Ciao Chrigel, come stai?
Molto bene grazie. Oggi mi dedico alle interviste, nella mia casa in campagna.
Come mai avete impiegato così tanto a tornare nei negozi?
Un po’ è dovuto al Covid. Non ci siamo visti o incontrati in studio per parecchio tempo e sono successe varie cose nelle vite private dei membri. Poi siamo stati impegnati tantissimo in tour. Ad un certo punto siamo arrivati ad un momento in cui focalizzarci sul nuovo album e così abbiamo fatto.
Trovo che nel nuovo lavoro l’impianto lirico sia veramente di spessore.
Credo che si sia sviluppato tutto in maniera molto naturale. Il concept non è strettamente connesso ad altri che abbiamo pubblicato in precedenza, ma ci sono delle similitudini. Stavolta ho cercato di concentrarmi sul lato mitologico però trasmettendo il tutto secondo una visione moderna. Sono fermamente convinto che tanti temi siano trasportabili nella vita di tutti i giorni. Nei nostri piccoli mondi possiamo rappresentare filosofie ancestrali e concetti nati migliaia di anni fa. Si parla di profezie, rapporto con la Natura e di fenomeni più o meno sconvolgenti che accadevano secoli e secoli fa, ma che possiamo riscontrare anche nel quotidiano.
Ritieni di essere più risoluto in quello che fai visto il successo della tua band?
Non direi. Sono sempre legato agli esordi.
Ricordo benissimo che nelle prime interviste eri molto timido e oscuro..
Sono passati tanti anni. Magari perché non parlavo così bene inglese. In ogni caso ho sempre cercato di essere il più onesto possibile nei confronti dei nostri fan. Sono maturato nel frattempo e l’esperienza fa la differenza sotto tanti aspetti. ‘Ànv’ è un lavoro collettivo e abbiamo dato tempo alle idee di maturare, lasciando anche molte cose in sospeso prima di entrare in studio. Trovo che le nuove canzoni siano crude e autentiche. Il processo è stato come al solito snervante, ma non per quanto riguarda il tempo trascorso in studio. Quello invece è come sempre il momento migliore. Molto stimolante e divertente.
Avete coinvolto anche la violinista-organista Lea-Sophie Fischer..
Sì, siamo stati fortunati perché quando abbiamo dovuto cercare una nuova violinista lei si era appena lasciata dalla sua band precedente.
Il titolo dell’album a cosa si riferisce?
Alla madre di tutti gli dei. Mentre ‘Prodigal Ones’ deriva dal Nuovo Testamento e fa riferimento alla parabola del figliol prodigo.
Vuoi parlarci invece di ‘Taranoias’?
È il brano di apertura dell’album e racchiude l’intera essenza dell’album. Lo abbiamo pensato come un viaggio e nel complesso è un brano piuttosto duro e dark.
Cosa volevate cambiare o migliorare in termini di produzione?
Guarda, questo è forse l’album in cui me ne sono occupato meno. Mi fido talmente tanto di Jens Bogren che gli ho lasciato totalmente carta bianca in fase di mixaggio. Siamo amici da tempo e ho fatto in modo che ascoltasse i brani nella sua evoluzione e che potesse aggiungere liberamente le sue idee. Quando mi ha inviato i primi mixaggi sono rimasto sbalordito. I pezzi sembravano tri-dimensionali per come li aveva arrangiati.
Cosa hai ascoltato di recente di interessante?
Non ho molto tempo per ascoltare musica nella mia vita privata. L’album che più mi ha sorpreso di recente è stato quello dei Gaerea, una band black metal portoghese che ha davvero molto da dire. Poi ascolto un po’ le stesse cose di sempre ovvero Amorphis, Primordial, Moonsorrow, Thyrfing e così via.
Siete appena passati dall’Italia. Cosa dobbiamo aspettarci dal prossimo tour?
Stiamo organizzandoci per cambiare delle cose. La scaletta sarà logicamente diversa, ma alla fine i nostri fan sanno bene cosa aspettarsi ai nostri concerti. Con il passare degli anni abbiamo reso i nostri show più potenti e condivisi. C’è spazio per tutti i musicisti sul palco e cerchiamo di coinvolgere il pubblico in maniera totale.
(parole di Chrigel Glanzmann)


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