Sei al Rumore del Lutto per presentare le canzoni del tuo nuovo album, ‘Blackbirds and the Sun of October’, che ritengo rappresenti una svolta per la tua carriera..
Sono felice che ci sia curiosità attorno a questo nuovo lavoro, che per quanto mi riguarda è collegato al primo, ‘The Houseboat And The Moon’. All’epoca del debutto, scrissi musica quasi per gioco. Il mio obiettivo era realizzare colonne sonore, ma quando mi trasferii a Berlino il mio manager mi disse che sarebbe stato difficile trovare delle date o dei contatti senza un album e che quindi sarebbe stato meglio pubblicare le canzoni che avevo nella modalità tradizionale. Quel disco era sostanzialmente una raccolta di ricordi, un’esperienza di ricerca legata ad un luogo misterioso. Un luogo dei sogni in qualche modo. Poi la carriera si è evoluta in una direzione abbastanza precisa e sono usciti altri album. Adesso ho ritrovato un luogo simile, quando sono atterrato nel Monferrato. Mi ha ispirato così tanto quella zona, che ho deciso di comporre della musica legata al territorio Quella ricerca di cui parlavo prima forse si è conclusa.
Come mai ti sei trasferito in quella zona?
Perché ho trovato una scuola bilingue steineriana per due dei miei tre figli. Si chiama Village Forest School e io e Jessica abbiamo pensato che fosse l’ideale per la loro educazione. Io faccio sempre avanti e indietro con Berlino, dove rimane il mio studio e buona parte del mio lavoro, però in quel luogo di campagna ho ritrovato la pace.
Per il sottoscritto rimani un caso straordinario, proprio dal punto di vista etimologico del termine, per il nostro panorama musicale.
Penso che in Italia ci siano tuttora dei progetti molto validi. Ho ascoltato in tempi recenti musicisti pazzeschi e tante ottime idee dove c’è grande preparazione alle spalle. Quello che manca è il supporto. Manca la volontà di mettere in evidenza il musicista o il compositore. Per molti è un hobby e l’aspetto burocratico, così come quello umano, non è lo stesso di altri paesi. Purtroppo da noi c’è ancora da fare tanto per capire che la musica può essere considerata un mestiere. A Berlino ti senti parte di vibrazioni che fanno parte della vita quotidiana delle persone.
Come è nato il contatto con la XXIM Records, di cui tra l’altro fanno parte alcuni artisti islandesi che amo alla follia come Eydís Evensens e gli Hugar.
Prima ero sotto la Mercury KX/Decca dell’A&R Alexander Buhr, con cui sono in contatto da diversi anni. Quando è andato alla Sony, c’è stata una transizione naturale. Devo dire che mi trovo molto bene. Ho tante persone che lavorano per me, mentre quando ero a Denovali ero sostanzialmente in contatto col solito tizio. Chiaramente può essere un’arma a doppio taglio perché magari le persone che ruotano attorno ad una major cambiano spesso.
‘Blackbirds and the Sun of October’ è un album molto organico e vario. Secondo me addirittura atemporale, vuoi anche per l’ispirazione legata alla storia di alcuni pezzi come ‘The Prince And The Emperor’.
Ho fatto degli studi sulla zona del Monferrato, dove addirittura un tempo arrivava il mare. L’Ecomuseo di Cella Monte è bellissimo e diversi parti della zona sono quanto mai evocative. Il cambiamento porta sempre qualcosa di nuovo dal punto di vista creativo e mi sono fatto letteralmente trascinare. ‘The Prince And The Emperor’ è uno dei primi pezzi che ho composto. Un’altra impronta l’ha data l’autunno con i suoi suoni ed i suoi colori. Di elettronica ce n’è meno rispetto ai lavori precedenti, semplicemente perché quando mi sono trasferito ho portato pochi macchinari. La maggior parte dei synth l’ho lasciata in studio a Berlino. Mi sono portato dietro un basso elettrico, una batteria per fare suonare mio figlio più grande, qualche microfono e la scheda audio per il computer. Non ci ho pensato troppo e questo ha aggiunto poesia al materiale.
Come funziona una famiglia di artisti? Discutete per la musica?
No, al contrario ci supportiamo a vicenda. Jessica adesso è diventata una doula ovvero una figura che fornisce supporto emotivo, fisico e informativo a donne e famiglie durante la gravidanza, il parto e il periodo post-parto. La voce diviene uno strumento per contrastare il dolore e connettersi col bambino. È una figura rara in Italia mentre all’estero è molto più frequente. Porta avanti anche i suoi progetti musicali, ma più lentamente. Sta anche pensando di fare un disco su questa sua nuova vocazione.
Possiamo affermare che ‘Blackbirds and the Sun of October’ è il tuo album più accessibile, almeno al punto di vista del live?
É curioso che mi chiedi questo, perché la data a Parma per il Rumore del Lutto sarà la sola in Italia, assieme a quella di Roma, in un tour europeo che mi ha visto molto impegnato. Ho fatto tante date in Germania, Olanda, Belgio, Regno Unito, ma anche in Canada, in Messico, in Turchia e così via. Suonando i nuovi pezzi mi sono accorto anch’io che sono più accessibili, meno ermetici. Mi fa piacere avere la possibilità di raggiungere un pubblico più vasto ma non era certo tra gli intenti. L’album è uscito fuori in maniera molto naturale e semmai è stata brava la Sony a fornire i dettagli giusti per connettere le persone con questa uscita.
Quali sono i pezzi che hanno guidato un po’ tutto il processo?
Sicuramente la title track, che è nata da un passaggio al pianoforte e ha settato un po’ l’atmosfera per tutto l’album. Poi ‘A Story Yet To Be Told’, che mi diverte molto suonare dal vivo, e infine ‘Re-Sphere’, che credo rappresenti bene quello come mi sento adesso.
Quali sono stati gli apici in carriera?
Te ne dico uno senza indugi ovvero il concerto alla sala grande dell’Elbphilharmonie di Amburgo nel 2018. C’erano 1800 persone ed è stato memorabile. Ero molto nervoso prima di esibirmi perché all’epoca avevo molta più paura di adesso della mia esecuzione pianistica. Quel concerto mi ha trasmesso un’energia incredibile.
Cosa stai ascoltando in questo momento?
Mi piace la musica pre-barocca e post-medievale e ho amato l’audiolibro di Mark Lanegan, in cui racconta la Seattle degli anni ottanta e novanta e tutta la musica che l’ha ispirato. Quando ero ragazzino ascoltavo punk, ma anche Velvet Underground e Television.


Le immagini presenti su questo sito, incluse copertine di album e fotografie degli artisti/band, sono utilizzate esclusivamente a fini informativi, didattici e/o di recensione, nel rispetto delle eccezioni previste dalla normativa sul diritto d’autore (art. 70 L. 633/1941 e s.m.i.). Tutti i diritti restano di proprietà dei rispettivi titolari (autori/fotografi, etichette, editori, agenzie). Le fotografie di persone possono essere soggette a ulteriori diritti di immagine e di personalità. Le immagini sono mostrate in risoluzione ridotta, con attribuzione quando disponibile, e non sono destinate a uso commerciale né a sfruttamento pubblicitario. L’uso delle immagini non implica approvazione o affiliazione da parte degli artisti, delle etichette o dei titolari dei diritti. Se ritieni che un contenuto violi diritti di terzi, contattaci: provvederemo alla verifica e, se del caso, alla rimozione tempestiva.