Quando abbiamo fatto l’intervista per ‘Unstable’, sia te che Diamond eravate piuttosto timidi ed emozionati. Adesso i Tetrarch sono una realtà alternative metal internazionale e state diventando sempre più importanti. Mentre aspettavo l’intervista ho visto che avete quasi cinquantamila follower su Instagram.
Stiamo crescendo ancora e questo non può che riempirci d’orgoglio. C’è stato un certo gap tra ‘Unstable’ e ‘The Ugly Side Of Me’ e questo è dovuto soprattutto al fatto che tanti concerti promozionali di ‘Unstable’ sono stati rinviati a causa della pandemia. Fino al 2022 siamo stati impegnati in tour e solo a quel punto abbiamo potuto concentrarci sulla scrittura del nuovo album. Dopo sei mesi circa siamo entrati in studio e ci siamo stati un sacco di tempo. Altri cinque-sei mesi come minimo, nei quali abbiamo riscritto alcune parti e arrangiato i brani.
Cosa volevate cambiare rispetto a ‘Unstable’?
Volevamo rappresentare quello che sono i Tetrarch in questo momento. La nostra identità sonora è sempre più definita e in generale abbiamo cercato di rendere migliori quelle le componenti del nostro sound che ci piacciono di più ovvero rendere le parti aggressive ancora più aggressive, fare in modo che i nostro chorus fossero ancora più catchy e scrivere dei testi che potessero relazionarsi in maniera efficace con la musica.
Stavolta ci sono anche delle parti industrial considerevoli.
Non saperei dirti se è il risultato delle nostre influenze o semplicemente del fatto che ci piace sperimentare in studio. Magari faranno parte del nostro sound tra quattro o cinque anni. In ‘Live Not Fantasize’ abbiamo inserito una base elettronica decisamente heavy e questo perché io e Diamond negli ultimi due anni abbiamo imparato molto riguardo le tecnologie di produzione. È una base che può ricordare l’industrial degli anni ‘90, tipo Ministry o Nine Inch Nails. Si tratta comunque di band con cui tante formazioni nu metal del periodo finivano per interfacciarsi influenzandosi a vicenda. Quello che conta sono le chitarre e la batteria che accentuano il contrasto rendendo il pezzo memorabile.
Un altro grande singolo è ‘Never Again (Parasite)’, che ricorda molto i Linkin Park..
Abbiamo girato il video a Los Angeles con Vincente Cordero ed è un pezzo a cui teniamo molto, perché lo abbiamo riscritto tipo cinque volte. Alla fine abbiamo deciso che Diamond avrebbe cantato il secondo verso per aggiungere un elemento di novità.
Dovreste pubblicare qualche remix allora..
Magari lo faremo ahahah…
Cosa puoi dirmi invece di ‘Cold’?
Quando ne parlavamo in studio con Dave Otero pensavamo ad un pezzo divertente da suonare dal vivo e in grado di accendere la folla. Ci sono parti vocali pulite ed in scream, un grande assolo di Diamond e dinamiche che saranno estese ulteriormente in tour.
Cosa avete chiesto a Dave Otero in termini di mixaggio?
É un produttore che non ha bisogno di presentazioni. Ormai ci conosce bene da tanti anni e sa cosa vogliamo. Gli abbiamo proposto delle nuove idee e anche lui ci ha dato degli spunti per innovare il sound di chitarra e batteria e gli arrangiamenti in generale. É come un quinto membro della band, ma ci tengo a sottolineare che anche Ruben e Ryan hanno contribuito tantissimo al sound.
Avete subito pressioni da parte dell’etichetta?
Non tanto dall’etichetta quanto da noi stessi. Volevamo a tutti i costi che la reazione dei nostri fan fosse uguale se non addirittura superiore a quella ottenuta con ‘Unstable’. Quando abbiamo registrato ‘Freak’ non avevamo aspettative di alcun tipo. Adesso ci poniamo degli obiettivi e siamo più ambiziosi e questo naturalmente comporta stress, discussioni, ripensamenti e così via. L’evoluzione dei Tetrarch è stata estremamente naturale, soprattutto perché è partita sempre da noi. Se avessimo voluto assecondare qualcuno saremmo tornati prima nei negozi.
Ti piace stare in studio?
É sempre un’esperienza indimenticabile. Sul palco è un’altra cosa, ma anche vedere come un pezzo prende vita è emozionante. Ci sono band che vivono per stare in studio e che vanno in tour solo perché si sentono obbligate a farlo. Noi siamo l’opposto. Ci piace esibirci fin da quando eravamo adolescenti, ma questo ci ha spinto a prendere sempre più in considerazione alcuni aspetti del songwriting e della produzione che poi influiscono in maniera significativa sulla dimensione live.
Perchè ‘The Ugly Side Of Me’?
Abbiamo scelto tra diversi titoli. Volevamo che anche il titolo ci rappresentasse, almeno a livello lirico. Ognuno di noi ha qualcosa della propria situazione che non gli piace o che non vuole mostrare all’esterno. Perché è un lato orribile o più semplicemente perché non desidera affrontare quel problema. Scorrendo le tracce del disco puoi percepire una certa ansia ma anche la speranza di potere uscire da quel determinato stato mentale.
Insieme ai Jesus Piece siete una delle maggiori risorse nuove per chi ama la musica alternative metal. Ci sono band che ritieni sottovalutate o che potrebbero emergere da qui a breve?
Penso che i Tallah siano spettacolari. Mi piace molto la loro attitudine.
(parole di Josh Fore)


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