Seabear
Islanda
Pubblicato il 30/03/2022 da Lorenzo Becciani

Questa intervista risale al Novembre 2019 quando i Seabear sono tornati ad esibirsi all’Iceland Airwawes con due set memorabili, il primo più intimo al Kex Hostel - https://www.youtube.com/watch?v=KrmkQ-z-ERk - ed il secondo più completo al Reykjavík Art Museum. L’emergenza sanitaria non ha soltanto ritardato l’uscita del loro nuovo album ma ha anche impedito agli organizzatori del festival di realizzare l’evento in presenza per i successivi due anni. Nella speranza di tornare in Islanda e riabbracciare i componenti della band, possiamo finalmente pubblicare le parole di Kjartan Bragi Bjarnason, raccolte proprio nelle sale del Museo di Arte Contemporanea della capitale qualche ora prima del concerto.

Nove anni di pausa non sono pochi. A cosa è stato dovuto tutto questo tempo? 
Dopo il tour di ‘We Built A Fire’ eravamo stremati. Avevamo trascorso troppo tempo insieme e così decidemmo di prenderci una pausa. Non pensavamo che sarebbe durata così tanto, ma ognuno di noi si è dedicato ai suoi progetti solisti e sia Sindri che Sóley hanno riscosso un grande successo. All’epoca nessuno era dispiaciuto di fermarsi per un po’ di tempo mentre adesso era il momento di tornare. Ci siamo trovati a cena insieme e abbiamo parlato delle nostre vite e di musica. É stato tutto molto spontaneo, all’inizio volevamo scattare qualche foto e scrivere delle canzoni insieme ma il nostro bassista ha complicato tutto, postando su Facebook che ci eravamo riformati. Non avevamo ancora scritto niente di nuovo e quel post ci ha spinti a lavorare seriamente.  Siamo sei amici che si sono uniti di nuovo per comporre canzoni e divertirsi insieme. 
 
Di Sindri e Sóley sappiamo bene visto che abbiamo seguito i loro progetti solisti da vicino. Voi altri invece cosa avete fatto in questi anni?
Io ho suonato in una band denominata Kimono, di cui ha fatto parte anche Halldór per un certo periodo. Örn Ingi suona negli Skakkamanage mentre Ingibjörg è un’artista di livello internazionale e Guðbjörg segue in tour i Sigur Rós come parte dell’Okkr Ensemble.

Come avete trovato la scena dopo nove anni?
L’ambiente attuale è molto più rilassato rispetto ad una decina di anni fa, ma si sente troppa musica hip hop e r&b e non capisco perché ci sia ancora tutto questo interesse. Non se i Seabear mancavano alla gente ma di sicuro ci hanno chiesto in tanti di tornare. Stasera sarà interessante perché suoneremo per tanti ragazzi che non ci hanno mai visti dal vivo. 

Perchè avete scelto ‘Waterphone’ come singolo? 
Abbiamo registrato diversi demo in separata sede e poi ci siamo trovati insieme per ascoltarli. Una volta accumulato un po’ di materiale, abbiamo scelto le tracce che ci sembravano migliori. Siamo tutti maturati ed è stato emozionante creare qualcosa di nuovo.

Che tipo di suono volevate ottenere?
Abbiamo seguito molto l’istinto. Per me ‘Waterphone’ ha un suono moderno eppure in tanti hanno scritto che è una tipica canzone dei Seabear. 

Che rapporto avete con Morr Music?
La nostra è una relazione che dura da tantissimo tempo. É stata una sorpresa anche per loro quando il nostro bassista ha annunciato la reunion. Non sapevano niente ed il giorno dopo ci hanno scritto chiedendoci cosa stava succedendo. Abbiamo risposto che non sapevamo cosa sarebbe successo. 

Lo show al Kex è stato incredibile e lo avete chiuso con ‘Wolfboy’ da ‘We Built A Fire’. Perché proprio quel pezzo? 
C’era tanta energia e abbiamo pensato che fosse perfetto per chiudere il set. Poi era l’ultimo pezzo di ‘We Built A Fire’ quindi è stato come chiudere un’era in attesa che se ne riaprisse un’altra.  

Quali sono i tuoi ricordi più belli dei primi anni della band?
All’inizio c’era solo Sindri. Registrò le tracce del primo EP da solo ma poi lo invitarono a suonare degli show in Germania e quindi ha dovuto trovare dei musicisti per l’occasione. Decise di chiamare alcuni amici e così si è formata la band. Non c’erano piani ambiziosi ma tutto si è sviluppato rapidamente. 

Quali sono i vostri maggiori mercati?
Oltre all’Islanda, siamo sempre andati bene in Germania e Polonia. Anche in Italia e negli Stati Uniti, soprattutto grazie allo split con i Grizzly Bear. 
 
(parole di Kjartan Bragi Bjarnason)

 

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