Omnium Gatherum
Finlandia
Pubblicato il 10/11/2025 da Lorenzo Becciani

Prima di tutto congratulazioni. Non siete certo al primo album ma questo è sicuramente un periodo difficile per le band e le etichette ed il fatto che continuiate a pubblicare grandi album dopo così tanti anni di attività è degno di nota.
É un motivo d’orgoglio. Questo è il nostro decimo album e quindi ha un sapore speciale. E uno dei motivi per cui andiamo avanti è che ci sono tante persone che desiderano ascoltare la nostra musica. Siamo una band attiva, con tour e tutto ciò che comporta, e cerchiamo di mantenere più elevato possibile il contenuto artistico della nostra proposta.

Cosa comporta pubblicare un album di death metal melodico nel 2025?
Il senso di compiere ancora certi atti è legato alla sinergia che si è venuta a creare nel corso degli anni col nostro pubblico. Amiamo il metal, questo è chiaro. E non si tratta di musica che viene passata spesso in televisione o nelle radio. Credo che ci sia molta varietà nel genere e il melodic death, proprio come il black, non vengono considerati dai media. Questo è uno dei motivi per cui dobbiamo perseverare nel nostro obiettivo. Negli anni ci siamo evoluti naturalmente ma siamo comunque ancora legati alle origini. Le nostre canzoni hanno un carattere umano e sono scritte per essere eseguite dal vivo.

Secondo te gli Omnium Gatherum sono stati penalizzati da questa etichetta?
Non siamo certo come i pionieri del genere. Amiamo sperimentare e lo abbiamo fatto più volte in passato, ma non ci interessano collaborazioni strane o evoluzioni che difficilmente sarebbero comprese dai nostri fan. Quello che ci interessa è che i pezzi abbiano una grande trasportabilità dal vivo.

Non dobbiamo aspettarci un singolo con un rapper finlandese quindi… Oppure una cover delle Nylon Beat o di Jenni Vartiainen…
Ahahahah no...

Cosa vi siete posti come obiettivi stavolta?
Abbiamo cercato di dare all’album delle sonorità anni novanta e credo che in tal senso ‘May the Bridges We Burn Light the Way’ ha delle similitudini con ‘The Red Shift’ e ‘Beyond’. È un album molto diretto, di circa quaranta minuti, che consiste di sette pezzi più intro e outro strumentali. All’interno ci sono midtempo e soluzioni melodiche di ampio respiro, ma anche passaggi più crudi e veloci che rimandano agli esordi.

Nella recensione infatti ho parlato di ‘May the Bridges We Burn Light the Way’ come della naturale evoluzione di ‘Beyond’.
Non hai torto. Abbiamo iniziato a comporre il materiale appena terminato il tour promozionale di ‘Origin’ e qualche riff era già presente anche prima. L’idea era di pubblicare solo pezzi di grande impatto e zero riempitivi.

In ‘The Darkest City’ fare riferimento a Helsinki?
Di sicuro qua la luce va via presto e fa molto freddo, ma il titolo è una metafora per indicare il luogo dove convergono tutte le storie del disco. Parliamo soprattutto di stupidità sconosciuta, dove convivono tutti questi personaggi e tutte le personalità di cui parliamo nelle canzoni. La città, nella sua oscurità, racconta delle persone che la abitano.

Com’è stato il processo stavolta?
La composizione prende molto tempo e Markus è stato impegnato con diversi progetti negli ultimi tre anni. Prima il disco con gli I Am The Night, poi il nuovo degli Insomnium e nel frattempo è stato coinvolto anche nei Cemetery Skyline. Quindi il problema principale è stato trovare il tempo per organizzare tutto e non andare troppo oltre. Per noi che li stiamo accanto e aspettiamo le sue idee è certamente un po’ stressante, ma alla fine il risultato ripaga di tutto. I nostri input sono fondamentali perché danno modo di finalizzare i pezzi nell’ottica della sede live. La musica è stata registrata in vari studi finlandesi, alcuni in spazi industriali riqualificati, caratterizzati da un'atmosfera di quiete spettrale. Le sessioni vocali di Jukka Pelkonen sono state registrate in Svezia con Björn 'Speed' Strid, che ha coprodotto le voci e prestato la sua voce alle potenti grida di gruppo.  Devo ammettere che mi ha sorpreso perché, vista la sua esperienza nei Soilwork, conosce benissimo cosa significhi metal estremo ma ugualmente ha saputo sviluppare i Night Flight Orchestra in maniera encomiabile e ha un approccio alla melodia che potrebbe essere quello dei Def Leppard. Le tracce vocali sono state registrate sulla leggendaria console SSL utilizzata per ‘Innuendo’ dei Queen, aggiungendo un tocco di storia del rock alla potente performance e per completare la produzione ci siamo nuovamente rivolti a Jens Bogren e Tony Lindgren dei rinomati Fascination Street Studios svedesi per il mixaggio e il mastering.  

Quali sono i vostri prossimi piani?
Stiamo allestendo un tour importante, considerati tutti gli impegni di Markus. Abbiamo la crociera metal di Helsinki in programma, con tante altre band scandinave. Tra queste anche i Kovenant che sono stati inattivi a lungo. Credo che suoneranno il materiale di ‘Nexus Polaris’ e sarà davvero eccitante. Tra novembre e dicembre saremo anche in USA e Canada, poi avremo qualche show in Finlandia nei primi mesi dell’anno e in seguito avremo i festival estivi. Speriamo di potere tornare in Italia al più presto. 

(parole di Jukka Pelkonen)

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