Úlfur Úlfur
Islanda
Pubblicato il 27/02/2017 da Lorenzo Becciani

Ormai sono un ospite fisso di Iceland Airwaves e tutti gli anni vengo in Islanda per scoprire nuove band, molte delle quali fanno elettronica o post rock. L’anno scorso però sono arrivato in hotel, ho fatto il check-in e sono salito in camera. Ho acceso la televisione e c’era il vostro video di ‘100.000’. Poi sono sceso in strada e mi sono fermato in una caffetteria e in sottofondo c’era ‘100.000’. Sono entrato nella libreria accanto e davano ‘100.000’. In pratica il ritornello “Hundrað þúsund krónur koma og fara eins og klink, milljón fyrir mánuð, bara ef ég nenni því, motherfuckers halda að úlfar djóki og geri grín en mamma kenndi mér að vera alltaf hreinskilinn..” ha accompagnato tutta la mia settimana..
Ahahahah… Anche noi siamo rimasti stupiti dal successo che ha avuto quel pezzo anche se sapevamo che era molto buono. In realtà dopo che ‘Brennum Allt’ era andata così’ bene ci speravamo ma allo stesso tempo poteva anche succedere il contrario. Di questi tempi tante band durano un singolo e poi vengono dimenticate.

Personalmente vi ritengo i veri pionieri dell’hip hop islandese e credo che il vostro successo all’estero sia davvero incredibile visto che cantate in lingua madre.
Sia io che Helgi siamo di Sauðárkrókur, un paese nel Nord dell’Islanda e rappiamo insieme da quando abbiamo tredici-quattordici anni. Per me l’unica regola nel rap è quella di essere a tuo agio con la lingua e per questo motivo non ho mai considerato di farlo in inglese. La voce è la mia arma e per usarla al meglio devo conoscere tutti i vocaboli. Con questo so benissimo che il rap ha un potere immenso nel catturare anche l’attenzione di chi non capisce la lingua. Io stesso ascolto rap giapponese e non capisco una parola. Eppure amo le vibrazioni che vengono emanate dalla musica. Sono felice che le nostre canzoni piacciano tanto all’estero.

É difficile fare hip hop in un paese come il vostro?
Tutti pensano che l’Islanda sia la nazione più bella al mondo ma non si rendono conto di quanto sia piccola. Qui ci conosciamo tutti ed i commenti non sono mai delle vie di mezzo. O vieni promosso oppure vieni bocciato. Non sono passati tanti anni da quando Björk ha esportato la musica islandese nel mondo e un paio di anni fa ci siamo resi conto che c’era un forte richiamo di hip hop nel nostro paese. La scena è forte, chiaramente influenzata dall’hip hop americano e da una realtà molto lontana.

State già lavorando al successore di ‘Tvær Plánetur’?
Penso che sarà finito per primavera. Sarà il primo album che verrà distribuito all’estero e quindi ci auguriamo che vada bene. A settembre abbiamo suonato in Polonia, ci aspettavamo di fare una piccola vacanza e un paio di date. Niente di più.. Invece c’erano mille persone ad aspettarci. E’ stato incredibile. Adesso faremo qualche altra data da quelle parti ed in Germania poi penseremo alle altre nazioni.

Che tipo di messaggio desideri trasmettere con le tue liriche?
Messaggi tipo “segui il tuo cuore” oppure “realizza i tuoi sogni”. Per me è importante trasmettere vibrazioni positive e fare in modo che le persone siano a proprio agio tra loro. L’Islanda è un paese molto liberale e da noi non avrebbe senso proporre temi omofobici e muscolari come buona parte di quelli che vengono affrontati negli Stati Uniti. Credo che il testo di ‘Brennum Allt’ rappresenti uno standard per gli Úlfur Úlfur.

In quel pezzo avete ospitato Kött Grá Pje…
Le prime rime sono tra le più vecchie in assoluto tra quelle che ho composto per ‘Tvær Plánetur’. Abbiamo invitato in studio Kött Grá Pje quando ancora non era famoso come adesso. Il fatto è che lo conosciamo da dieci anni e ci è sembrato naturale.

Meglio la West Coast o l’East Coast?
É impossibile scegliere. Da adolescente ascoltavo 2Pac e Snoop Dogg perché non arrivava molto in un paese di poco più di duemila abitanti.

Qual è il disco che ha cambiato la tua vita?
Senza dubbio ‘Man On The Moon: The End Of Day’ di Kid Cudi. Lo adoro e c’è tantissimo di Kid Cudi negli Úlfur Úlfur. Vorrei diventare come lui.

Altri artisti che ti piacciono?
Soprattutto Danny Brown che ha uno stile old school ma suoni molto moderni. Poi Kanye West, Schoolboy Q e Kendrick Lamar.

Hai mai pensato di mixare metal e rap?
In realtà l’ho fatto. Otto anni fa ho partecipato ad un contest con i Bróðir Svartúlfs ed è lì che è nata la saga del lupo.

Ci saranno collaborazioni anche nel prossimo disco?
Non ne sono sicuro anche perché il materiale è molto personale e Helgi si è occupato di tutti i beat.

Quali sono i rapper islandesi che ritieni più bravi?
Oltre a Kött Grá Pje direi che Gísli Palmi è un istituzione. É l’unico gangsta rapper anche se non abbiamo i metal detector nei locali da queste parti. Tra i giovani mi piacciono molto GKR, Sturla Atlas e Aron Can. Lo odio! Ha diciassette anni ed è così pieno di talento. Ha tutto per diventare una superstar internazionale. Io a diciassette anni non ero certo così.

Qual è stata la vostra esperienza più memorabile all’Iceland Airwaves?
L’anno scorso alla Vodafone Sports Hall è stato incredibile.

Ci sono le groupies nel mondo hip hop islandese?
Eccome se ci sono ma sia io che Helgi siamo fidanzati quindi..

(parole di Arnar Freyr)

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