Come stai John?
Tutto bene. Sono in Finlandia a riposarmi per qualche giorno, ho iniziato le interviste e sto caricando le batterie per i prossimi concerti.
Immagino sia già piuttosto freddo da quelle parti.
Non me lo dire. Preferirei di gran lunga le vostre temperature, ma ormai sono diversi anni che abito qui con la mia famiglia. Dal Canada alla Finlandia è stato un bel cambiamento.
Prima di tutto complimenti. É sempre più difficile recensire i vostri dischi perché sono uno migliore dell’altro. Una cosa è certa, in macchina siete proibiti perché le vostre canzoni sono troppo pericolose!
Ahahahah… ti ringrazio!
Il titolo ‘Leo Rising’ prende chiaramente ispirazione da ‘Born A Lion’..
Sì, è un modo di dire che siamo diventati maturi. Non siamo certo i ragazzi che registrarono il primo album, ma lo spirito del leone è sempre dentro di noi.
Volendo trovare una minima differenza tra ‘Leo Rising’ e il suo predecessore, forse ‘Electric Sounds’ aveva un suono più specifico mentre in quest’album c’è davvero di tutto. Si passa dal blues all’hard rock, dal punk ai KISS...
Ormai abbiamo sviluppato un modo di lavorare del tutto particolare. Danko mi gira le sue idee la mattina dal Canada e io ci lavoro tutto il giorno. Quando gli rimando le demo le canzoni hanno già un’impronta specifica. Ci lasciamo guidare dalla creatività ma senza esagerare. Sappiamo bene cosa vogliamo e cosa vogliono i nostri fan. Possiamo fare un pezzo alla Weezer o uno alla Ramones, ma alla fine il nostro stile non cambia. Siamo i Danko Jones e le persone ci amano così, con i nostri pregi e i nostri difetti. La difficoltà maggiore è spesso togliere, rendere più asciutto il materiale.
Oltre a ‘Everyday Is Saturday Night’, c’è un pezzo chiave che ha guidato un po’ tutto il processo?
Non per forza. ‘I Love It Louder’ mi ricorda i Sex Pistols mentre ‘Diamond In The Rough’ è un po’ il nostro modo di omaggiare i Kiss. Non appena Danko me l’ha fatta ascoltare, gli ho detto che avremmo avuto bisogno di un chitarrista con quel tipo di feeling. Danko è bravissimo anche con la chitarra solista, ma nasce come chitarrista ritmico e dopo poco è saltato fuori il nome di Marty Friedman. Sono amici, una volta si sono incontrati a Los Angeles e hanno discusso del loro amore comune per i Kiss. Quando mi è arrivato il pezzo per la pre-produzione c’erano quattordici tracce di chitarra. É proprio di un altro livello! Semplicemente grandioso!
A livello di mixaggio avete cambiato qualcosa?
Per quello ci affidiamo ciecamente a Eric Ratz. Non solo perché ha uno stile molto bilanciato ma poi perché la batteria viene registrata nel suo studio. C’è grande comunicazione tra di noi ed il risultato ci soddisfa pienamente.
Qual è stato il più grosso litigio che hai avuto con Danko?
Non ci sono mai stati problemi tra noi. Mi ricordo di una volta che un ragazzo sotto palco cominciò a insultarlo. Ebbero un’interazione che avrebbe potuto avere risvolti peggiori e così lo sgridai e lo feci allontanare. Una volta usciti dal palco gli dissi che sarebbe stato stupido abbassarsi a quel livello.
C’è un momento particolare della tua carriera in cui hai capito di essere arrivato?
La band ha carattere internazionale da tanti anni, ma c’è un momento in cui ho davvero provato orgoglio per quello che facevo. Ero in auto con mia figlia, la stavo portando al lago a nuotare e mentre ascoltavamo la radio è passata una nostra canzone.
Quanti anni ha adesso?
Nove.
Come mio figlio. Quest’estate l’ho portato a vedere Korn, Turbonegro e Iron Maiden…
Ahahahah… grande!! Anche lei è venuta a vederci quando abbiamo suonato in Finlandia con i Turbonegro. Era a fianco palco, su un’altalena gigante! Dopo lo show le ho detto che le avrei fatto incontrare gli amici di papà. I camerini erano al terzo piano di una scuola elementare e ha detto che erano strani!
C’è un bassista che ti ha colpito recentemente?
É italiano come me e si chiama Mario Lalli. Suona nei Fatso Jetson e negli Yawning Sons.
Cosa dobbiamo aspettarci dal prossimo show in Italia?
Saremo di nuovo a Milano e per me sarà bellissimo come sempre. I miei amici di Cosenza mi chiedono di suonare dalle loro parti e mi piacerebbe anche in Toscana. Il tour partirà dal Tavastia di Helsinki e passerà per il Legend per poi concludersi ad Amburgo. Diverse date sono già sold-out quindi non potremmo essere più felici!
(parole di John Calabrese)


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