Cosa significa suonare black metal atmosferico nel 2025, con l’industria musicale in collasso ed i servizi streaming che dominano il mercato?
L’industria musicale in "collasso" e il dominio dello streaming presentano sicuramente delle sfide ma offrono anche nuove opportunità. Lo streaming permette sicuramente di raggiungere un gran numero di ascoltatori in tutto il mondo; in questo senso, è uno strumento molto potente. La vera sfida è mantenere l’identità artistica in un ambiente saturo.
Come vi siete formati? Qual era la visione all’inizio della vostra avventura?
La band nasce inizialmente come studio project di Luca Gagnoni ed Emanuela Marino, parallelo ai Veil of Conspiracy, progetto doom/death metal. Subito dopo l’uscita del primo disco “Mist”, andato sold out in poco tempo e del quale sono state realizzate tre ristampe, abbiamo iniziato a ricevere diverse richieste di portare il progetto live. Con molto entusiasmo abbiamo quindi cominciato a cercare gli altri componenti per metter su quello che oggi sono gli Svart Vinter.
Alcuni di voi avevano esperienza con una musica più doom-death. Perché vi siete avvicinati al black metal?
Pur avendo avuto principalmente esperienze musicali doom/death, siamo sempre stati appassionati di black metal e abbiamo infatti implementato diverse volte sonorità prettamente black metal all’interno di alcuni brani dei Veil of Conspiracy. L’esperienza pregressa con il doom/death ha sicuramente influenzato il nostro approccio al black metal, soprattutto nel creare atmosfere pesanti e opprimenti. Il “passaggio” al black metal è stato un’evoluzione naturale, un modo per esplorare un lato più oscuro, aggressivo e ancora più atmosferico della nostra espressività musicale.
Cosa volevate cambiare o migliorare dopo “Mist”?
“Mist” è un disco che ci ha permesso di iniziare a definire una nostra identità sonora. Dopo la sua uscita, sentivamo il bisogno di proseguire nell’addentrarci maggiormente nel lato più atmosferico del black metal, restando comunque fedeli ad alcuni canoni musicali dettati dal genere. Volevamo un suono più maturo e coeso, una produzione che rendesse giustizia alla complessità delle nostre composizioni. In termini di songwriting, l’obiettivo era creare brani ancora più dinamici, con un equilibrio ancora maggiore tra momenti più serrati e altri più atmosferici.
Cosa è successo in questi tre anni? Come siete entrati in contatto con Non Serviam Records?
Questi tre anni sono stati un periodo di intensa creatività e crescita per la band. Abbiamo lavorato meticolosamente alla composizione e all’arrangiamento di “Isvind”. Abbiamo suonato in diverse occasioni, condividendo il palco con band importanti quali i Batushka appena dopo l’uscita di “Mist”, e successivamente Rotting Christ, Harakiri for the Sky e I Am Morbid durante il Frantic Fest 2023. Più recentemente, abbiamo condiviso il palco con i texani Absu. Parallelamente, abbiamo cercato un’etichetta che credesse in noi e che trattasse il genere musicale che proponiamo. L’incontro con Non Serviam Records è avvenuto quindi in modo naturale, prendendo contatti diretti con Ricardo Gelok, boss della Non Serviam Records. Abbiamo apprezzato fin da subito il suo entusiasmo nei confronti della nostra musica, il suo instancabile supporto e la sua continua disponibilità e presenza. Tutto ciò è stato fondamentale per la band e per la realizzazione di “Isvind”.
Quando siete entrati in studio per registrare “Isvind”? E’ stato un processo complicato o rilassato?
Siamo entrati in studio per registrare “Isvind” durante l’estate del 2024. Avevamo una visione chiara di ciò che volevamo ottenere, avendo lavorato a lungo sui brani in fase di pre- produzione. Le chitarre e il basso sono state registrate presso il Mørk Natt Studio da Luca Gagnoni, mentre la batteria al Bit Studio di Luca Tiraterra. Infine, la voce, il mix e il mastering sono stati realizzati al Decomposed Design Studio dal nostro cantante Andrea Maggioni.
