Prima di tutto siamo curiosi di sapere come si è formata la band?
All’inizio avevamo un altro nome. Ci siamo formati nel 2017 con un altro nome. Come Aeons abbiamo registrato un full lenght ma poi abbiamo deciso di cambiare il nostro stile e soprattutto il moniker, che era troppo comune. Così abbiamo scelto Pridian e abbiamo affinato il nostro metalcore con venature industriali e sperimentazioni di vario tipo. Dopo aver registrato l’EP ‘Cybergnosis’ e suonato un po’ in giro, siamo entrati in contatto con Century Media. Ci sono venuti a vedere dal vivo e abbiamo firmato con loro l’anno passato. A quel punto ‘Venetian Dark’ era quasi pronto.
Siete la prima band proveniente dall’Estonia su un’etichetta storica come Century Media.
Sono quindici anni che ci facciamo il culo per potere ottenere qualcosa del genere. Posso assicurarti che la scena della nostra nazione è molto buona. Logicamente non è così facile farsi ascoltare al di fuori dei nostri confini o comunque dell’area geografica russa.
Ma avete un bassista dal vivo?
No, abbiamo due chitarre accordate molto basse. Entrambe a sei corde ma per ora rimaniamo senza bassista. Con le basi registrate ci sono meno conflitti all’interno della line-up e risparmiamo.
Cosa possiede ‘Venetian Dark’ rispetto a tanti altri dischi metalcore?
Veniamo da un posto piccolo, fuori dal grande giro, e questo probabilmente ci ha aiutati a rendere il nostro stile personale e unico. Non voglio dire che non ci siano band migliori delle nostre in circolazione perché al contrario abbiamo molto da imparare, però ritengo che un disco come ‘Venetian Dark’ sia decisamente originale e tanti giornalisti lo stanno sottolineando nelle loro recensioni. Per noi è un motivo d’orgoglio perché abbiamo lavorato duro per arrivare in fondo al processo.
Quando avete cominciato a comporre il nuovo materiale?
Subito dopo le sessioni di registrazione di ‘Cybergnosis’. In realtà alcune idee c’erano anche prima mentre altre totalmente nuove sono arrivate all’improvviso. ‘Darker Tides’ per esempio è rimasta silente per molti mesi e poi il nostro cantante l’ha modificata e si è avvicinata a quello che è adesso.
Trovi che sia il vostro pezzo più commerciale?
Non saprei, perché comunque ha delle sfumature molto oscure. In ogni caso credo che sia la dimostrazione che non ci poniamo limiti in termini di songwriting.
Quali sono le altre tracce chiave dell'album?
Personalmente amo ‘Convoy’, che adoro suonare dal vivo, e ‘Endless’. Soprattutto per la produzione.
Come va il metalcore in Estonia?
Ci sono alcune buone band, ma il genere che va per la maggiore è il death metal. Più old school che moderno.
Come chitarrista sei maggiormente influenzato dal metalcore americano o europeo?
É una bella domanda. Forse da quello della scena americana occidentale. In questo momento le band che sto ascoltando di più sono Silent Planet, Invent Animate ma anche i Loathe, che sono inglesi.
Secondo te i Pridian hanno già trovato un’identità precisa?
Di sicuro non ci metteremo a fare pop in futuro, ma credo che ci siano ancora tanti territori sonori da esplorare. L’elettronica si intreccia spesso col nostro modo di comporre e sono convinto che il prossimo lavoro in studio sarà un ulteriore passo in avanti dal punto di vista dello stile e degli arrangiamenti.
(parole di Martin Randalu)


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