OvO
Italia
Pubblicato il 02/10/2025 da Lorenzo Becciani

All’inizio della recensione del vostro nuovo disco ho scritto che per voi pubblicare canzoni è compiere un atto di ribellione. Dopo tanti anni nell’ambiente underground italiano, cosa significa, sia dal punto di vista filosofico-visionario che da quello concreto, più pratico e pragmatico, chiudervi in uno studio di registrazione e pubblicare un disco? 
Hai colto perfettamente i macro-motivi che possono spingere una band a fare dischi dopo tanti anni.  
Artistico ed economico. Per fortuna dopo 25 anni di OvO l'ago della bilancia è di molto spostato sul lato artistico. Non solo abbiamo ancora voglia di fare dischi ed energie per fare tour, ma non ci siamo mai seduti su una formula e non abbiamo mai smesso di ascoltare musica ed evolverci, cercare soluzioni nuove. Curiosità e spirito di avventura non ci hanno mai abbandonato. Poi ovviamente è anche il nostro lavoro, abbiamo un contratto con Artoffact da rispettare, ma non abbiamo pressione, non abbiamo gli occhi del mondo addosso in spasmodica attesa di un nuovo vagito. Quindi non abbiamo bisogno di fare un disco “perché va fatto”, o perché ci sono famiglie che dipendono dalle nostre uscite discografiche. Lo facciamo quando siamo pronti, quando ne sentiamo il bisogno. Dal punto di vista filosofico, dunque, ci serve una visione che sia nuova ed eccitante per noi, mentre dal punto di vista pratico servono un po' di tempo e di soldi, ma siamo bravi con entrambi a fare tanto con poco.

Per registrare ‘Gemma’ avete aggiunto qualcosa di nuovo alla strumentazione in sala prove/studio? Dove si sono svolte le sessioni? 
Sapevamo di volere un album più elettronico, quindi Bruno ha lavorato molto in preproduzione sfruttando anche gli skill che ha ottenuto componendo colonne sonore per teatro e danza, mentre la chitarra di Stefania avrebbe dovuto essere quanto più simile a un synth, per cui abbiamo messo in catena tre nuovi pedali molto interessanti: “Enzo” prodotto dalla Meris, che dà appunto questo effetto synth, un riverbero “Respira” della AC Noises, e un più umile ”Slicer” della Boss. Siamo andati in uno studio molto interessante, si chiama Aproblema, è vicino a Padova, è gestito dagli Ultrakelvin, che sono amici, ma soprattutto si sono costruiti tutto loro, a partire dalle fondamenta: casa e studio. Un lavoro incredibile e un luogo molto accogliente. Come fonico ci siamo avvalsi di Marcello Batelli, che oltre a suonare nei Bachi Da Pietra e nei Non Voglio Che Clara è anche un tecnico del suono pazzesco, un professionista certosino e un grandissimo amico.   In più sa fare tutto, dai videoclip al cambio gomme. Dobbiamo ancora trovargli dei difetti. Il risultato è quello che senti.

Ci sono dei paesi esteri particolari dai quali avete ricevuto un feedback significativo? Perchè ancora non siete fuggiti dall’Italia? 
Io vivo a Bruxelles, dove c'è un ottimo welfare per gli artisti. Ma non voglio nemmeno essere troppo esterofilo e sputare troppo sull'Italia. Governo attuale a parte, è un Paese dove si sta molto bene, la mancanza di aiuti pubblici all'arte è sopperita da una quantità enorme di visionari e visionarie che rischiano i loro soldi per mandare avanti un locale, o la loro fedina penale per occupare un CSOA. Nascere in Italia vuol dire comunque nascere in un posto nel mondo dove si hanno delle possibilità. Cosa che non si può dire della maggior parte dei Paesi. Stefania continua a viverci e per ora non cede ai miei inviti a portarla in Belgio..

Il noise rock che fate adesso è lo stesso di quando avete iniziato? Quanto sono cambiati gli obiettivi in tutto questo tempo? 
Siamo cambiati molto nel corso di questi 25 anni. All'inizio eravamo un gruppo aperto, ogni sera avevamo ospiti diversi sul palco e facevamo improvvisazione totale. Dopo un paio d'anni abbiamo deciso di diventare un duo fisso, e col tempo i pezzi hanno assunto sempre più struttura, nascevano da improvvisazioni sul palco e li fissavamo poi in studio in un secondo momento. A un certo punto però abbiamo adottato il sistema inverso, cioè comporre in studio e poi adattare i pezzi al live. Infine dal 2014 (Abisso) abbiamo inserito elementi di elettronica e tolto del tutto gli elementi “performativi”, ultimi ricordi dell'era improv. Gli obiettivi sono sempre gli stessi: suonare dal vivo il più possibile, possibilmente in posti nuovi, possibilmente a condizioni sempre migliori.

