Astronoid
USA
Pubblicato il 05/01/2026 da Lorenzo Becciani

Ciao Casey, come stai? Hai tante interviste oggi?
Ciao Lorenzo, tutto bene. Questa è la terza, ma per oggi ho finito.

Devo ammettere che ‘Stargod’ ha superato qualsiasi aspettativa. Sia in termini di produzione che di songwriting avete compiuto un passo in avanti.
Sono felice di sentirtelo dire. Tutto ciò che abbiamo fatto in carriera è stato la risposta ad un’esigenza di evolverci che avevamo dentro e che abbiamo tuttora. Ogni disco è la combinazione di varie influenze che sono cambiate o si sono sviluppate nel corso degli anni. Ci piace esplorare nuovi territori sonori e lo abbiamo fatto anche stavolta. ‘Third Shot’ è un pezzo che racchiude il processo che si è venuto a creare dopo ‘Radiant Bloom’ e fin da quando lo abbiamo completato ci siamo resi conto che sarebbe stato un singolo di grande effetto. In tutto il nuovo album abbiamo cercato di trasmettere enfasi alle parti vocali, magari riducendo il reverbero della distorsione delle chitarre, semplicemente perché così suonava meglio.

Trovi che le nuove canzoni siano migliori più per ragioni tecniche o più perché avete sperimentato maggiormente in fase di scrittura, arrangiamento e produzione?
È una bella domanda. Ogni disco cerchi di fare meglio e questo riguarda tanti fattori. In studio abbiamo lavorato con John Weston, che ha registrato le parti di batteria, ma per tutto il resto non abbiamo voluto input esterni. Brett ha seguito la registrazione mentre Daniel si è occupato del mixaggio. Fare da soli comporta una grande fatica e sicuramente un allungamento dei tempi, ma permette anche di aver il controllo totale sulle operazioni e per noi questo è molto importante. Come ti dicevo prima, in fase di produzione abbiamo cercato di trasmettere enfasi alle parti vocali ma in generale di fare emergere ogni strumento. Siamo anche più vecchie e forse più saggi. Magari anche più bravi in fase di registrazione.

Quando avete iniziato a comporre i nuovi brani, cosa volevate migliorare rispetto a ‘Radiant Bloom’?
Non saprei. Sapevamo che synth e tastiere avrebbero ricoperto un ruolo fondamentale. Amiamo la musica degli anni ‘80 e credo che sia il decennio preferito di ognuno di noi in termini musicali. Brett ha preso una tastiera e ha scavato negli archivi dei Van Halen di Sammy Hagar ma anche di Depeche Mode, The Cure, OMD e pure Pet Shop Boys. Per il resto non ci siamo posti troppi limiti. Io stesso amo i Depeche Mode, soprattutto quelli di ‘Violator’ e ‘Songs Of Faith And Devotion’ mentre Brett credo sia più per ‘Music For The Masses’ e ‘Black Celebration’.  Gli stessi Cure mi hanno sempre accompagnato nei vari momenti della mia vita. Adoro il loro catalogo. 

‘Third Shot’ a parte, c’è un altro pezzo chiave?
‘Explosive’ è un pezzo molto importante, dove le tastiere ricoprono un ruolo importante.  Uno dei più belli che abbiamo mai scritto. 

Da dove partite col songwriting?
Di solito da qualche accordo di Brett, ma le prime idee sono nate da un paio di jam che abbiamo fatto in sala prove come fossimo una old school punk rock band. Alla fine veniamo dal Massachusetts e, anche se non suoniamo come Killswitch Engage o Converge, i valori sono gli stessi. Quello che non ha funzionato poi lo abbiamo aggiustato con Brett alle tastiere e io alla chitarra e da quel momento abbiamo proceduto spediti. Una volta che abbiamo aggiunto le parti vocali i pezzi si sono spinti su un livello superiore. È stato un processo molto naturale. 

Non avete seguito una formula precisa. È per questo che ‘Stargod’ è il vostro migliore disco?
Me lo stanno chiedendo in tanti. Non credo sia questione di singoli o video, anche se ‘Third Shot’ ha certamente avuto una grande presa sul pubblico, ma più del fatto che l’album rappresenta bene quello che siamo diventati come band. Volevamo evolverci ma anche che le canzoni descrivessero bene come suoniamo dal vivo.   
 

Mentre aspettavo l’intervista leggevo su Google che siete stati definiti post metal, shoegaze, black metal, progressive metal…
Sta nella natura umana cercare di descrivere ogni cosa. Credo ci siano elementi di tutti i generi che hai citato nelle nostre canzoni ma credo sia sufficiente dire che siamo una metal band oppure una heavy-rock band senza screaming.

Quindi non vi hanno chiamati a supportare Mayhem o Darkthrone in tour?
Ahahah… no non abbiamo ancora ricevuto quella chiamata. Non rifiuterei comunque di principio anche se sarebbe complicato convincere quel tipo di pubblico. Ai nostri concerti ci sono persone molto aperte di mente, giovani e meno giovani che ascoltano musica senza troppi condizionamenti. I Deftones sono la band perfetta per descrivere quello che siamo perché anche loro hanno un vissuto, hanno percepito il cambiamento delle proprie influenze ma allo stesso tempo hanno continuato a scrivere grandi pezzi, evolvendosi ma senza snaturare l’essenza. 

Curiosamente sul successo di ‘Private Music’ ha inciso anche Tik Tok..
Sì, i social sono strani. É successa la stessa cosa con i Ghost. Poi però la differenza la fanno le band. I Deftones li ho visti in arene da migliaia di persone a piccoli club e si sono sempre esibiti alla stessa maniera. La scorsa aprile li ho visti al TD Garden di Boston e mi hanno impressionato un’altra volta.  
 
Com’è cambiata la vostra carriera dal momento in cui avete firmato per la 3Dot Recordings dei Periphery?
Uno dei primi tour di rilievo che abbiamo fatto è stato con gli Animals As Leaders e il nostro manager era anche il manager dei Periphery, così siamo entrati in contatto con la label. Ci siamo offerti anche ad altre label ma con la 3Dot ci troviamo benissimo e abbiamo il controllo assoluto. Abbiamo sfruttato tutti i vantaggi del caso, anche se naturalmente non suoniamo come i Periphery.

(parole di Casey Aylward)
 

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