No Heroes
Converge
Epitaph
Pubblicato il 05/10/2006 da Lorenzo Becciani
Songs
01. Heartache
02. Hellbound
03. Sacrifice
04. Vengeance
05. Weight Of The World
06. No Heroes
07. Plagues
08. Grim Heart / Black Rose
09. Orphaned
10. Lonewolves
11. Versus
12. Trophy Scars
13. Bare My Teeth
14. To The Lions
Songs
01. Heartache
02. Hellbound
03. Sacrifice
04. Vengeance
05. Weight Of The World
06. No Heroes
07. Plagues
08. Grim Heart / Black Rose
09. Orphaned
10. Lonewolves
11. Versus
12. Trophy Scars
13. Bare My Teeth
14. To The Lions
Arte hardcore come non l"avete mai sentita. In costante, delirante fibrillazione e pronta per qualunque uso vogliate farne. I Converge scrivono il passo definitivo di una carriera impressionante con lo sguardo sempre volto avanti e incapace di cedere a tentazioni o ibridi che non appartengono certo alla loro cultura. Una progressione stilistica che ogni volta sembra aver raggiunto il suo apice per poi lasciarci nuovamente di sasso con l"uscita seguente. Nero romanticismo, efferata ricerca emozionale e frenetico lifestyle in rispetto di una serie di eroi crollati uno dopo l"altro sotto bombe sonore del calibro di "Jane Doe" e "You Fail Me". Se il fallimento generazionale gridato con l"ultimo album aveva fatto immaginare uno spostamento verso territori più commercialmente digeribili "No Heroes" sottolinea invece l"integrità di un gruppo che non conosce entità o forme differenti da quella natia. Al contrario coloro che avevano preannunciato uno sfaldamento delle coordinate originarie e di un muro sonoro imperturbabile dovranno rimangiarsi parola per parola. "No Heroes" è un racconto di dolore, mestizia e brama di rivincita lanciata a velocità e ritmi assurdi e inconcepibili ai più. L"esibizione di una superiorità tecnico-compositiva che ancora una volta cancella la concorrenza in modo tanto spietato quanto surreale. "Grim Heart/Black Rose" vola oltre quella cripta aerobica creata dalla chitarra di Kurt Ballou e da sperimentazioni vocali mai tentate in precedenza. In questo senso la figura di Jonah Jenkins (Only Living Witness) appare come il segno di una ribellione spettrale che desidera sfruggire a qualunque gabbia creata dagli uomini. "Heartache", "Bare My Teeth" e "Vengeance" non concedono alcuna speranza e si immolano gigantesche e trionfanti a manifesto di una furia hardcore che non ha perso la fame di un tempo. Un capolavoro estremo di rara bellezza e lungimiranza.
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