese non finiscono mai. Per esempio non avrei mai pensato a quarant'anni di trovarmi a ballare hip hop in un locale di Reykjavik contornato di bellezze esotiche. E nemmeno avrei pensato che il pezzo che avrebbe accompagnato la mia settimana all'Iceland Airwaves fosse un pezzo rap e per giunta in lingua madre. Quel pezzo si intitola '100,000' ed il ritornello fa: “Hundrað þúsund krónur koma og fara eins og klink, milljón fyrir mánuð, bara ef ég nenni því, motherfuckers halda að úlfar djóki og geri grín en mamma kenndi mér að vera alltaf hreinskilinn..”. Nella terra del fuoco e del ghiaccio non puoi evitarlo. Accendi la radio la televisione e passano il singolo. Entri in un locale per bere qualcosa e passano il singolo. Addirittura l'organizzazione del festival l'ha inserito nella compilation utilizzata per promuovere l'evento e 'Tvær Plánetur' girava a pieno ritmo nella sala stampa. Non solo, nel backstage mentre chiaccheravi con i musicisti o qualche collega oppure ti torcevi il collo per guardare il culo di una delle tante islandesi fuori categoria il micidiale refrain costruito da Arnar Freyr e Helgi Sæmundur era sempre quello. Stordito, mi sono recato al 12 Tónar e, come di consueto in quel fantastico negozio, mi sono ascoltato il full lenght degli Úlfur Úlfur sorseggiando una tazza di buon caffè. La sorpresa non è stata tanto apprezzare il pezzo trainante con i suoi evidenti retaggi di Eminem e '8 Mile' ma scoprire quanto efficace fosse la proposta del trio – ai suddetti lupi si aggiunge il dj Þorbjörn Einar – nella sua interezza. 'Tarantúlur' è perfetta per chi ama il rap di impatto con bassi voluminosi e rime letali ma anche '20Ogeitthvað' e la title track impiegheranno pochi minuti per entrare nella vostra testa. Numerose le collaborazioni che impreziosiscono il lavoro tra cui segnalerei Edda Borg, Gísli Pálmi e Arnór Dan Arnarson degli Agent Fresco.

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