Ciao Daniel, vuoi spiegarci perché vi siete mossi dall’era vichinga al Medioevo?
Per noi è stato uno step naturale da intraprendere. È stato come dire… finisce un’era e ne inizia un’altra. Quello che però più conta è che l’argomento o comunque l’ambientazione della storia che vogliamo raccontare sia di interesse sia per la band che per il pubblico. Credo che sia importante fare luce su certi momenti storici che sono avvenuti anche molti secoli fa, ma che hanno segnato in maniera radicale l’evoluzione della nostra civiltà. Inoltre dobbiamo solo prendere insegnamento da certi eventi. Non vogliamo raccontare la storia da capo, ma dare il giusto spazio a fatti, battaglie e storie che ci hanno ispirato. I testi passano in buona parte da Tomas Olsson, che solitamente ci presenta alcune idee per sapere cosa ne pensiamo. Anche stavolta siamo rimasti entusiasti della sua volontà di ripercorre questo periodo storico preciso e il songwriting si è sviluppato di conseguenza.
Cosa volevate cambiare in termini di songwriting?
Assolutamente niente. Usiamo sempre la stessa modalità e non ci sono differenze sostanziali con il disco precedente. Dal punto di vista della produzione invece è cambiato molto perché adesso lavoriamo con Niklas Johansson dei Tungsten, che ha smussato le nostre influenze più estreme lasciando spazio ad un suono più potente e moderno. Facendo il batterista so esattamente la tipologia di approccio in fase di produzione che abbiamo usato per ogni album e in vent’anni non avevamo mai potuto vantare un suono del genere. Mi sono divertito tantissimo a registrare ogni singola parte di batteria del disco, ma soprattutto a riascoltarla una volta finito il missaggio. Tutto è nato quando abbiamo ascoltato ‘The Grand Inferno’. È piaciuto così tanto a tutti che abbiamo scritto a Niklas congratulandoci e chiedendogli come ottenere lo stesso suono di batteria. Da lì siamo partiti a lavorare insieme ed è nata tutta la produzione di ‘Field Of Swords’.
Quanto è complicato iniziare un nuovo processo di scrittura?
Questa è davvero una bella domanda. Diciamo che non ci pensiamo molto. Come dicevi prima, siamo in circolazione da tanto tempo e sappiamo cosa vogliamo. Tutte le volte che iniziamo un nuovo processo cerchiamo di tirare fuori il meglio senza pensare al successo o alla risposta del pubblico. Naturalmente cerchiamo di presentare la nostra musica ai fan nel miglior modo possibile, ma senza farci condizionare troppo. Nel corso degli anni ci sono stati dei piccoli cambiamenti che però non hanno inficiato l’essenza dei Bloodbound.
Avete ricevuto pressioni da parte di Napalm Records?
No, è stata un’esperienza fantastica. Sono estremamente professionali in tutto e ci hanno supportati fin dal primo momento. La differenza con le label precedenti è intanto che non parli con una sola persona ma hai un riferimento per ognuno degli aspetti del business. Per qualunque problema, mandi un’email e ti arriva subito la risposta. Inoltre Napalm ha un’audience di riferimento molto ampia e negli ultimi tempi è addirittura cresciuta.
Vuoi parlarci di ‘Defenders of Jerusalem’?
Girare il video è stato molto divertente. Le riprese sono state effettuate nel Nord della Svezia, molto vicino a dove diversi membri della band vivono. Purtroppo lontano da me! Ho dovuto farmi seicento kilometri per visitare la location! ‘Defenders of Jerusalem’ racconta l'assedio di Gerusalemme del 1187, quando Balian di Ibelin difese coraggiosamente la città dalle schiaccianti forze di Saladino. Viene certamente da pensare a quello che sta succedendo in questo agghiacciante periodo storico e ciò è la dimostrazione che dalla storia dovremmo sempre prendere insegnamento. Imparare per non sbagliare di nuovo.
Vi manca solo il gioco da tavolo! In questi ultimi tempi lo hanno fatto tante band power metal come Sabaton, Blind Guardian e Powerwolf...
Hai ragione, dovremo pensarci prima o poi.
Un’altra bellissima traccia del disco è ‘As Empires Fall’..
Il chorus e l’arrangiamento sono stati curati in maniera dettagliata dal nostro tastierista Fredrik Bergh, assieme a Tomas e Patrick. Per quanto mi riguarda è un pezzo incredibile. Adoro suonarlo e sono convinto che dal vivo renderà ancora di più.
Sei coinvolto in altri progetti al momento?
No, i Bloodbound sono la mia famiglia e siamo troppo impegnati per dedicarci ad altro.
Quali sono i mercati dove andate meglio?
Sicuramente Germania e Svezia, ma gli ultimi due album, ‘Creatures of the Dark Realm’ e ‘Tales From The North’, hanno ricevuto consensi anche in stati più lontani come per esempio il Canada. Nel music business di oggi i confini hanno poco senso. É sufficiente acquistare un disco e ascoltarlo online per farsi un’idea e magari nel giro di poco avere una discreta comunità da qualche parte del mondo, anche solo per i passaggi di una radio o di una playlist di settore. Quello che poi conta è fidelizzare queste persone ovvero mostrare coerenza nella pubblicazioni e rendere l’esperienza dal vivo il più coinvolgente possibile.
(parole di Daniel Sjögren)


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