Northside 2026 - Intro

Siamo a giugno e si rinnova l’appuntamento con NorthSide, uno dei pochi festival al mondo in cui l’attenzione all’ambiente è importante quanto la scelta dei gruppi. Anche quest’anno ho preso l’aereo per la Danimarca e ho deciso di trascorrere tre giorni nel parco di Eskelunden, che si sviluppa sul fiume di Aarhus. Il programma si è mantenuto su un livello elevato e solamente Idles e Viagra Boys valgono l’acquisto del biglietto. L’organizzazione si è aperta ancora di più verso una miriade di stili diversi, invitando persone di qualsiasi età e estrazione ad incontrarsi sotto i palchi di Astra, Nova e Luna per tre giorni di musica fantastica, comunità e bagliore estivo nel cuore di una città che pone da sempre grande attenzione alla cultura ed all’ecologia. 


 

NorthSide è un festival improntato sulla sostenibilità. Negli ultimi anni il cibo è stato plant-based e cento per cento biologico. Per questa edizione sono stati reintrodotti carne e pesce, pur mantenendo una forte enfasi sui piatti vegetali e sulle scelte responsabili. Una scelta che ha sorpreso molti — ma che riflette la filosofia "aperta" di questa edizione, quella di un festival che preferisce invitare e includere piuttosto che prescrivere e escludere. Il dibattito è aperto, e probabilmente continuerà a fare notizia. Non c'è acqua in bottiglia, e da quattro anni a questa parte NorthSide viene alimentato esclusivamente con elettricità verde. Nonostante un numero di visitatori in aumento, le emissioni di anidride carbonica si riducono di edizione in edizione. Non si tratta di greenwashing, di qualche pannello solare sistemato strategicamente per fare bella figura nelle fotografie: il NorthSide ha costruito nel tempo un sistema di scelte concrete, radicali e verificabili che lo hanno portato a essere considerato il festival più sostenibile della Danimarca e uno dei più avanzati al mondo in questo campo. I trasporti interni sono gestiti con auto elettriche — la flotta ufficiale è Audi e-tron e Europcar fornisce furgoni e vetture elettriche per tutta la logistica del festival. Non c'è acqua in bottiglie di plastica. La gestione dei rifiuti è affidata a un sistema capillare in collaborazione con Kredsløb, l'impianto di riciclo locale. La birra esclusiva del festival, la Tuborg Raw, è prodotta secondo criteri di filiera responsabile.


 

NorthSide non è solo un evento a carattere musicale ma un vero e proprio laboratorio vivente in cui musica, spirito ecologico, cultura nordica e attitudine cosmopolita si intrecciano in modo del tutto unico. Fin dai primi comunicati stampa, questa edizione è stata annunciata come la più ambiziosa della storia della manifestazione, quella in cui l'organizzazione ha scelto di abbattere ulteriori barriere, allargare il pubblico e affermare con forza una visione di festival come comunità, non semplicemente come evento.


 

Giunto al suo sedicesimo anno di vita, il NorthSide è oggi riconosciuto come uno dei principali appuntamenti musicali del Nord Europa, capace di attirare spettatori da tutto il mondo con un cartellone che spazia dal rock al punk, dall'indie all'elettronica, dall'hip-hop al folk, in un equilibrio tra grandi nomi internazionali e scoperte scandinave. 


 

Per capire il NorthSide è necessario capire Aarhus. La seconda città della Danimarca, con circa 350.000 abitanti, si trova sulla costa orientale della penisola dello Jutland, affacciata sulla baia che porta il suo nome. È una città che i danesi chiamano affettuosamente "la città più piccola del mondo" — un ossimoro affettuoso che tradisce tutta la sua personalità: è abbastanza grande da offrire tutto ciò che una metropoli culturale dovrebbe avere, ma abbastanza piccola da restare umana, accessibile, vivibile. L'università, una delle più prestigiose della Scandinavia, garantisce ad Aarhus la popolazione più giovane del paese, e questo ha plasmato nel tempo una scena culturale vibrante, irrequieta, aperta alla sperimentazione. Il centro storico offre un mix affascinante di epoche: il quartiere Latino, con le sue stradine acciottolate e i negozi di design, la cattedrale romanica che risale al XII secolo, Den Gamle By, il primo museo all'aperto di storia urbana del mondo. Ma Aarhus non guarda solo al passato. L'ARoS Art Museum, con la sua celebre skyline — un corridoio circolare di vetro colorato che offre una vista cromatica sull'intera città — è diventato uno dei simboli dell'architettura contemporanea nordica. Il museo Moesgaard, immerso nel paesaggio collinare appena fuori città, è un altro capolavoro di design che ospita una delle migliori collezioni di archeologia e antropologia del paese. Aarhus è stata Capitale Europea della Cultura nel 2017, e quell'anno ha lasciato un'eredità permanente di spazi, infrastrutture e mentalità che ancora oggi si percepisce camminando per le sue strade.


 

Il porto della città, riqualificato negli ultimi vent'anni, è oggi un quartiere moderno e vivace con architetture ardite, ristoranti innovativi e la Dokk1, la biblioteca pubblica più grande della Scandinavia, affacciata sull'acqua come una nave arenata con buone intenzioni. Aarhus è anche una città ciclabile per eccellenza: il sistema di piste ciclabili è capillare e sicuro, e muoversi in bici è il modo naturale con cui i residenti — e, durante il festival, anche gli ospiti — si spostano da un capo all'altro della città. Dal centro al parco di Eskelunden, dove si svolge il NorthSide, ci vogliono meno di dieci minuti in bicicletta, e questo non è un dettaglio trascurabile: il festival è letteralmente parte del tessuto urbano, non una bolla isolata in qualche pianura periferica. Eskelunden è uno spazio naturale delicato — alberi, prati, un corso d'acqua — e proprio per questo il festival ha sviluppato nel tempo un rapporto quasi simbiotico con il paesaggio che lo ospita, cercando di restituire ogni anno il parco nelle stesse condizioni in cui lo ha trovato, o migliori.


