Per questioni di voli non ho potuto essere presente il primo giorno del festival che ha visto dominare i Bring Me The Horizon, con una larga presenza di adolescenti da quello che mi dicono. Con loro si sono esibiti pure Cavalera Conspiracy – con un salto di corrente elettrica dovuto al caldo che li ha costretti a sospendere il concerto per circa venti minuti – Trivium, Blood Incantation e The Offspring. Delle Babymetal sinceramente mi interessava poco mentre avrei visto volentieri “Blood Fire Death”, il tributo ai Bathory.
Ad inaugurare il giovedì pomeriggio ci hanno pensato, al Vampire Stage, gli Audrey Horne. Il gruppo di Bergen, guidato da uno scatenato Toschie che a fine serata offriva birra a tutti, sta per tornare nei negozi con un nuovo full lenght, ‘Achilles’, che Napalm farà uscire a settembre. Il singolo ‘Insanity’ e un altro pezzo sono stati anticipati dal vivo e sono sembrati in linea col folgorante mix tra hard rock e post-grunge che da sempre caratterizza gli autori di ‘Pure Heavy’ e ‘Blackout’. Ice Dale è un chitarrista micidiale e non poteva esserci un’introduzione migliore per un festival a base rock e metal.
Non sono riuscito a vedere gli Apocalyptica perché impegnato a seguire il soundcheck di Angell, il figlio di Ihsahn degli Emperor, e poi con gli Imminence. Questi ultimi sono un gruppo eccezionale, che meriterebbe molto di più di quello che hanno ottenuto fino adesso. Ogni membro è super! Eddie Berg, che ha apprezzato la mia felpa degli In Flames, riesce a trasportare il pubblico tra metalcore, alternative rock e post-hardcore, supportato dal polistrumentista Harald Barrett e Alex Arnoldsson.
Angell è il progetto musicale solista di Angell Solberg Tveitan. I due demo ‘Veiled By Woe’ e ‘Unveiled’ hanno suscitato parecchio clamore da queste parti e non solo per la paternità del musicista, dedito ad un progressive blackened death alquanto evocativo. Ihsahn ha fatto praticamente da roadie e sistemato con cura tutto l’impianto di un set che è passato dal death metal più truce al black sinfonico con tanti spunti iconografici. C’è grande attesa per l’esordio discografico che potrebbe lanciarlo definitivamente.
Ai D.A.D., apparsi stanchi e svogliati, ho preferito di gran lunga i Suicidal Tendencies e vi confesso che ho pianto a dirotto per tutto il concerto. Per me è stato qualcosa di troppo forte. Sono cresciuto con Mike Muir e soci e quando tutti ascoltavano Metallica, Slayer o Megadeth io cantavo a memoria capolavori come ‘Join The Army’ o ‘How Will I Laugh Tomorrow..’. Evidentemente, anche a dodici anni, dentro di me c’era già una indole crossover che poi si è sviluppata in seguito. Fatto sta che i Suicidal Tendencies rappresentano molto per il sottoscritto, che fino al Tons Of Rock aveva potuto vederli dal vivo solo un paio di volte. Ecco, ritrovarli sul palco del Vampire, dopo tanti anni e in questo stato di forma mi ha fatto crollare del tutto. A stento facevo fatica a cantare. Concerto pazzesco con Mike Muir che sembra ancora un ragazzino, Dean Pleasants (Ugly Kid Joe) e Ben Weinman (The Dillinger Escape Plan) spaccano sul serio e Tye Trujillo è sempre più bravo. L’unico membro a me sconosciuto era Xavier Ware, batterista del North Carolina che si è fatto le ossa con Cyco Miko e che ha superato alla grande la prova. ‘You Can’t Bring Me Down’ ha aperto il set ed alla successiva ‘Possessed To Skate’ ero già steso. Pogo infernale, circle pit, tanto divertimento, Mike che saltava dappertutto ed un mix tra thrash metal e hardcore-punk terrificante. ‘I Saw Your Mummy’, ‘War Inside My Head’ e ‘Pledge Your Allegiance’ gli apici di una scaletta memorabile.
