Ciao ragazzi come state? Vi vedo sempre in splendida forma. Dev’essere il rock n’ roll..
Almeno ci proviamo dai..
Questa intervista nasce per promuovere il vostro imminente tour che toccherà tante nazioni estere (Germania, Austria, Belgio, Olanda, Svizzera), oltre che naturalmente l’Italia. Dal vivo siete davvero formidabili, ma immagino che anche voi abbiate avuto problemi, soprattutto ad inizio carriera..
Di aneddoti te ne potremmo raccontare tanti. Uno in particolare è rimasto impresso nella nostra memoria. Ci trovavamo a Marsiglia per registrare il nostro primo album con Jim Diamond, che si era trasferito lì da poco da Detroit, e così abbiamo organizzato un paio di date, le prime all’estero. Una a Montpellier andò bene mentre la seguente a Saint Etienne fu un disastro. Praticamente c’eravamo solo noi ed il proprietario del locale. Suonammo comunque alla grande perché avevamo appena saputo che Beat-Man Zaller della Voodoo Rhythm Records avrebbe pubblicato il disco! Gli avevamo lasciato una demo di ‘Sin, You Sinners!’ a Montpellier e già la mattina dopo ci aveva scritto inviandoci il contratto.
Qual è stato invece il concerto il tour in cui avete capito di essere sulla strada giusta?
Probabilmente è stato durante il tour con i Monsters. É stato il primo tour che abbiamo fatto in posti un po’ più grossi.
E invece le date in cui avete suonato per più persone?
Sicuramente all’Azkena Festival in Spagna oppure all’Helldorado Festival di Eindhoven.
Anche in Olanda avete un eccellente seguito..
Sì, diciamo che all’estero andiamo sempre bene. Ogni tour è migliore del precedente e stiamo crescendo ancora.
Pensate che il riscontro all’estero sia più legato al fatto che siete bravi dal vivo o che questa tipologia di musica stia tornando di moda?
È una bella domanda. Non credo che sia una questione di mercato, né tanto meno perché siamo bravi. La musica è una questione di empatia. Nel nostro caso di disperazione, di rivedersi tra freak, tra gente con un po’ di problemi. C’è una bella differenza tra chi fa musica per esprimersi e chi per fare numeri. Il nostro pubblico ha un’età medio-alta, i ragazzi di oggi ascoltano altro purtroppo.
State preparando una scaletta speciale per le prossime date?
Partiremo dai dischi vecchi per arrivare al disco di cover che abbiamo pubblicato da poco. Ci saranno probabilmente anche degli inediti. Stiamo scrivendo il nuovo disco e vogliamo testare i pezzi dal vivo.
Volevo arrivare proprio a questo. Quando pensate che uscirà il successore di ‘Let The World Burn Down’?
Dovremmo registrarlo in primavera, appena tornati dal tour. Il nuovo materiale ha forse un respiro più americano. Siamo un po' più controllati, sempre incazzati e violenti ma anche dosati, meno istintivi. Abbiamo capito che anche le pause contano. Prima contava solo il noise.
Magari perché nel frattempo sono cambiati anche i vostri ascolti.
In realtà abbiamo sempre ascoltato un po’ di tutto, dal punk al blues. Credo che abbia più a che fare con la consapevolezza che abbiamo adesso.
Anche perché ‘Let The World Burn Down’ è stato accolto molto bene anche all’estero.
Troppe recensioni positive. A noi piacciono le critiche.
Qual è la differenza maggiore che trovate quando poi tornate in Italia?
All'estero c'è molto più entusiasmo. Pensiamo sia pure una questione dell'essere abituati ad ascoltare un determinato tipo di musica. C’è una cultura diversa del rock, del punk e del blues. Qui in Italia, se non suoni quello che passano le radio o che va in classifica sei sempre visto storto. Un pregiudizio sottile che non lascia liberi. All’estero poi a livello organizzativo sono molto più precisi, sugli orari per esempio. Qui sono più flessibili diciamo, anche sul rispetto dei rider.
Siete comunque riusciti ad instaurare un rapporto di fiducia con Go Down..
Sì, perché Go Down in tal senso non è troppo italiana. É l’unica etichetta che in questo momento fa scena. Nel suo piccolo fa miracoli ed anche solo il fatto che organizzi un festival dell’etichetta è stupendo.
Qual è il disco che avete ascoltati di più nel 2025?
Ascoltiamo quasi solo musica vecchia, ma ci è piaciuto molto ‘ Hallelujah! Don’t Let the Devil Fool Ya’ di Robert Finley. È uscito per la Easy Eye Sound ed è davvero fighissimo. Lo ha prodotto Dan Auerbach dei Black Keys.
(parole di Gianni Blacula e Erika Switchblade)


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