Qual è la gemma più preziosa che avete scoperto nel vostro lungo percorso artistico? 
Sarà banale dirlo, ma è il nostro rapporto. Quando abbiamo smesso di essere una coppia non abbiamo mai messo in discussione il progetto artistico, e non ci siamo divisi come esseri umani, abbiamo creato un rapporto nuovo e simbiotico, rimanendo molto uniti.

‘Cobalto’ è stato definito dance doom. Volete darci qualche dettaglio in più? 
Ci è piaciuta la definizione perché, anche se non ha la lentezza del doom, ne ha il taglio estetico. Mentre la parte dance è innegabilmente presente, per quanto strano possa sembrare associare a OvO questa parola. Ci piace l'idea, per mille motivi. Intanto perché Stefania è uscita da un periodo molto duro e ha voglia di guardare anche al lato meno oscuro delle cose (continuiamo a frequentarlo assiduamente, il nostro lato oscuro.. ma diciamo che guardiamo anche altrove ultimamente, ecco). Ci siamo avvicinati negli ultimi anni al mondo dei party e dei dj set, e ci stiamo prendendo gusto.

Come è nata la collaborazione con  Lord Spikeheart? 
Ci siamo riconosciuti subito, appena ci siamo incontrati. Anche se veniamo da luoghi diversi, abbiamo età e ambizioni diverse, abbiamo capito di essere simili e siamo subito diventati amici.

Cosa ricordate invece di quelle con Divide and Dissolve e Arabrot? Avete degli aneddoti da raccontarci? 
Con Takiaya abbiamo condiviso qualche volta il palco e ci siamo poi incontrati anche a Milano per una mostra in un contesto molto upper class, credo fosse strano per noi e per loro.. Gli Arabrot invece li conosciamo da tantissimi anni, da quando erano un trio pesantone, tutti maschi, chitarra basso e batteria. Abbiamo seguito tutta la loro evoluzione, abbiamo condiviso diverse volte il palco, sono stati anche ospiti su un brano del nostro album “Miasma”, e siamo felicissimi del successo che stanno ottenendo.

Nella press sheet si parla anche di un viaggio che rifiuta la staticità. Come costruite le dinamiche nella vostra musica? Qual è la staticità che più vi spaventa? 
Come accennato prima, la voglia di avventura, ricerca, novità, non ci è mai venuta meno. Quella sarebbe la nostra paura, il non sapersi rinnovare, lo smettere di ricercare, il ripetersi. Invece sappiamo di essere vivi, sappiamo di essere in costante evoluzione.

Come sono cambiati i vostri ascolti di recente? Siete rimasti colpiti da qualche band, italiana o internazionale, in particolare? 
Butto lì il nome di qualche etichetta di musica elettronica che fa sempre cose interessanti:  Hundebiss, Futura Resistenza, Aufnahme und Wiedergabe. Ultimamente questo nuovo duo bolognese, Duel, mi ha molto impressionato.  Stefania invece si è “innamorata” di questa band transfemminista italiana che si chiama Fucksia, elettronica divertente, ma con testi politici importanti, invece sul versante HC citerei i Bowie, molto bravi. Di stranieri invece Backxwash, artista/rapper incredibile.

Comprate ancora dischi fisici? Leggete riviste musicali?  
Meno di prima e meno a scatola chiusa, vista la grande disponibilità di materiale anche online, ma comunque sì.

Nel 2015 avete partecipato alla raccolta ‘Nostra Signora Delle Tenebre’ con ‘Nuda Per Satana’. Di tutti i gruppi presenti – tra gli altri Jennifer Gentle, Father Murphy, Heroin In Tahiti… - ce n’è qualcuno che a vostro modo di vedere avrebbe meritato maggiore visibilità di quella che ha ottenuto?  
Credo che tutte quelle band meritassero e meritino molto. Molte fanno parte della scena romana, che è una città che ti dà visibilità ma allo stesso tempo ti blocca, ti risucchia. Ognuna di queste band ha la sua storia, e non sarebbero band “cult” se non avessero una storia tormentata..  

Ci sono novità in vista per i fan di Bachi da Pietra, Ronin e GDG Modern Trio? 
GDG è stato un unicum, credo. Coi Bachi cominceremo proprio nei prossimi giorni a lavorare a materiale nuovo, con tutta calma. Ho fatto molta fatica a mettere insieme una nuova formazione dei Ronin a Bruxelles, ma pare che finalmente ce l'abbia fatta e spero di iniziare presto a provare. Ho un disco pronto da 4 anni, ma non trovavo i musicisti giusti..

Di Stefania ho adorato l’incursione, assieme a Giovanni Lami, in ‘Deep Dark’ di R.Y.F.  
Dopo tanti anni passati insieme senza aver mai collaborato, a RYF è sembrato che quel pezzo fosse perfetto per entrambe, e finalmente sono riuscite a realizzare qualcosa che volevano da tempo. E' capitato anche di fare il pezzo live insieme ed è stato molto potente. C’è grande stima e un legame speciale e forte che le connette.

 

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