Mad Dogs
Italia
Pubblicato il 31/08/2025 da Lorenzo Becciani

Abbiamo avuto l’opportunità di intervistare i marchigiani durante il Rumagna Festival, evento di Campiano, in provincia di Ravenna, che ha visto protagonisti gli autori di ‘The Future Is Now’ assieme tra gli altri a Small Jackets, Los Fuocos e Dregen, chitarrista che ha legato la sua fama a The Hellacopters e Backyard Babies.

Cosa significa pubblicare un disco garage rock nel 2025?
La musica che suoniamo è una forma empatica di quello che siamo e ascoltiamo. Farlo in Italia rappresenta chiaramente una sfida, ma per noi è qualcosa di spontaneo e genuino. É importante preservare questo messaggio e tramandarlo a generazioni più giovani della nostra.   

‘The Future Is Now’ è un titolo ironico?
É un monito personale. Scegliere di vivere in maniera diretta, senza porsi troppi interrogativi. Cogliere l’attimo e assaporare quello che c’è di buono, invece di bloccarsi dietro a troppe problematiche. Essere sé stessi in ogni situazione, soprattutto la musica.

Quando avete pubblicato il primo album in inglese, pensavate di arrivare musicalmente dove siete adesso?
Negli anni gli obiettivi sono cambiati molto. Abbiamo cercato di affinare un po’ il nostro suono e le esperienze accumulate ci hanno aiutato a farlo. Ci siamo messi in discussione, tentando di compiere sempre un passo in avanti. É importante trovare una coesione non solo creativa ma anche attitudinale e soprattutto insistere perché se siamo arrivati a pubblicare un disco come ‘The Future Is Now’ è perché non abbiamo mai smesso di credere nel nostro sogno musicale.

Di sicuro se ti chiamassi Mark Karlstrom sarebbe stato più semplice..
In Italia è un sfida. La affrontiamo per ambizione personale anche se è difficile. Ci è capitato di esibirci all’estero e il riscontro del merch è differente. Per noi è comunque bello metterci in discussione tanto che stiamo pianificando nuovi concerti in Italia e anche un piccolo tour in Europa. Acquistiamo energia da quello che sperimentiamo, evolviamo e mettiamo dentro sempre qualcosa di nuovo.  

Cosa volevate modificare o migliorare dopo ‘We Are Ready To Testify’?
Volevamo rendere le composizioni più complete, gli arrangiamenti più accurati. Gradualmente ci siamo evoluti a partire da ‘Ass Shakin’ Dirty Rollers’ e siamo andati nella direzione di dischi sempre più consapevoli. Abbiamo lavorato tanto in sala prove, cercando di centrare il più possibile il lavoro e, se ‘We Are Ready To Testify’ era un po’ a metà tra la Svezia e l’Australia, ‘The Future Is Now’ è sicuramente più legato al suono di Stoccolma.

Gli arrangiamenti sono decisamente più personali. Un pezzo come ‘Stoker’ non lo avevate mai pubblicato. Il processo è stato guidato da un pezzo in particolare?
‘No Way To Come Back’ è forse il primo che abbiamo completato. Rimanda un po’ ai Sonic’s Rendeze Vous Band di Detroit. Tre anni fa avevamo già un set di pezzi pronti che abbiamo abbandonato in parte. Alcuni li abbiamo scartati perché non stavano bene nel disco, altri non li abbiamo registrati proprio. Siamo stati più selettivi rispetto al passato perché l’obiettivo era centrare il disco. Un pezzo che lo rappresenta bene è ‘The Future Is Now’, per cui abbiamo girato un video a Villa Spada, una tenuta dalle nostre parti, disabitata da circa cinquant’anni. Racchiude in sé il concept dell’album – No time to waste again, no space to leave blank, it’s an opportunity, don’t wait! The future is now! – Questa esortazione a non lasciare indietro niente, a vivere la vita appieno, senza rimorsi, l’abbiamo voluta trasmettere anche attraverso l’energia del suono. 

Dove si sono svolte le registrazioni?
Al Mal De Testa Recording Studio di Padova. Daniel Grego è ormai un membro aggiunto della band. Si è instaurato un grande rapporto di fiducia e registrare da lui per noi è come stare a casa. Su ‘Stoker’ c’è un midtempo quasi new wave a metà del pezzo e avevamo ipotizzato quel drummin’ anche sul riff portante e ce lo ha fatto cambiare. Poi ha asciugato parecchio il disco tagliando linee di basso che secondo lui erano superflue.

Visto che avete parlato di casa. Che dischi troviamo quando entriamo a casa vostra?
Tanti vinili. Ho speso troppi soldi in questi anni e posso dire di avere una buona collezione action rock e garage punk. Band come Gluecifer, The Hellacopters, Nomads, Turbonegro, Sonics, The Fuzztones, ma anche un po’ di soul.

E in Italia i dischi della Go Down Records..
Siamo orgogliosi di far parte di un’etichetta così. Go Down è una famiglia, un contenitore artistico e umano che abbiamo cercato di alimentare anche noi. Un modo di ritrovarsi ad eventi con persone che ti vogliono bene. Oltre agli Small Jackets, che suoneranno con noi stasera, tante ottime band come OJM, Ananda Mida, The Devils..

Volete parlarci delle collaborazioni sul disco?
Nicola Bagnoli degli Avvoltoi è una sorta di padre putativo. Lo coinvolgiamo sempre in qualche modo. Steve Martini è un tastierista marchigiano, grande esperto di musica degli anni sessanta e gli abbiamo chiesto di dare un tocco di psichedelia in più al disco.  

Hai detto che state lavorando alle prossime date..
A partire da settembre promuoveremo il disco. Siamo in contatto per andare in Spagna a dicembre-gennaio e forse faremo una data anche a Londra. 
 
 

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