Ciao Steve, vi ho visto poco tempo fa al Viper di Firenze e sei sempre in grandissima forma. Hai davvero stretto un patto col Diavolo..
In realtà è stato parecchio stancante. A livello vocale non ho alcun problema, ma un concerto di due ore è comunque impegnativo. Abbiamo avuto l’idea di suonare due scalette differenti con la formazione attuale e quella originale ed i nostri fan hanno risposto con entusiasmo. L’unico assente è stato Andy Fois, che ha proprio smesso di suonare ed è stato rimpiazzato da Andy Panigada, chitarrista dei Bulldozer nonché collaboratore di vecchia data dei Death SS. Ezio Lazzerini aka Erik Landley, Mario Assennato aka Christian Wise e Domenico Palmiotta sono parte della storia di ‘..In Death of Steve Sylvester’ e ritengo sia stato giusto omaggiarli, oltre al fatto che in questo modo abbiamo potuto regalare qualcosa di speciale a chi ci segue da sempre.
Parliamo adesso di ‘The Entity’, il nuovo disco in uscita. Quanto è difficile ogni volta approcciarsi alla scrittura di un nuovo lavoro in studio, considerato il peso della vostra discografia ed il nome della band in tutto il mondo?
Sono una persona molto creativa, quindi ho sempre tante idee. Cerco semplicemente di raccogliere quelle che reputo più interessanti e mettere insieme tematiche di rilievo e melodie. Quando ho chiaro in testa che stile dare alle canzoni, mi interfaccio con degli amici musicisti e col resto della band. A quel punto registriamo delle demo e ognuno è libero di aggiungere qualcosa. Ormai è un processo consolidato ed è andata più o meno così pure in occasione della pubblicazione degli album più recenti.
E’ cambiata la line-up..
Sì, dopo l’uscita di ‘X’ ci sono stati degli avvicendamenti per motivi personali. Ormai però è una cosa di un paio di anni fa. Ho avuto la fortuna di reclutare ottimi musicisti come Dimitri Corradini al basso, Manu alla batteria e Ghiulz alla chitarra.
Cosa vi ha spinto a collaborare con Tom Dalgety?
È un personaggio enorme, che ha lavorato tra gli altri con Rammstein e Ghost. Il contatto ce l’ha girato la manager Tobias Forge, ma non era detto che accettasse di lavorare con noi. Siamo sempre rimasti in ambienti di nicchia ed al contrario lui è abituato a collaborare con artisti mainstream. Invece è stato fin da subito molto gentile, ha apprezzato il materiale ed è nata un’amicizia. È venuto fuori un prodotto potente e moderno, ma dal taglio classico come volevo fin dal principio.
Quando ho ricevuto il promo di ‘The Entity’ mi sono subito appassionato ai testi. Il concept è davvero valido e tra l’altro decisamente applicabile ai giorni nostri.
Il concept riguarda la alla duplicità dell’animo umano. Parlo di un’entità sempre esistita nella storia dell’umanità. Un’entità che secondo diversi occultisti spingeva a tirare fuori il proprio lato artistico. In generale l’album ha un profilo esoterico-horror e mette al centro figure come Aleister Crowley, scrittori come James Hogg, autore di Memorie private e confessioni di un peccatore giustificato, e Robert Louis Stevenson, autore di Lo strano caso del dottor Jekyll e del signor Hyde, ma anche Walter Sickert, il pittore considerato tra i maggiori sospettati di essere Jack Lo Squartatore perché ne dipingeva in maniera perfetta le vittime, o Cimiteria, uno dei personaggi dei fumetti erotici degli anni settanta che amo di più.
Sei proprio un appassionato di questo campo.
Sì, ho una collezione molto ampia e condivido questa passione con alcuni amici. Non è un settore dove c’è grande mercato ma è un amore che nutro da tanti anni e che mi ha portato a partecipare a tanti eventi come Lucca Comics o Lucca Collezionando.
‘Dottor Jekyll & Sister Hyde’ di cosa parla?
Le avventure di dottor Jekyll si concludono con la governante che lascia l’abitazione del dottore. Ho immaginato che si prostituisse, non sapendo più come fare a sopravvivere e che fosse l’ultima vittima dei presunti attacchi del dottore. Non solo, è stata l’unica vittima completamente sfigurata. Esistono foto dell’epoca agghiaccianti anche se in realtà la vera vittima dovrebbe essere la compagna di stanza. Avendogli fatto conoscere l’amore, ho pensato ad un lato più dolce. In un certo senso viene risparmiata visto che viene ritrovata intatta, ma morta nel cimitero di una università di fine ottocento. Da qui c’è poi il collegamento con Cimiteria di Renzo Barbieri. Un personaggio in grado di risorgere e fare conoscere nuovi aspetti dell’entità. Cerco di vedere ogni canzone, non solo dal punto di vista musicale ma come un film. Anche solo per immagini. ‘The Entity’ in definitiva è la colonna sonora del film che mi sono creato in mente con questo viaggio.
C’è una canzone che ha guidato un po’ tutto il processo, sia dal punto di vista compositivo che da quello della produzione?
Sì, è ‘Justified Sinner’. La prima bozza della canzone risale a dieci anni fa. Ne parlai con l’amico James Hogg. Era inquietante il fatto che si chiamasse nelle stesso modo. Il libro non è stato facile da leggere perché l’originale era in gallese antico. Parto sempre dalla storia che voglio raccontare e mi muovo su diversi territori artistici. Una volta che ho qualcosa da comunicare decido lo stile e la produzione più adatti ed è per questo che i Death SS non hanno mai pubblicato due volte lo stesso disco.
Il video è stato girato ancora da Andrea Falaschi.
Per ricreare l’angelo di ‘Justifed Sinner’ ha usato la retroproiezione, una tecnica vintage utilizzata anche da Kubrick nel suo capolavoro Eyes Wide Shut. Questo ha permesso di mantenere le trasparenze dell’abito dell’angelo.
Parliamo di influenze adesso. In ‘Dottor Jekyll & Sister Hyde’ ho percepito retaggi dei White Zombie. In generale, passate dall’heavy metal al rock, dal doom al glam o all’industrial senza porvi troppi problemi.
Ritengo che ogni canzone debba avere il suo stile e quindi è possibile pescare da qualsiasi tipo di esperienza musicale. Riguardo i White Zombie, penso che il legame sia rappresentato dal fatto che in entrambi i casi la musica è composta come il trailer di un cortometraggio. A tutti e due piace sicuramente il cinema vintage. E’ un pezzo ironico e divertente.
C’è stato un momento in carriera in cui avete rischiato di diventare commerciali?
Abbiamo avuto sempre un ottimo riscontro all’estero. La questione del nome ci ha sicuramente penalizzato all’inizio in Germania, un mercato molto forte. All’epoca di ‘Panic’ poi ci furono sforzi notevoli. Il disco costò sui cento milioni di lire, venne masterizzato negli Stati Uniti e sembrava che potesse smuovere parecchio. Alla fine siamo rimasti dove prima. Sono in ogni caso molto soddisfatto di tutto ciò che abbiamo fatto. Quando suoniamo all’estero siamo quasi sempre headliner ed esibirsi allo Sweden Rock, davanti a decine di migliaia di persone, è stata un’esperienza memorabile.
(parole di Steve Sylvester)


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