
I Deftones visti al Carroponte di Sesto San Giovanni sono una band capace di schiantare tutti in un solo colpo. Chino Moreno è in stato di grazia, lo aveva già mostrato nel tour dei Crosses che ha fatto tappa a Foligno e ancora a Milano ma all’Alcatraz, e tutti gli altri, compreso Stephen Carpenter di cui si parla troppo in ambiti che non riguardano la musica, girano come ingranaggi di un meccanismo perfetto. Ecco il termine meccanismo è giusto, perché almeno in parte l’urgenza degli esordi è stata mitigata dal mestiere. Al cospetto di un album di questo spessore tutte le certezze però svaniscono. I Deftones sono tornati con un disco che riprende certi concetti di ‘Ohms’ e ‘ Koi No Yokan’, con il suono di chitarra più letale degli ultimi anni, opera di Nick Raskulinecz, e una manciata di tracce che non faranno fatica a imporsi nelle prossime setlist. L’apertura di ‘my mind is a mountain’ non potrà che scaldare i seguaci di sempre, destinati a impazzire letteralmente quando in ‘milk of the madonna’ grida “Holy spirit I’m on fire…”, ma è chiaro fin dai primi minuti che ‘private ,usic’, titolo intimo che però non esclude una serie di esplosioni ritmiche micidiali, è un lavoro che cerca la propria identità. Alla fine è accaduto così con quasi tutti i dischi dei Deftones, abili a sperimentare e mutare forma (‘cXz’ e ‘cut hands’), aggiungendo elementi shoegaze e new wave in quantità, senza mai tradire l’aggressività primordiale di ‘Adrenaline’ o ‘Around The Fur’. Le radici dell’alternative metal, del crossover, mettiamoci pure il nu metal, sono tutte qui sebbene i Deftones non siano più la stessa band che mieteva vittime nella seconda metà degli anni novanta. ‘locked club’ è stato un colpo al cuore per il sottoscritto. Ancora devo riprendermi. Non solo pezzo dell’anno senza difficoltà ma pezzo tramite il quale riesco nitidamente a intravedere un lungo percorso artistico. Qualcosa di incredibile pure ‘metal dream’ e ‘departing the body’, con il frontman e Abe Cunnigham a livelli inarrivabili e un’idea più vincente dell’altra. Il mixaggio è stato eseguito da Rich Costey ed alle sessioni di registrazione ha preso parte anche Fred Sablan, con Marilyn Manson all’epoca di ‘Born Villain’, sostituto del dimenticato Sergio Vega. Si percepisce come certe influenze, Health e Venera, il djent, certo post-rock che va di moda adesso, abbiano un’importanza nell’approccio compositivo attuale. Trovatemi però un’altra band tanto originale, con una fanbase così larga e scevra da qualsiasi tipo di compromesso. Tanto so già che non ascolterò altro per mesi.


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