 

I palchi sono disposti in modo da sfruttare il terreno naturale: le pendenze dolci del terreno creano anfiteatri naturali, gli alberi delimitano spazi che diventano zone di scoperta e intimità. La scenografia non ha bisogno di grandi artifici — la natura fa già il lavoro pesante, e la produzione si limita ad amplificarla con illuminazione e design attenti. Il cosiddetto Sideshow — l'area più sperimentale del festival, dove cabaret, spettacoli di circo, inghiottitori di spade e silent disco convivono sotto le chiome degli alberi — è diventato nel tempo uno dei luoghi più amati dal pubblico, un angolo di stravaganza pacifica che all'imbrunire si trasforma in un piccolo universo techno con le luci tra i rami e i bassi che salgono dal suolo.


 

Jack White è il nome probabilmente più atteso. Chitarrista, produttore, inventore di suoni, fondatore dei White Stripes e tra i più influenti musicisti rock degli ultimi trent'anni, White porta sul palco un'energia selvaggia e una padronanza dello strumento che pochi al mondo possono eguagliare. I suoi live sono eventi in sé, capaci di trascinare pubblici di ogni generazione.


 

Peggy Gou è la regina della house e della techno melodica: di origine sudcoreana, cresciuta tra Berlino e Seoul, è una delle DJ e producer più seguite del mondo, capace di riempire i club più importanti del pianeta e di trascinare le folle dei festival con set che mescolano groove, nostalgia degli anni Novanta e una presenza scenica irresistibile. 


 

Non da meno Charlotte de Witte, una delle voci più rispettate della techno contemporanea — dura, ipnotica, senza compromessi. I suoi set notturni sono esperienze quasi rituali, e il contesto del NorthSide — con il parco che di notte si trasforma in uno spazio di suono immersivo — sembra fatto apposta per lei.


 

Poi ci saranno gli Idles, probabilmente la band live più esaltante del momento. Il loro post-punk visceral-emotivo, i testi taglienti sulle contraddizioni della società contemporanea, la capacità di fare di ogni concerto un atto di liberazione collettiva li hanno trasformati in un fenomeno culturale oltre che musicale. Vederli dal vivo è un'esperienza che rimane dentro.


 

Mentre attendevo di ritirare il pass stampa ho percepito grande attesa anche per Kings Of Convenience e Big Thief. A rappresentare l’universo rap è stato invitato Skepta, pioniere del grime e figura di riferimento per intere generazioni di artisti neri britannici, porta al festival una prospettiva culturale che amplia il discorso ben oltre la musica. I suoi testi parlano di identità, potere, appartenenza — temi che risuonano con forza nel contesto di un festival che si vuole aperto e inclusivo.


 

Personalmente poi nutrivo, fin dagli scorsi mesi, grande curiosità per i Primal Scream, di cui ho letteralmente consumato ‘Screamadelica’, Ashnikko ed i Viagra Boys, visti già una volta dal vivo e veramente pazzeschi.


 

La line-up è come al solito completata con artisti danesi di successo. Non ci sono i The Minds Of 99, li aspetto il prossimo anno, ma Tobias Rahim, gli Aphaca ed i Kalaset hanno tutto per attirare decine di migliaia di spettatori e, tra le formazioni meno note, non vedo l’ora di ascoltare Blaue Blum e Tinlicker.


 

In chiusura di questa introduzione rinnovo l’invito a prendere l’aereo dall’Italia e godersi questo festival meraviglioso. Le ragioni, oltre alla sostenibilità ed all’apertura mentale della direzione artistica, sono tante. La prima e più immediata è il cartellone: difficilmente si ritroverà altrove, nel corso dell'estate, una concentrazione paragonabile di artisti di questo calibro in un unico evento di tre giorni. Molti degli headliner del NorthSide suoneranno sì in Italia nel corso del 2026 — Jack White, IDLES, Skepta sono nomi che compaiono regolarmente nei festival italiani — ma l'esperienza di vederli in un contesto come questo con un'atmosfera radicalmente diversa dalle arene italiane, è qualcosa di unico. La seconda ragione è la dimensione umana dell'evento. NorthSide è grande abbastanza da offrire una varietà straordinaria, ma piccolo abbastanza da non diventare dispersivo. Non ci sono code infinite, non ci si perde in logistiche kafkiane, non si passa la giornata a fare la folla e non ci sono token. Il festival è urbano, raggiungibile a piedi o in bicicletta dall'hotel, integrato nella vita della città. La terza ragione è Aarhus stessa. Una rivelazione per chi non conosce la Danimarca al di là di Copenaghen. Una città che ha tutto: storia, arte, architettura contemporanea, ottimo cibo, una vita notturna vivace, un sistema di trasporti efficiente, un paesaggio naturale accessibile in pochi minuti.


Di seguito gli altri report dell'evento: 

https://suffissocore.com/site/scspecial/150/northside-2026-thursday

https://suffissocore.com/site/scspecial/151/northside-2026-friday

https://suffissocore.com/site/scspecial/152/northside-2026-saturday

https://suffissocore.com/site/scspecial/153/northside-2026-the-crowd