
Al momento ho avuto la possibilità di vedere solo qualche frammento del documentario che i Linkin Park hanno dedicato al loro pubblico ma soprattutto alla memoria di Chester Bennington. In attesa di andare al cinema, questo live registrato in Brasile è maledettamente buono e prodotto in maniera divina. Così come lo è stato l’ultimo tour. La scelta di Emily Armstrong si è rivelata geniale e la band ha saputo rigenerarsi dopo un periodo terribile, procedendo nella propria carriera con dignità senza rinnegare il passato. Oltre alla voce dei Dead Sara uno dei punti di forza sta nel corpo degli arrangiamenti che ha acquisito ulteriore dinamicità. ‘Unshatter’ restituisce proprio questa sensazione: non quella di una band che prova semplicemente a replicare ciò che è stata, ma di un gruppo che ha trovato un nuovo equilibrio e che sul palco sembra aver recuperato una fame quasi adolescenziale. Il rischio era di trasformare ogni concerto in una celebrazione nostalgica, con il pubblico impegnato a confrontare ogni nota con gli esordi. Invece gli autori di ‘From Zero’ hanno scelto una strada decisamente più complicata: rispettare la storia senza rimanerne prigionieri. E così brani come ‘In The End’, ‘Numb’, ‘Faint’ e ‘Crawling’ mantengono tutta la loro potenza emotiva, ma vengono inseriti in una scaletta e in un impianto sonoro che guardano continuamente in avanti. L’interpretazione di Armstrong è fisica, aggressiva, a tratti quasi selvaggia, ma anche capace di lasciare spazio alle sfumature. Dove serve graffia, dove serve spinge, dove invece sarebbe inutile forzare lascia respirare le canzoni. La vera sorpresa, però, è quanto funzionino i pezzi più recenti. ‘The Emptiness Machine’ e ‘Heavy Is The Crown’ non sembrano corpi estranei accanto ai classici, mentre ‘Two Faced’ trova dal vivo una dimensione ancora più muscolare. È la dimostrazione che il nuovo corso non vive esclusivamente della rendita del passato. Anzi, quando la band accelera, il materiale più recente riesce spesso a sostenere il confronto con quello storico. ‘Unshatter’ è quindi la testimonianza di una rinascita tutt’altro che scontata e, soprattutto, la fotografia di una formazione che sembra avere nuovamente qualcosa da dire.


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