Partiamo dal titolo dell’album, ‘Dreamlike Places’, e nello specifico da una domanda che pongo spesso a tanti artisti. Ricordi i tuoi sogni? I sogni ti ispirano a comporre musica?
Sì, sogno di frequente e hanno un’influenza su tutto quello che faccio.
Quindi qualche canzone del nuovo album è ispirata a qualche viaggio onirico che hai fatto?
Magari non in modo dettagliato però sono anni che uso un metodo compositivo particolare. In pratica sviluppo le mie idee in orari notturni. Abito a Bologna, vicino al Freak Out, che frequento nella vita quotidiana. Da qualche tempo ho preso l’abitudine di lavorare alla mia musica quando torno dalle serate. Credo sia un approccio molto più intenso e tante idee sono ante in quel sottile limbo tra veglia e sonno. Le atmosfere notturne mi hanno spinto alla ricerca di un livello di coscienza un po’ alterato, non per forza a causa dell’uso di sostanze ma anche semplicemente per via dell’adrenalina o del desiderio di creare. Quindi il titolo mi è venuto in mente perché questi brani sono un po' dei luoghi che ho visitato in una situazione di trance. In seguito la fase di strutturazione e mixaggio è avvenuta in maniera più tecnica, con Ableton.
Come pensi di trasportare questi brani dal vivo? Perché se parli di trance, in un locale c’è sicuramente il rumore del pubblico o comunque possono esserci delle distrazioni..
Questa è un’ottima domanda. Diciamo che, da circa cinque anni, porto avanti questa modalità compositiva che automaticamente si prepara già alla dimensione live. Ho usato la Digitakt Electron, per chi non lo sapesse uno dei più famosi campionatori drum machine in circolazione, e l’SP-404 MKII, un altro campionatore molto famoso della Roland. Avendo sperimentato un primo live al Locomotive, poche settimane fa, posso dirti che il pubblico è stato abbastanza immerso nell’atmosfera. Come primo tentativo ha funzionato e poi ci sono in ogni caso delle parti in cui la cassa spinge che permettono di accontentare anche chi ama più il dancefloor o la microhouse. Da spettatore ho assistito a tanti dj set negli ultimi anni e ho percepito una sensibilità particolare rivolta alla ricerca di vibrazioni di questo tipo. Un equilibrio tra la musica ambient e quella più dance e tirata.
I field recordings dove li hai registrati? A cosa appartengono?
Ho scelto di registrarli in un viaggio che ho fatto a Londra la scorsa estate. Camminavo per Hackney, un quartiere che amo particolarmente e dove è stata ambientata la serie televisiva Top Boy, che suggerisco a tutti. Tanti artisti, come John Glacier e Dean Blunt, vivono in questa zona centrale di Londra. Passeggiando mi è capitato di vedere la locandina di un evento appiccicata su un muro, un po’ come avveniva una volta, e scoprire un concerto di Daniel Avery con Richard Fearless dei Death In Vegas.
Cosa significa sintesi granulare?
È una tipologia di sintesi del suono che agisce frammentando una qualsiasi sorgente di suono. Banalmente se stessimo registrando questa telefonata io prendo un pezzo di questa telefonata la sintetizzo attraverso questo metodo che mi permette di parcellizzarla in granuli che possono essere di una durata infinitesima. Posso quindi arrivare a scomporla fino a creare anche una serie di suoni che rende totalmente irriconoscibile il suono. L'ho usata soprattutto per quanto riguarda i samples ma anche alcune linee di chitarra come ad esempio si può ascoltare nel brano ‘Soundtrack 4u’. Ho usato una parte di chitarra che avevo registrato tanti anni e che stava in un hard disk. Sono rimasto colpito dalla bellezza del fraseggio di cui avevo parzialmente dimenticato l'esistenza e l’ho destrutturata, con un BPM alterato.
Parlaci delle persone con cui hai collaborato con Davide Bombanella e Jason Cox.
Davide è un ragazzo che ho conosciuto mixando dei brani per un altro progetto che poi non ha avuto seguito. È davvero in gamba e ha uno studio a Modena. Mi sono trovato molto bene a livello umano e di conseguenza ho deciso di continuare nella collaborazione. Aveva contribuito pure a ‘Apes + Tigers’. Sono arrivato da lui col mixaggio già quasi finito e mi ha aiutato a calibrare i suoni e raffinare le frequenze. Il mastering poi è stato eseguito da Jason Cox ai Transition Studios di Londra. L’ho scoperto grazie ad un singolo collaborativo di Massive Attack e Burial che aveva un suono da paura.
Hai citato Burial, che è un nome tutelare del dubstep. Ci sono altri riferimenti nel tuo background?
Quando devo citare dei riferimenti o delle influenze ho sempre paura di risultare fastidioso. Burial per me ha rappresentato senza dubbio una svolta. Il primo approccio è stato tiepido, poi ho ascoltato ‘Moth’, il brano che ha pubblicato insieme ai Four Tet nel 2009 e mi sono innamorato della sua musica. Mi piacciono molto anche i Mount Kimbie, soprattutto per come intendono i loro live.
Nella recensione ho citato Maria Chiara Argirò e Caterina Barbieri non tanto per somiglianze con la tua proposta ma più per come sono riuscite ad imporsi all’estero, senza suonare elettronica commerciale per giunta. Ti ritieni pronto a lasciare l’Italia?
Non lo so. Sicuramente sto pensando anche ad organizzare delle date all’estero. Ci sono tanti musicisti italiani che meriterebbero uno sfogo maggiore. Di recente ho conosciuto un ragazzo italiano, Andrea Costanza, che vive a Rotterdam. L’ho scoperto tramite Spotify, mentre cercavo della musica da trasmettere per un programma che conduco a Radio Città Fujiko. É molto bravo e penso che pubblicherò qualcosa di lui sulla mia etichetta, la Antinational Noise.
Prima raccontavi che scrivi soprattutto di notte. Come riesci a conciliare la tua musica col lavoro?
Faccio l’educatore part-time e questo mi permette di dedicarmi quanto voglio alla musica, con una mente fresca che è importante. In Italia è difficile farlo perché gli stipendi sono bassi, gli affitti sempre più alti e il tempo è prezioso almeno quanto l’arte. Serve capacità di gestire bene tempi e spazi. Ho la fortuna di vivere a Bologna, una città in cui puoi trovare tanti spunti artistici, locali che funzionano anche se non mainstream e influenze creative di vario tipo.
(parole di Giacomo Giunchedi)


Le immagini presenti su questo sito, incluse copertine di album e fotografie degli artisti/band, sono utilizzate esclusivamente a fini informativi, didattici e/o di recensione, nel rispetto delle eccezioni previste dalla normativa sul diritto d’autore (art. 70 L. 633/1941 e s.m.i.). Tutti i diritti restano di proprietà dei rispettivi titolari (autori/fotografi, etichette, editori, agenzie). Le fotografie di persone possono essere soggette a ulteriori diritti di immagine e di personalità. Le immagini sono mostrate in risoluzione ridotta, con attribuzione quando disponibile, e non sono destinate a uso commerciale né a sfruttamento pubblicitario. L’uso delle immagini non implica approvazione o affiliazione da parte degli artisti, delle etichette o dei titolari dei diritti. Se ritieni che un contenuto violi diritti di terzi, contattaci: provvederemo alla verifica e, se del caso, alla rimozione tempestiva.