Blood & Stone
Sevendust
Rise Records
Pubblicato il 19/10/2020 da Francesco Brunale
Songs
01 _ Dying To Live
02 – Love
03 – Blood From A Stone
04 – Feel Like Going On
05 – What You’ve Become
06 – Kill Me
07 – Nothing Left To See Here Anymore
08 – Desperation
09 – Criminal
10 – Against The World
11 – Alone
12 – Wish You Well
13 – The Day I Tried To Live
Songs
01 _ Dying To Live
02 – Love
03 – Blood From A Stone
04 – Feel Like Going On
05 – What You’ve Become
06 – Kill Me
07 – Nothing Left To See Here Anymore
08 – Desperation
09 – Criminal
10 – Against The World
11 – Alone
12 – Wish You Well
13 – The Day I Tried To Live

Tra le cose certe della vita, oltre al pagamento delle tasse e delle bollette, vi è il disco a cadenza biennale dei Sevendust, gruppo originario della Georgia (U.S.A.) che è giunto al suo tredicesimo album. Un traguardo decisamente positivo e importante per una band nata a metà degli anni novanta e che è riuscita a rimanere ferma ai propri principi regalando ai suoi fan sempre lavori di grande dignità. Dopo l’ottimo “All I See Is A War”, in molti si aspettavano che l’ispirazione potesse essere forte anche per il suo successore, ma le attese della vigilia sono andate, in parte, tradite. La componente melodica si è accentuata parecchio, mentre è venuta a mancare quella pesante dose di cattiveria che ogni tanto ricompare, come nel caso di “Wish You Well”, e che ci ricorda come i Sevendust siano un quintetto monumentale soprattutto quando i musicisti suonano pesanti e compatti. Tanti, invece, sono gli episodi da semi ballad, come possono essere “Feel Like Going On” o “Nothing Left To See Here Anymore”, ma in questi casi siamo lontani da gemme del passato come “Angel’S Son” o “Gone” che negli anni sono diventati dei classici per il gruppo capitanato dall’istrionico batterista Morgan Rose. Le chitarre, ad ogni modo, sono sempre molto pregne di riff ribassati, così come Lajon Whiterspoon rimane un cantante con i fiocchi che, nel corso della sua bella carriera, ha affinato sempre di più le proprie doti vocali che rimangono assolutamente elevatissime. Il problema, purtroppo, in questo lavoro è lo standard delle canzoni che è decisamente su un livello di stiracchiata sufficienza e non bastano i numerosissimi ascolti per fartele entrare in testa. E non serve la fantastica cover piazzata all’ultimo dei Soundgarden, qui citati con “The Day I Tried To Live”, per risollevare le sorti di un album che ha davvero pochi momenti di luce, ma molti di oscurità.

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