Neppure il tempo di percorrere l’area del festival per passare dal Vampire Stage allo Scream Stage e mi sono ritrovato nel pit a fare le foto agli Anthrax. I problemi alla salute di Charlie Benante non hanno impedito ai thrashers guidati da Joey Belladonna di fare felici i propri fan. Partenza feroce con ‘Among The Living’ e ‘Got The Time’, con Scott Ian e Frank Bello in grande evidenza, e poi una serie di classici. Da ‘Caught In A Mosh’ a ‘Keep It In The Family’, passando per ‘Antisocial’ dei Trust e ‘Indians. Nel set c’è stato spazio però anche per ‘It’s For The Kids’, nuovo brano che farà parte dell’atteso ‘Cursum Perficio’, in uscita in autunno.
Ancora un salto di palco veloce e dopo le Warning, capaci ci catalizzare parecchia attenzione al Moonlight, è arrivato il momento di Alice Cooper, atteso da tantissima gente e ancora capace di reggere l’urto di un concerto vecchio stampo. La line-up è perfetta e non solo per la presenza di Anna Cara, tanto bella quanto brava la sostituta di Nita Strauss. Chuc Garric è un bassista spettacolare, impegnato con la figlia di Alice nei Beasto Blanco, Glen Sobel può vantare esperienze con Mötley Crüe e Beautiful Creatures e Tommy Henriksen non ha bisogno di presentazioni. L’altro chitarrista è Ryan Roxie, al fianco di Alice fin dalla seconda metà degli anni Novanta ma anche con Gilby Clarke e Slash’s Snakepit. I musicisti ideali per supportare un artista che non ha smesso di incantare il proprio pubblico nonostante l’età e le mode. Per lui una setlist molto lunga con passaggi culto come ‘Feed My Frankenstein’, ‘Hey Stoopid’ e ‘I’m Eighteen’ ma anche le emozionanti ‘Brutal Planet’ e ‘Only Women Bleed’ prima della chiusura epica con ‘School’s Out’ sfumata prima con ‘Another Brick In The Wall II’ dei Pink Floyd e poi con ‘Smeels Like Teen Spirit’ dei Nirvana. La voce viene e va ma la presenza è sempre la stessa. A quasi ottant’anni chiedere di più sarebbe impossibile.
Come headliner della seconda giornata di Tons Of Rock 2026 sono stati scelti gli Iron Maiden e questo mi dà modo di parlarvi anche del concerto di San Siro, a cui ho assistito assieme a mio figlio. La scenografia è stupenda, uguale a quella che abbiamo ammirato a Padova ma stupenda e la conclusione della prima parte di concerto con ‘Iron Maiden’ e Eddie che appare in versione 3d gigantesca spaventando la platea ha il suo effetto. Lo show è impeccabile dal primo all’ultimo minuto con Dave Murray, Adrian Smith e Janick Gers che si scambiano le parti come da copione. Steve Harris è il solito martello e Simon Dawnson sempre più inserito in un contesto in cui alla fine deve solo timbrare il cartellino e apparire più felice possibile. Il documentario da poco uscito nelle sale cinematografiche ha donato ulteriore lustro ad una carriera mitica, con pochissimi errori, che ha reso la Vergine Di Ferro qualcosa di più di una band. Lo sapevano tutte le persone che si sono affollate allo stadio dell’Inter e del Milan, almeno una volta, e lo sapevano bene anche le decine di migliaia di persone che hanno affollato Ekebergsletta. Bruce Dickinson a Milano è stato semplicemente spettacolare fino a ‘The Rime Of The Ancient Mariner. Anzi, in tutta sincerità, non lo ricordavo a quei livelli da tempo immemore. Davvero da brividi. A Oslo è stato leggermente più sotto tono, con qualche pausa in più ma il solito carisma che gli permette di dominare la scena in lungo e in largo. Sulla scaletta poi cosa dire. ‘Murders In The Rue Morgue’, ‘Wratchild’, ‘Killers’ e ‘Phantom Of The Opera’ tanto per gradire e poi una serie di classici senza tempo che hanno contribuito alla nostra crescita come metallari e come persone. Momenti più alti del concerto senza dubbio ‘The Rime Of The Ancient Mariner’, ‘Seventh Son Of A Seventh Son’ e ‘Run To The Hills’, cantata a squarciagola da intere generazioni.
Di seguito gli altri report:
https://suffissocore.com/site/scspecial/154/tons-of-rock-intro
https://suffissocore.com/site/scspecial/157/tons-of-rock-friday
https://suffissocore.com/site/scspecial/158/tons-of-rock-saturday