Qual è stato il momento più eccitante di tutte le sessioni di registrazione?
Sicuramente uno dei momenti più gratificanti è stato quando abbiamo iniziato a percepire che il disco stava iniziando a prendere una forma più definita e a suonare esattamente come volevamo.
In termini di produzione e mixaggio vi siete posti degli obiettivi particolari? Avete preso spunto da alcuni dischi per i suoni di chitarra e batteria?
L’obiettivo principale è stato quello di avere un album che suonasse in maniera “organica”, “tridimensionale” dove ogni strumento avesse il suo spazio, esaltando l’atmosfericità dei brani senza perdere la matrice sonora black metal. Per quanto riguarda chitarre e batteria, abbiamo preso ispirazione dal sound di alcuni dischi della tradizione black, cercando però di sviluppare un nostro timbro distintivo.
Cosa vi ha spinti a scegliere “Of Cold And Grief” come singolo?
“Of Cold And Grief” ci è sembrato il brano ideale per presentare “Isvind” perché racchiude molti degli elementi che caratterizzano il nostro sound. Ha un’alternanza di momenti aggressivi e passaggi più melodici e atmosferici, con un testo che ben rappresenta le tematiche oscure e malinconiche che esploriamo. Abbiamo pensato che potesse essere un’ottima anteprima della complessità e dell’intensità che si possono trovare nell’intero album.
Provate a recensire “Frozen Tomb” e “Where The Shadows Lie” per i nostri lettori.
“Frozen Tomb” è un brano fortemente evocativo, si apre con un arpeggio glaciale e incalzante che subito cattura l’ascoltatore, proiettandolo verso un’atmosfera che diventa via via sempre più opprimente quando arriva al ritornello. Anche il testo contribuisce ad esprimere un senso di isolamento, una condanna ineluttabile a soccombere alla potenza fredda e spietata della natura. “Where The Shadows Lie” è forse uno dei brani più oscuri e introspettivi dell’album. Fin dalle prime note trasmette un senso di inquietudine, i riff di chitarra sono densi e creano un’atmosfera opprimente. La sezione ritmica è serrata, quasi a simboleggiare un incedere lento e inesorabile verso l’oscurità. La voce sembra quasi un lamento lontano, un eco che proviene dalle profondità dell’ombra. “Where The Shadows Lie” è un viaggio nel subconscio, dove le paure e i tormenti prendono forma.
In generale cosa desiderate trasmettere con le vostre liriche?
Le nostre liriche sono spesso ispirate dalla natura, in particolare dai paesaggi invernali e desolati, ma anche da riflessioni sull’esistenza, sulla malinconia e sulla caducità della vita. Non cerchiamo di raccontare storie specifiche, ma piuttosto di evocare emozioni e atmosfere attraverso immagini potenti e simbolismi. Vogliamo che l’ascoltatore si immerga in un mondo interiore oscuro e suggestivo, trovando magari un eco delle proprie emozioni e riflessioni.
Avete stretto rapporti con altre realtà black italiane? Ci sono dei gruppi che ritenete estremamente validi e meritevoli dell’esposizione che state ottenendo voi in questo momento?
Sì, la scena black metal italiana presenta molte band notevoli, come Orgg, Enisum, Unviar e molte altre, e crediamo che ci sia un fermento creativo molto interessante in Italia nell’ambito del black metal. Siamo sicuri che il black metal italiano diventerà sempre più conosciuto ed apprezzato anche al di fuori dei confini nazionali.
Siete appassionati di giochi da tavolo o giochi di ruolo? Se sì, quali?
Alcuni di noi sono molto appassionati di giochi da tavolo e giochi di ruolo. Apprezziamo particolarmente Dungeons & Dragons e Magic.


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