Prima di tutto ne approfitto per ringraziare tutte le persone che mi hanno seguito dall'Italia, interessate al festival o semplicemente a quello che scrivevo, e consigliare a tutti di fare un salto ad Aarhus nel prossimo mese di giugno. Lo consiglio anche agli addetti ai lavori che, in un modo o nell’altro, hanno finora avuto poche esperienze con manifestazioni all’estero. Sarà sufficiente provare una volta per capire che non parliamo neppure della stessa cosa. E come il NorthSide ci sono il Copenhell, il Tinderbox o Roskilde. Pure A Colossal Weekend che sta crescendo di edizione in edizione. Questo tanto per rimanere in Danimarca. Se poi cambiamo nazione Sziget, Iceland Airwaves, Primavera Sound, Hellfest, Download sono i primi nomi che mi vengono in mente. Altra cultura, altra organizzazione. In quest’ultimo articolo vorrei però parlare del pubblico del NorthSide. Se non lo avete ancora capito non parliamo di un festival come tanti altri ma di un’esperienza totale e il pubblico è alla base di tutto questo. Senza tutti i ragazzi e gli adulti che per tre giorni si prendono ogni tipo di intemperia per starsene addossati alle transenne e rubare anche solo un istante di intimità ai loro artisti preferiti non ci sarebbe il festival. Quest’anno non c’è stato il sold out ma l’affluenza è stata molto consistente, soprattutto venerdì, festa nazionale, e sabato.
A crescere sono le richieste e, come ho scritto in passato, non c’è più un genere predominante, qualora ci sia mai stato, ma ci sono senza dubbio una serie di input provenienti dalle classifiche internazionali e da quelle nazionali. Ciò è palese dalle scelte di una direzione artistica che tiene in maniera maniacale al rapporto col pubblico, almeno quanto alla sostenibilità dell’evento. Dobbiamo quindi sopportare Thomas Helmig o Tobias Rahim, ma questo ci permette di scoprire formazioni come gli Aphaca e non è poco. Anche quest’anno mi sono aggirato sotto palco per fotografare i vari show e cogliere gli sguardi tra il pubblico. In tanti mi hanno fermato per chiedermi dei tatuaggi, soprattutto Crosses e Sleep Token forse perché più visibili, e della felpa degli In Flames. Non ho avuto tempo per vedere qualche spettacolo nell’area dei Sideshow, ma sono certo che come sempre ci saranno stati momenti di grande eccitazione. Più che altro ho pensato ai poveretti dei lottatori di wrestling che, oltre ad essere ricoperti di glitter e strane creme, si saranno presi un freddo cane a combattere all’aperto. Alla fine però il clima è stato clemente quindi immagino non sia stato un problema troppo grosso. Come al solito fuori dal comune la proposta a livello cibo e bevute. Roba che in Italia ce la sogniamo.
Aspetto un nuovo report di sostenibilità, dopo quello di quattro anni fa, e almeno una metal band. Sperando di essere accontentato sto già pensando a chi potrebbe essere inserito nel programma il prossimo anno e parlando con una delle due booker ho fatto qualche nome. Magari mi staranno a sentire. Un ultimo saluto lo faccio a Bilge, che tutti gli anni mi ospita nel suo delizioso appartamento, a Francesca di Vez, che mi sopporta e supporta oltre a comprarmi dei favolosi dolci alla cannella, e tutti i fotografi, capitanati come sempre dall’eroico Morten Rygard, con cui divido quello speciale spazio tra le transenne e il palco in cui succede veramente di tutto.
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