All We Love We Leave Behind
Converge
Epitaph
Pubblicato il 08/10/2012 da Lorenzo Becciani
Songs
01. Aimless Arrow
02. Trespasses
03. Tender Abuse
04. Sadness Comes Home
05. Empty On The Inside
06. Sparrow's Fall
07. Glacial Pace
08. Vicious Muse
09. Veins And Veils
10. Coral Blue
11. Shame In The Way
12. Precipice
13. All We Love We Leave Behind
14. Predatory Glow
Songs
01. Aimless Arrow
02. Trespasses
03. Tender Abuse
04. Sadness Comes Home
05. Empty On The Inside
06. Sparrow's Fall
07. Glacial Pace
08. Vicious Muse
09. Veins And Veils
10. Coral Blue
11. Shame In The Way
12. Precipice
13. All We Love We Leave Behind
14. Predatory Glow
La presenza di membri di Neurosis e Genghis Tron su 'Axe To Fall' aveva spinto alcuni colleghi a trarre conclusioni affrettate sulle derive sonore del gruppo di Salem che invece ha risposto ancora una volta presente offrendo un'ulteriore prova del proprio elitarismo estremo. Ancora una volta viene dato alle stampe un capitolo unico nella sua complessità di una discografia che ha davvero pochi eguali. E' inutile affannarsi a cercare perché in circolazione non troverete un assalto hardcore del genere e non ha molto senso puntualizzare il fatto che le influenze punk siano più consistenti di quelle metal considerato il muro di chitarre che vi aspetta. Quando parte l'aggressione di 'Trespasses' l'alternativa all'headbanging è quella di tapparsi le orecchie e chiedere pietà. Sembra che i quattro membri abbiano atteso in silenzio accumulando la carica necessaria per stappare la pelle di dosso all'ascoltatore. Al contrario Nate Newton è stato impegnato con Doomriders e Old Man Gloom, Ben Koller con All Pigs Must Die e Acid Tiger, Jacon Bannon con la sua arte e Kurt Ballou si è guadagnato il titolo di produttore del momento. E' questo che sorprende ancora più dell'efficacia di tracce quali 'Aimless Arrow' e 'Tender Abuse'. La capacità di questi musicisti di scrivere un capolavoro, spaccare tutto dal vivo, non fermarsi un solo momento e mantenere intatta la lucidità per generare un altro passaggio chiave della loro carriera. Il tapping di 'Sadness Comes Home' addirittura richiama alla mente gli anni settanta ma è solo questione di secondi perché l'influenza dei Black Flag emerge lampante nella successiva 'Empty On The Inside'. Il mixaggio è una garanzia in termini di ritmiche e dinamiche ma stavolta è anche il colore delle parti vocali a sorprendere con stacchi che rimandano alla furia cieca di 'Jane Doe'. 'Shame In The Way' e 'Visious Muse' diventeranno classici dal vivo in meno che non si dica mentre 'Coral Blue' rappresenta il tentativo di proporre qualcosa di leggermente diverso per un gruppo che ha fatto dell'intransigenza e della coerenza dei fattori di orgoglio. La concorrenza può scordarsi di competere a certi livelli.
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