
Tommy Stinson, nome noto soprattutto negli Stati Uniti per essere stato il bassista dei The Replacements di Paul Westberg (uno che ha venduto tantissimo e che si è ritrovato a far parte anche della colonna sonora di “Singles”), della fase più oscura dei Guns’n’Roses e dei Soul Asylum, sembra aver fatto un patto con il diavolo. Con il suo look trasandato che lo fa assomigliare a un Keith Richards solamente più giovane, propone con questo suo nuovo lavoro (“Wronger”), scritto a quattro mani insieme al chitarrista Chip Roberts, un sound che è a metà strada tra quello dei Pogues, di Tyla dei Dogs D’Amour e della musica tipicamente da saloon che si ascolta in certi stati degli U.S.A. I dieci brani sembrano essere stati ideati all’interno di bettole malsane ed hanno tutte una dimensione molto acustica e, allo stesso tempo, rilassata. Non ci sono variazioni sul tema, ma solo tante storie esposte con un’attitudine da crooner, a metà strada tra i deliri di Tom Waits e i racconti culturali di Bob Dylan. Si percepisce tanto malessere, ma anche molta voglia di lasciarsi andare, senza mai premere il piede sull’acceleratore, rendendo canzoni come la bella “Schemes”, l’opener malsana “Here We Go” e “We Ain’t” degli schizzi artistici che andrebbero analizzati più volte. Il country cadenzato di “Fall Apart Together” e la disperazione di “Hey Man”, molto probabilmente, sono il quadro migliore per rappresentare un lavoro che, al netto delle composizioni semplici, è difficile da digerire e necessita di numerosi ascolti per poter essere compreso appieno. Chi si aspettava da Tommy Stinson canzoni rock tirate, ha, questa volta, sbagliato totalmente indirizzo.

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