Northside 2026 - SATURDAY

Sabato faceva caldissimo e, nonostante la stanchezza, ho affrontato con la stessa determinazione di sempre un'altra giornata impegnativa. Qualcuno si farà una risata, ma a più di cinquant’anni anche il mio fisico comincia a dare segnali. In schedule avevo anche l’intervista con Red Leather che non sono riuscito a portare a termine a causa dei tempi strettissimi che sono stati riservati all’artista americano. La recupererò al più presto e sarà molto interessante parlare con lui. Prima di partire, mi sono goduto un paio di partite a ping pong nello stand della Tuborg pensando a quello che avrebbero combinato i Viagra Boys. La giornata è stata inaugurata da Østen, un artista r&b-pop locale che ha pubblicato due anni fa il full lenght di debutto ‘Daylight’. Il suo stile vocale è abbastanza monotono ma gli arrangiamenti per archi e synth analogici rendono la sua proposta più godibile. Per scoprire qualcosa di nuovo non sono andato a fare le foto a Alex Vargas, già visto in precedenti edizioni, ma ho voluto seguire fin dall'inizio il concerto degli Svaneborg Kardyb, duo jazz-elettronico svedese che miscela molto bene le proprie radici jazz scandinave con la musica di Nils Frahm. Andrò ad ascoltarmi i loro dischi, tra cui l'ultimo ‘Superkilen’.Del compositore rock-soul originario dell'Uruguay invece sapevo bene le capacità come intrattenitore e non a caso il pubblico si è affollato addosso alle transenne dell'Astra. I pezzi di ‘Vertigo’ sembrano più live-oriented rispetto a quelli di ‘Big Big Machine’ e la resa è stata in ogni caso eccellente. 

 

Sempre divertenti i Johan Blacksmith, che rendono i loro live-set come un vero e proprio party. I fratelli Alstrup sanno bene come accendere l'entusiasmo del pubblico e anche se i pezzi si assomigliano molto tra loro le dinamiche sono sempre divertenti. Tutto bene finché la carica dei Viagra Boys non si è abbattuta sul NorthSide. Accompagnati sul palco da una scarica di pioggia, Sebastian Murphy e soci hanno fatto saltare per aria l'arena con qualche classico e diversi pezzi di ‘viagr aboys’. Oltre al frontman, costantemente ubriaco, anche Oskar Carls ha rubato la scena, col suo sassofono e le sue movenze assurde. La scaletta è stata costruita in crescendo per aumentare di volta in volta il pogo e tante persone che erano tra le prime fila hanno dovuto spostarsi o addirittura abbandonare. Non sapevano cosa aspettarsi e probabilmente non lo sanno in tanti che pure hanno ascoltato qualcosa degli svedesi. Band eccezionale. 

 

A conferma che la terza giornata sarebbe stata la migliore di tutte anche Sofia Isella è stata una rivelazione totale! É stata invitata all'ultimo minuto per sostituire Sienna Spiro e, con tutto il rispetto per l'autrice di ‘Visitor’, il festival ne ha guadagnato. La ventunenne californiana si esibisce sfacciatamente in playback ma solo perché la sua performance è qualcosa di surreale. Il suo stile è stato descritto come alternativo, gotico e indie - povera stampa specializzata di oggi che continua a usare questo termine in maniera impropria - e le canzoni si concentrano spesso sui temi dell'emancipazione femminile. Uno show adrenalinico, violento, pieno di colpi di scena, con passaggi col violino o la chitarra elettrica giusto per poi strapparsi un'altra volta la maglietta di dosso e sbavare il trucco in faccia. Una ragazza nel pubblico aveva con sè un cartello con scritto “You saved my life!" ed effettivamente il messaggio arriva. Molto potente. Eccoci arrivati al capitolo Red Leather. Nei giorni prima del festival, parlando con amici e colleghi, avevo annunciato che in tanti sarebbero rimasti sorpresi dalla sua esibizione. Sapevo cosa attendermi e quindi mi ero lasciato libero per non perdere nemmeno un secondo di un concerto inaugurato da una citazione dei Depeche Mode e proseguito tra pezzi decisamente hard rock ad altri in cui il pubblico viene coinvolto apertamente come in ambito pop. Il cambio di maschera da Red Leather a Black Leather non ha cambiato molto. L'artista originario del Nevada, da poco autore del secondo full lenght ‘Tahoe’, è una delle nuove stelle dell'ambiente alt-country e non mi stupirei affatto se in futuro potesse diventare enorme. Di sicuro al NorthSide ha confermato di essere molto più che un clone di Orville Peck. Sempre sul piccolo stage del Luna si sono esibite le Florence Road, giovane quartetto uscito l’anno scorso nei negozi con ‘Fall Back’ e autrici di un mix tra indie pop e grunge che poggia molto sulla voce di Lily Aron. A rendere memorabile il sabato ci ha poi pensato Father John Misty. Di lui ricordo un’altra grandiosa esibizione al NorthSide e il concerto a Pistoia Blues. Il set è stato inaugurato dalla bollente ‘Mr.Tillman’, dal mitico ‘God's Favorite Customer’, seguita da una spettacolare versione di ‘Nancy From Now On’, perfetta per le luci basse del Nova. L’atmosfera è stata ricca di tensione per tutta la durata del concerto e la sensazione è che, in una dimensione molto differente rispetto a quella sperimentata all’Echo, l’arte dell’ex-Fleet Foxes sia emersa in tutta la sua potenza. 

 

Per chiudere il festival il management ha scelto tre nomi grossi. Prima Tobias Rahim, stella danese del reggaeton che si afferma poeta e propone semplicemente un pop commerciale come gli altri. Tanta scena, muscoli oliati in bella vista, ballerine e musicisti mascherati sul palco ma sostanza pochissima. Poi è arrivato il turno di Jack White, più ispirato del solito ma altrettanto poco simpatico. Sia lui che Rahim non hanno permesso di scattare foto sotto palco e nel caso del leader dei White Stripes la decisione non era molto comprensibile. La gente si aspettava ‘Seven Nation Army’, ormai una maledizione per il chitarrista che si è in ogni caso garantito un conto banca miliardario grazie a quel riff, ed è stata accontentata. Il set è iniziato con due pezzi dei White Stripes, ‘Black Math’ e ‘Cannon’, seguiti da ‘Freedom At 21’. Altri due apici, di un concerto non lunghissimo, sono stati ‘Broken Boy Soldier’ dei Raconteurs e ‘The Union Forever’, da ‘White Blood Cells’. Infine è spettato a Charlotte De Witte, di cui si è parlato tanto in Italia, fare saltare per aria Eskelunden prima che l’organizzazione lanciasse il post dei biglietti early bird per la prossima edizione.


Di seguito gli altri report dell'evento: 

https://suffissocore.com/site/scspecial/149/northside-2026-intro

https://suffissocore.com/site/scspecial/150/northside-2026-thursday

https://suffissocore.com/site/scspecial/151/northside-2026-friday

https://suffissocore.com/site/scspecial/153/northside-2026-the-crowd